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La guerra è social, il racconto non convenzionale del conflitto

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Negli ultimi vent’anni il mondo è profondamente cambiato, così come le nostre abitudini. I social hanno stravolto il nostro modo di comunicare, dalla socialità, all’informazione, persino alla guerra. Basti pensare al ruolo dei social assunto nelle primavere arabe. Così anche il conflitto russo ucraino è raccontato, spiegato e anche censurato sui social network che utilizziamo ogni giorno. Molti social sono stati inibiti oppure sottoposti a censura in Russia, mentre in altre parti del mondo sono il mezzo in cui si può raccontare le atrocità della guerra senza filtri e arrivando in men che non si dica negli schermi degli utenti meno consapevoli. Così come l’informazione di tutti i giorni è soggetta però a “rivisitazioni” o vere e proprie fake news, bisogna stare attenti a non cadere in canali non attendibili. Ecco dunque una lista di profili che raccontano quanto sta accadendo a pochi chilometri dal nostro Paese.

Il “viaggio” di @Valerisssh su TikTok

In queste ore sui media di tutto il mondo sta rimbalzando il profilo di @Valerissh, fotografa ucraina appassionata di viaggi e fotografia, che in queste ore sta raccontando sull’app cinese l’incubo di vivere nel corso di un’invasione. Il suo modo di raccontare il disagio è ben diverso da quanto ce lo si possa immaginare. La narrativa è compatibile con le funzionalità di TikTok, ovvero basi musicali accattivanti (in questo caso canzoni italiane utilizzate negli Stati Uniti per raccontare le abitudini delle famiglie con origini nostrane), testi in inglese e tanta amara ironia. Un racconto ben diverso dalle dinamiche del giornalismo e dall’empatia, un modo di raccontare sincero e tagliente, comprensibile a tutti e un po’ fuori dagli schemi.

Con l’Ucraina su Instagram: @withukraine

La community di With Ukraine è multipiattaforma, viaggia su Instagram (@withukraine), Twitter e anche Telegram. Le notizie sono attendibili e spesso accompagnate dalla firma di fonti autorevoli, inoltre condividono anche video provenienti dalla Russia che mostrano i soprusi subiti dagli stessi cittadini russi contrari alla guerra, inflitte da parte delle forze di polizia. Sulla stessa linea anche il profilo @weareukraine.info, sempre su Instagram.

Il ruolo di Anonymous: dalle webcam alle recensioni di Google Maps

Anonymous è un collettivo di hacker che non fa capo ad un vertice, ma sono tantissime cellule autonome che credono in un ideale comune. Il loro obiettivo è quello di superare la censura in vigore in Russia e la legge sulle fake news, portando l’informazione attraverso canali non convenzionali. Ad esempio si stanno utilizzando recensioni a cinque stelle lasciate a locali e monumenti su Google Maps e TripAdvisor per informare il popolo russo. I principali social media o hanno sospeso le attività o non possono far circolare una corretta e libera informazione. Dunque questo stratagemma può aiutare la popolazione locale a tenersi aggiornata sull’evoluzione del conflitto, senza la censura.

Ma non è l’unico escamotage del collettivo. Anche gli SMS sono utilizzati per informare i russi, attraverso una piattaforma indicata da Anonymous, per informare i cittadini sulle reali atrocità in essere attualmente in Ucraina. Sarebbero 3 milioni i cittadini russi informati con questa strategia, secondo quanto riferito dall’ANSA. Ma anche le webcam e le TV sono state attaccate dal gruppo, il quale ha diffuso immagini che il governo locale cerca di non far trapelare.

Il Parlamento ucraino su Telegram

In questi concitati giorni di tensioni internazionali, tutto il mondo si domanda se ci si può fidare del software russo. C’è chi si chiede se è lecito dubitare dei servizi di Kaspersky, e chi dello stesso Telegram. Benché quest’ultimo sia stato fondato da un russo, Pavel Durov, attualmente naturalizzato francese, in passato non si è mai distinto per la sicurezza dei suoi sistemi. Ma lo stesso Durov, benché abbia dovuto cedere a sue spese il controllo del social network da lui fondato, VK, non ha dato alla mercé del regime russo il controllo su Telegram, che conta una considerevole quantità di cittadini ucraini, i cui dati erano stati chiesti dal governo russo. Durov si oppose, rivendicando quanto detto e fatto allora pochi giorni fa su Twitter. Dalle pagine del The Guardian lo stesso Durov parla anche del ruolo da protagonista che svolge l’app di messaggistica nel conflitto. Basti pensare infatti che il Parlamento ucraino utilizza Telegram per raccontare la guerra e invitare i volontari ad unirsi a contrastare la Russia.

Nonostante le rassicurazioni di Durov però c’è un’evidente mancanza dell’app che ha una lacuna in ambito di sicurezza (niente crittografia end-to-end, appena arrivata invece su WhatsApp) e può essere dunque ancora più esposta a possibili attacchi da parte dei russi, in quella che è a tutti gli effetti una cyberwar.

L’attivissimo profilo ucraino su Twitter (e l’imbarazzante silenzio russo)

A conferma di quanto anche le guerre siano social, c’è lo stesso profilo ucraino. Attivissimo e sempre sul pezzo, condivide appelli al limite della propaganda e le iniziative di altri Paesi e aziende che si adoperano per un sostegno concreto al Paese invaso. Sempre da questo canale, chi ne cura la comunicazione “chiede” a Paesi e società, di procedere contro la Russia e Putin attraverso boicottaggi e iniziative che possano mettere in difficoltà l’economia russa, come sanzioni e sospensioni delle attività commerciali.

Confrontato con il profilo ufficiale russo, è umanamente disarmante vederne il contrasto. La comunicazione su questa pagina è pensata come se non vi fosse alcun conflitto in atto. I tweet pubblicati riguardano i traguardi della Gazprom Arena, un post sulla prima donna nello spazio, Valentina Tereshkova. E i gattini. Un commovente ritratto, in netto contrasto con le immagini pregne di sangue che arrivano dall’Ucraina, che illustrano civili, tra cui bambini e animali, trucidati nel nome delle mire espansionistiche di uno zar della cui salute mentale non si è del tutto certi.

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Roberto Cosentino
Giornalista pubblicista, fotografo. Da sempre appassionato di tecnologia, lavoro nell'editoria dal 2010, prima come fotografo e fotoreporter, infine come giornalista. Dopo le esperienze da NotebookItalia, PacoDigit e PC Professionale, ecco a voi Smartphonology.