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Reti mobili europee, il divario nascosto è nell’ora di punta: Italia tra i mercati più esposti


L’analisi di Ookla Research sul primo trimestre 2026 evidenzia un problema spesso poco visibile nelle statistiche nazionali: la qualità delle reti mobili europee cambia in modo sensibile tra le ore di minore traffico e la fascia serale, quando milioni di utenti usano la stessa infrastruttura radio per video, social, streaming, lavoro da remoto e applicazioni in tempo reale. Il dato principale riguarda la fascia tra le 19:00 e le 21:00, individuata come momento di maggiore pressione sulle reti mobili. Ookla confronta questa finestra con quella tra le 02:00 e le 05:00, quando il traffico è più basso. La differenza tra i due momenti restituisce una misura concreta della congestione: non la velocità massima teorica, né la sola copertura 5G, ma la tenuta della rete sotto carico.

La congestione mobile resta fuori da molti indicatori pubblici

Per anni la valutazione delle reti mobili europee si è concentrata su metriche aggregate: velocità mediana nazionale, percentuale di copertura, diffusione del 5G. Sono indicatori utili, ma spesso insufficienti per descrivere l’esperienza reale dell’utente nelle ore di punta. Il punto tecnico è semplice: una rete mobile usa risorse condivise. Gli utenti collegati alla stessa cella attingono allo stesso bacino di spettro radio, capacità di trasporto e risorse di rete. Se la domanda simultanea cresce oltre una certa soglia, la velocità scende, la latenza aumenta, le code nei buffer si allungano e l’esperienza peggiora per tutti gli utenti collegati a quel settore radio. Questo aspetto entra solo in parte nelle metriche regolatorie. La strategia europea per il Digital Decade punta a coprire entro il 2030 tutte le famiglie europee con reti gigabit e tutte le aree popolate con il 5G, ma questi obiettivi non definiscono di per sé una soglia omogenea di qualità nelle ore di massimo carico. Il tema è già riconosciuto a livello tecnico: nelle linee guida BEREC aggiornate, la “expected peak time speed” viene definita come la velocità che un utente può aspettarsi durante l’intero periodo di picco; il “peak time” è la fascia della giornata, in genere di circa un’ora, nella quale il carico della rete raggiunge il massimo.

Spagna, Irlanda e Svizzera nella fascia più critica

Secondo il modello elaborato da Ookla, la congestione viene misurata attraverso cinque dimensioni: perdita della velocità mediana in download, aumento della latenza sotto carico, crescita delle code, peggioramento del jitter e caduta delle prestazioni per il 10% degli utenti meno serviti.

La Spagna risulta il mercato più congestionato tra i 30 analizzati. Nel primo trimestre 2026 la velocità mediana in download passa da 161,20 Mbps fuori picco a 54,10 Mbps nella fascia serale, con un calo del 66%. La latenza sotto carico cresce del 60%, fino a 724 ms. Il quadro suggerisce una rete capace di offrire prestazioni elevate in condizioni favorevoli, ma molto più vulnerabile quando la domanda si concentra.

Nel gruppo dei mercati più critici entrano anche Irlanda e Svizzera. Il caso svizzero è particolarmente rilevante perché mostra il limite delle statistiche aggregate. Il Paese ha il più alto ARPU mobile europeo e una quota 5G elevata, ma registra il terzo valore di congestione più alto nell’analisi Ookla. La velocità mediana cala in modo meno severo rispetto ad altri mercati, ma la latenza sotto carico aumenta del 46% e il 10% degli utenti meno serviti passa da 25,50 Mbps a 4,80 Mbps.

Questo dato indica che la ricchezza del mercato, la copertura 5G e le prestazioni medie non bastano a descrivere la qualità percepita. La differenza emerge quando la rete deve sostenere traffico simultaneo, densità urbana, vincoli territoriali e picchi stagionali.

