Microsoft pigliatutto: il futuro della ricerca parte da oggi


In fretta e furia Microsoft in pochi giorni, grazie all’alleanza con OpenAI, sta colmando e superando il gap che la separava da Google. Come molti predecessori in ambito tecnologico, il gigante di Mountain View si è cullato sulla supremazia del proprio strumento, per ritrovarsi ora minacciato dai velocissimi e inaspettati progressi da chi per anni è stato nelle retrovie. E non è detto che il sorpasso non sia distante. D’altronde, i progressi che Bing, Edge e ora anche Skype, con Teams ormai prossimo all’upgrade, ridisegnano e stravolgono quelle che saranno le ricerche nei prossimi anni.

Microsoft ha accettato di buon grado un Bing come motore di ricerca di serie B, per lavorare su più fronti che convergessero in un unico strumento di supporto: le Intelligenze Artificiali di OpenAI, che stanno integrando l’offerta di Redmond (anche grazie a sostanziosi investimenti). Basti pensare a DALL-E2 su Microsoft Designer, l’alter-ego di ChatGPT su Bing ed Edge e Skype e chissà cos’altro serba l’azienda guidata da Satya Nadella nei prossimi giorni. Ma la ricerca sarà stravolta e anche il modo di cercare degli utenti finali.

Gli esempi mostrati sul blog dell’azienda statunitense, mostrano piccoli ma lampanti esempi. Il bot integrato su Skype, così come negli altri campi in cui operano le novità di casa Microsoft, indicherà le fonti a cui attingerà per prelevare informazioni. Questo stravolgerà dunque la SEO, che non cercherà più di posizionarsi in prima pagina, ma nelle fonti del bot. Tale peculiarità porterà dunque gli esperti a non scrivere più per i motori di ricerca, ma per gli algoritmi dell’IA, in questo caso del chatbot che è integrato su Bing. Gli algoritmi inoltre sfoltiranno enormemente i risultati di ricerca, d’altronde saranno selezionate solo poche fonti nella conversazione del bot, come si evince da questa immagine:

Citare le fonti è un modo di prevenire le critiche che stanno riscontrando in questi mesi le IA, come quelle generative quale Midjourney e Stable Diffusion, che non riconoscerebbero crediti e denaro dalle fonti alle quali hanno imparato stili e direttive. Ma allo stesso tempo le fonti, per quanto dovute, difficilmente condurranno ai clic con cui gli editori campano.

Un altro aspetto che è stato riscontrato con l’ultimo aggiornamento che ha apportato l’input vocale, è la possibilità che Microsoft un giorno potrebbe decidere di espandere l’esperienza attraverso speaker intelligenti. E mandare dunque in pensione Alexa, Google Assistant, Siri e anche Bixby. Bing, grazie al supporto di ChatGPT e le soluzioni di OpenAI, potrebbe diventare un piccolo Jarvis visto in Iron Man, anche grazie alla maggior facilità di gestire la smart home che Matter porterà nelle case intelligenti. Queste ovviamente sono solo nostre previsioni, che potrebbero non avverarsi.

Quel che è certo è che il futuro della ricerca inizia oggi. Con le implementazioni di Microsoft le ricerche saranno dunque più veloci ed efficaci. L’utente finale risparmierà tempo, ai danni degli editori che potranno ricevere clic però di maggior qualità da utenti che saranno comunque interessati da una ricerca più estesa e più completa. Gli altri giganti della tecnologia, nonostante la maggior esperienza in ambito di Intelligenza Artificiale, come la stessa Google, al momento stanno a guardare e per la prima volta, si trovano a rincorrere. La partita è appena iniziata, ma Microsoft sta conducendo il gioco, con la fretta di concludere il match. Il progresso è così veloce che è però difficile per l’azienda comunicare agli utenti le estese potenzialità del nuovo Bing. Ci vorrà del tempo prima che la maggior parte degli utenti comprendano appieno le potenzialità dell’offerta Microsoft e mettersi in pari: ma Internet, come lo conoscevamo fino a pochi mesi fa, sta cambiando. Per sempre.

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Giornalista pubblicista, SEO Specialist, fotografo. Da sempre appassionato di tecnologia, lavoro nell'editoria dal 2010, prima come fotografo e fotoreporter, infine come giornalista. Ho scritto per PC Professionale, SportEconomy e Corriere della Sera, oltre ovviamente a Smartphonology.