OPPO chiude la divisione semiconduttori

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OPPO ha recentemente abbassato il sipario sulla divisione Zeku, dedicata alla progettazione di chip. Le cause sarebbero riconducibili ad una debole domanda globale che costringe i principali produttori di telefoni cellulari a tagliare i costi e a rivedere le strategie. Una notizia che ha colto di sorpresa chiunque pensasse che l’azienda stesse invece rafforzando lo sviluppo proprietario dei chip, in risposta anche alle tensioni geopolitiche tra Cina e Stati Uniti. OPPO dovrà quindi fare affidamento a fornitori esterni per i semiconduttori.

Le cause della chiusura di Zeku

Nonostante il produttore sia riuscito a concludere il primo trimestre del 2023 in quarta posizione globalmente (e anche in Europa), come molti altri brand ha visto le spedizioni diminuite, nel suo caso dell’8%, secondo i dati di Canalys. Ma è in buona compagnia, perché eccetto Apple, tutti i principali produttori hanno registrato un calo delle spedizioni, con un mercato globale in continua sofferenza. A Nikkei Asia OPPO ha spiegato le motivazioni del taglio del team dedicato allo sviluppo di chip, rifedendo che l’incertezza dell’economia globale e nell’industria degli smartphone, ha portato ad effettuare “difficili aggiustamenti per lo sviluppo a lungo termine”. Zeku dunque chiude, a distanza di nemmeno due anni dalla realizzazione del primo chipset autoprodotto, il MariSilicon X, visto su Find N2 Flip, Reno8 Pro 5G e Find X5 Pro e il cui scopo è il miglioramento delle prestazioni di foto e video attraverso l’apprendimento automatico.

Il ritiro di OPPO dal settore dei chip segnala un’altra difficoltà delle aziende di telefonia cinese nel rafforzare il controllo sulla catena di approvvigionamento dei semiconduttori. La chiusura della divisione evidenzia le elevate barriere all’ingresso per i produttori di elettronica che cercano di attivarsi nello sviluppo dei chip. L’investimento richiesto è importante, con centinaia di milioni di dollari in ballo, oltre ad impegni a lungo termine. E per diventare economicamente stabili, bisogna spedire milioni di unità ogni anno. Tuttavia l’azienda non sembra disposta al momento ad ulteriori sacrifici. Un portavoce ha riferito che “l’azienda organizzerà adeguatamente le questioni correlate e continuerà a fornire ottimi prodotti e servizi agli utenti in tutto il mondo“.

Resistono Apple e Samsung

Questa decisione potrebbe rappresentare un campanello d’allarme per l’industria cinese dei semiconduttori, che sta cercando di ridurre la sua dipendenza dalla tecnologia straniera. E tutto questo accade quando, ironia della sorte, lo smartphone più venduto in Cina è lo statunitense iPhone 13. Al momento, solo i colossi come Apple e Samsung sviluppano i propri chip mobili e altri chip per i loro prodotti. Avere chip personalizzati rende più facile incorporare funzionalità o algoritmi unici nei prodotti, che a loro volta aiutano a distinguersi dai concorrenti. Ora bisognerà solo capire quali saranno le conseguenze sui prossimi smartphone OPPO, in particolare sui pieghevoli, sui quali l’azienda sta puntando molto. In particolare in Europa, dove non è stato ancora introdotto OPPO Find X6, ma solo Find N2 Flip, dotato proprio di MariSilicon X. Basterà la sola firma Hasselblad o ci saranno nuove partnership?

Giornalista pubblicista, SEO Specialist, fotografo. Da sempre appassionato di tecnologia, lavoro nell'editoria dal 2010, prima come fotografo e fotoreporter, infine come giornalista. Ho scritto per PC Professionale, SportEconomy e Corriere della Sera, oltre ovviamente a Smartphonology.