I mercati più resilienti: Benelux, Francia e Nord Europa

All’estremo opposto ci sono mercati con una curva giornaliera molto più stabile. Lussemburgo, Belgio, Norvegia, Slovacchia, Francia e Paesi Bassi rientrano nella fascia più resiliente. Nei Paesi Bassi, ad esempio, la velocità di picco serale resta a 157,90 Mbps, appena il 15% sotto il livello notturno. In Norvegia la latenza sotto carico varia di meno di 70 ms nell’arco della giornata.

La spiegazione non è unica. Contano la densità geografica, la capacità di investimento, la qualità del backhaul, la disponibilità di fibra per scaricare traffico su Wi-Fi, la configurazione delle reti e la distribuzione della domanda. Nei Paesi del Benelux pesa anche una struttura territoriale più compatta, con minore esposizione a flussi turistici nazionali su larga scala rispetto a mercati come Spagna e Croazia.

Il 5G aiuta, ma non elimina il problema

Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda il ruolo del 5G. La nuova generazione mobile migliora la capacità e offre vantaggi chiari, soprattutto sulla latenza, ma non cancella la congestione.

Nei dieci mercati europei con maggiore adozione 5G analizzati da Ookla, il calo medio della velocità nelle ore di punta è pari al 32% per il 4G e al 27% per il 5G. Il divario non scompare, anche se il 5G offre valori assoluti migliori. In Spagna, ad esempio, un utente 5G riceve ancora 106,40 Mbps nelle ore serali, contro 20,30 Mbps su 4G.

Il vantaggio più costante riguarda la latenza sotto carico. In tutti i mercati esaminati, il 5G registra una latenza inferiore rispetto al 4G nella fascia serale, con differenze comprese tra il 12% e il 44%. Per videochiamate, cloud gaming, navigazione interattiva e applicazioni AI in tempo reale, questo elemento pesa più della sola velocità in download.

La stagionalità cambia la mappa della congestione

La congestione non segue solo il ritmo quotidiano. L’analisi di Ookla mostra anche un effetto stagionale marcato. In Spagna e Croazia, la pressione estiva appare legata ai flussi turistici. In questi casi i visitatori usano di più la rete mobile perché non dispongono sempre di Wi-Fi domestico e si concentrano in aree costiere con capacità radio limitata.

Nei Paesi nordici il fenomeno assume un’altra forma. In estate, parte della popolazione si sposta verso seconde case e aree rurali. La domanda si trasferisce quindi su celle progettate per carichi ordinari più bassi. In Svizzera e Austria, invece, il periodo più critico sembra quello invernale, con un ruolo probabile delle aree sciistiche, dell’uso indoor e della complessità del territorio montano.

L’Italia nel gruppo dei mercati con congestione significativa

L’Italia compare tra i mercati europei con congestione significativa. Secondo l’analisi Ookla, il Paese registra una velocità mediana serale di 45,20 Mbps, il valore più basso tra le principali economie dell’Unione europea considerate nello studio. Il framework assegna all’Italia un valore di 41, distante dalla fascia severa di Spagna, Irlanda e Svizzera, ma comunque sopra il livello dei mercati più stabili.

Il dato va letto insieme alla struttura del mercato italiano. Ookla segnala l’Italia come il mercato mobile europeo più frammentato in base all’indice HHI, che misura la concentrazione. I dati AGCOM confermano una distribuzione molto articolata delle quote: nel segmento delle SIM “human”, Fastweb+Vodafone detiene il 25,4%, Wind Tre il 23,7%, TIM il 22,9% e Iliad il 15,6%, con altri operatori a quote inferiori.

Questa competizione ha prodotto prezzi aggressivi e offerte con ampie soglie dati, ma può comprimere la capacità degli operatori di reinvestire in rete con intensità sufficiente. Il punto non riguarda solo la copertura, bensì la capacità disponibile nelle ore in cui la domanda raggiunge il massimo.

