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Le criptovalute finanziano la guerra? L’analisi di Cynet

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Che le criptovalute siano dal loro arrivo uno strumento controverso, appare ben chiaro. Ne abbiamo parlato approfonditamente in un articolo di qualche tempo fa, riportando parte delle implicazioni negative, a partire dall’inquinamento, che la moneta digitale ha generato. Ora arriva da Cynet, azienda israeliana che rileva e gestisce minacce in ambito della sicurezza informatica, una stima sui primi movimenti di denaro basati sui wallet dei bitcoin di grandi organizzazioni criminali.

@ContiLeaks su Twitter ha pubblicato un leak il 27 febbraio in cui rivela l’ammontare dei guadagni di Conti, un gruppo ransomware schierato con Putin. La somma è ingente, si parla di 65.000 bitcoin, pari a circa 2 miliardi di dollari, ma si ipotizza possano essere molti di più. La ransomware gang ad ogni modo non è composta da soli membri di nazionalità russa, benché russofona. Al suo interno anche cittadini ucraini, i quali si sono distinti per aver divulgato informazioni dall’interno.

Secondo Cynet, il monitoraggio degli schemi criminali delle ransomware gang hanno rivelato che i gruppi provenienti da Russia, Cina, Corea del Nord e Iran sono attivi per fini politici, come ad esempio le passate elezioni americane, ma non è chiaro il meccanismo che ne innesca le azioni. La crisi russo ucraina ha polarizzato gli schieramenti, con Anonymous che ha di fatto dichiarato una cyberwar contro Russia e Conti, che ha risposto allo stesso modo contro l’Occidente. Non si è notata una sostanziale differenza da quanto accaduto negli scorsi mesi, il gruppo è sempre stato attivo contro le aziende europee e americane. Ora però c’è una motivazione in più, o meglio, diversa. Aziende europee e americane hanno infatti recentemente lamentato un aumento degli attacchi, ora per motivi guerrafondai, che portano ad un impatto diverso alla propria reputazione, rispetto ad una semplice ammissione di non avere difese adeguate.

Marco Lucchina, Channel Manager Italy, Spain & Portugal di Cynet, “Seguire i flussi di denaro per comprendere gli schemi criminali di grandi organizzazioni è una strategia di vecchia data e tuttora efficace. È stata usata nell’America del proibizionismo e poi, successivamente, nella lotta alla mafia siciliana negli anni novanta. Oggi può essere usata per comprendere il Cybercrime e soprattutto il suo profondo legame con le Criptovalute: sono il metodo di pagamento anonimo e sovranazionale che ha permesso a questi gruppi di prosperare”.

Ecco dunque il motivo per cui il monitoraggio dell’evoluzione del posizionamento dei gruppi ransomware nel corso della guerra, è fondamentale, oltre ad analizzarne i distinguo interni e i leak che ne rilevano i flussi finanziari. In questo modo si potrà conoscere preventivamente gli schemi di attacco.

Il sistema finanziario internazionale ragiona in dollari dal 1944 ma le criptovalute sono nate proprio per dare un’alternativa «democratica» e, le caratteristiche intrinseche del nuovo sistema, si sposano perfettamente con lo scenario di uno Stato che non ha più accesso al sistema principale”, continua Marco Lucchina“La tutela dei dati delle aziende e delle istituzioni italiane passa dunque da questa fase di detect, ovvero di monitoraggio del sistema dei wallet. Al tempo stesso, è importante osservare le azioni dell’FBI e dalla NSA che negli ultimi anni si sono specializzate proprio nell’analisi dei flussi di criptovalute e, di recente, hanno compiuto imprese notevoli nella lotta al Cybercrime, con l’obiettivo di interrompere la circolazione non autorizzata di questi flussi di denaro sospetti”.

Bisogna però anche dire che le stesse criptovalute sono state richieste dall’Ucraina come metodo di supporto per fronteggiare le necessità dettate dall’invasione russa. Infatti il 26 febbraio, il profilo ufficiale ucraino su Twitter, ha condiviso i dati per ricevere pagamenti (anonimi) in Bitcoin, Ethereum e USDT.

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Roberto Cosentino
Giornalista pubblicista, fotografo. Da sempre appassionato di tecnologia, lavoro nell'editoria dal 2010, prima come fotografo e fotoreporter, infine come giornalista. Dopo le esperienze da NotebookItalia, PacoDigit e PC Professionale, ecco a voi Smartphonology.