L’Italia ha molta copertura 5G, ma resta il nodo della qualità sotto carico

Il caso italiano mostra bene la distanza tra copertura e prestazioni sotto pressione. Nel 2024 la copertura 5G complessiva dell’Italia era pari al 99,49%, sopra la media UE del 94,35%. Anche la copertura nella banda 3,4-3,8 GHz, rilevante per il 5G ad alte prestazioni, risultava pari al 93,25%, contro il 67,72% della media europea.

Questi numeri descrivono un Paese ben posizionato sul piano della disponibilità territoriale del 5G. L’analisi Ookla, però, segnala un’altra dimensione: la rete può essere presente, ma non sempre offrire la stessa qualità quando il traffico cresce nella fascia serale.

AGCOM rileva inoltre una crescita costante del traffico dati mobile. Nei primi nove mesi del 2025, le SIM “human” che hanno prodotto traffico dati sono state circa 61,3 milioni; il traffico medio giornaliero per SIM “human” è cresciuto del 14,5% su base annua e di quasi il 113% rispetto al 2021, fino a circa 0,98 GB al giorno.

Questo aumento rende più evidente il problema della capacità. Le reti mobili devono assorbire una domanda sempre più intensa, con picchi serali legati a video, social, gaming, lavoro da remoto e servizi cloud. La copertura 5G non basta se non viene accompagnata da densificazione, spettro effettivamente acceso, backhaul adeguato e investimenti costanti.

Il contesto italiano: ricavi sotto pressione e nuove alleanze di rete

Il settore italiano delle telecomunicazioni vive da anni una pressione economica elevata. Reuters ha ricordato che il mercato italiano, molto competitivo, ha eroso quasi un terzo dei ricavi delle società telco dal 2010 e ha portato il flusso di cassa post-investimento da 10,5 miliardi di euro a zero, sulla base dei dati Asstel citati nell’articolo.

In questo quadro si inserisce l’accordo preliminare tra TIM e Fastweb per condividere infrastrutture radio mobili e accelerare il 5G in alcune aree del Paese. L’intesa punta a ridurre duplicazioni, abbassare i costi e portare copertura 5G ad alte prestazioni in aree a bassa densità, con possibili risparmi stimati tra 250 e 300 milioni di euro per ciascuna azienda nell’arco di dieci anni.

Il governo, inoltre, sta valutando il rinnovo delle licenze 5G con costi più contenuti in cambio di impegni sugli investimenti. Il sottosegretario Alessio Butti ha definito problematica l’asta 5G del 2018, chiusa a 6,5 miliardi di euro, perché avrebbe lasciato agli operatori meno risorse per la rete. (Reuters)

Cosa dovrebbe cambiare nei benchmark italiani

Per l’Italia, l’indicazione più rilevante è metodologica. Le statistiche su copertura e velocità mediana restano utili, ma dovrebbero essere affiancate da indicatori pubblici sulla qualità nelle ore di punta. L’utente non percepisce la rete di notte, quando la domanda è minima. La valuta nella fascia in cui lavora, guarda video, usa mappe, chiama, invia file o accede a servizi cloud.

Un benchmark nazionale più aderente all’esperienza reale dovrebbe includere almeno velocità nelle ore di picco, latenza sotto carico, prestazioni del 10% degli utenti meno serviti e differenze tra aree urbane, periferiche, turistiche e rurali. L’Italia ha già una copertura 5G molto ampia, ma il dato Ookla suggerisce che la prossima fase non può essere misurata solo in termini di presenza del segnale.

La questione riguarda anche l’industria. Applicazioni come AI in tempo reale, realtà aumentata, telemedicina, logistica connessa e servizi cloud mobili richiedono reti più stabili, non solo più veloci in condizioni favorevoli. Per questo la congestione serale diventa un indicatore competitivo, oltre che regolatorio.

L’Italia parte da una base infrastrutturale ampia, ma deve trasformare la copertura in capacità effettiva. È qui che si gioca la differenza tra avere il 5G sulla mappa e avere una rete capace di reggere l’uso quotidiano nelle ore in cui serve davvero.

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