Adattarsi al cambiamento per sopravvivere all’IA


Ci sono due schieramenti che in questi ultimi mesi si sono ben delineati nel mondo professionale. Gli entusiasti e avanguardisti dell’Intelligenza Artificiale e i più scettici o intimoriti, che lecitamente temono di perdere il proprio lavoro, per cui magari hanno lavorato e studiato a lungo. Ed entrambi gli schieramenti, hanno ragione.

Chi scrive si colloca perfettamente a metà. Il mio lavoro grazie all’Intelligenza Artificiale, con buona pace del Garante della Privacy, si è velocizzato e, in alcuni casi, anche migliorato. Non ho budget per allargare la redazione, devo fare tutto in autonomia. E spesso, attività come riscrivere un comunicato stampa, spesso necessario ma non sempre altrettanto utile, mi porta via del tempo prezioso. Ecco perché l’IA per me è fondamentale.

Gli strumenti riscrivono i contenuti del comunicato stampa in chiave inedita, previo ricontrollo umano prima della pubblicazione. Con i giusti prompt l’IA approfondisce laddove necessario e il tutto in meno tempo di quanto impiegherei io. Così posso concentrarmi su altro: ad esempio scrivere un articolo di approfondimento, o un editoriale come questo, che richiede competenze ed empatia umana, o una buona indagine vecchio stile. Oppure ancora, ho bisogno di registrare un video.

D’altro canto, posso capire i copywriter, di cui io stesso faccio parte. ChatGPT (ma anche strumenti altenrativi come Notion AI) è un ottimo copywriter. Anzi, strepitoso. Sempre con i giusti prompt, può confezionare straordinari messaggi di poche righe, in grado di ottenere il risultato e l’obiettivo ricercato da chi lo commissiona. Perché dunque assumere un collaboratore dal costo di svariate centinaia se non migliaia di euro, quando posso affidarmi ad un avanzatissimo software per poche decine di euro mensili?

La verità è che il progresso e la tecnologia nel corso della Storia, hanno sempre “portato via” il lavoro all’uomo. Ma io preferisco dire che l’ha spostato, anzi trasformato. La tecnologia da sempre consente oppure obbliga l’uomo a reinventarsi e ottimizzare i processi che in precedenza richiedevano tempo e sforzi non da poco. La rivoluzione industriale ad esempio ha portato macchinari che hanno sostituito la forza lavoro, aumentando la produttività delle aziende. Le macchine agricole anche. Per non parlare della linea di montaggio introdotta da Henry Ford. Non è molto diverso quello che sta succedendo dall’introduzione dell’IA.

Il progresso purtroppo o per fortuna, porta a questo. Ma porta anche a nuove opportunità. Erroneamente a Charles Darwin venne attribuita la frase: “Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento“. Niente di più vero. Al giorno d’oggi ci sono molte opportunità, anche per chi ha paura di perdere il posto di lavoro (o lo ha già perso) per via dell’Intelligenza Artificiale, come molti Media stanno mostrando in queste settimane. Anche se modelli come ChatGPT vengono inseriti ovunque, come su WhatsApp, su motori di ricerca, o prodotti per la cybersecurity, in realtà ci sono dei campi in cui è ancora fondamentale e necessario l’apporto umano. E una buona dose di ingegno e fantasia non guastano. Ma quali sono le opportunità che si aprono da qui ai prossimi mesi/anni?

Un campo su cui si può puntare è la sicurezza informatica. Un campo meno umanistico e più tecnico, ma che è sempre in fermento e in continua evoluzione. Le aziende, specie le più piccole, sono in balia dei criminali informatici, con colpe gravi anche dei dirigenti che non riescono a comprendere la gravità della situazione, oltre all’analfabetismo digitale e l’ingenuità (altrettanto grave) dei dipendenti. Formarsi nella sicurezza informatica, specializzarsi o diventarne portavoce, sarà uno dei lavori più richiesti e necessari del futuro. IA o senza IA.

Un altro campo che avrà sempre bisogno del supporto umano, sono i professionisti della salute mentale. Se da un lato l’AI generativa sta trovando soluzioni e cure che l’uomo non era ancora riuscito ad individure, diverso il discorso per i disagi psichici. L’empatia non si può insegnare ad un software, o almeno si può, ma nel prossimo futuro è difficile che questo sappia metterla in pratica, così come il contatto umano. In un mondo in cui i minori sono sempre più esposti ai lati oscuri dei social media, specializzarsi in questo campo è importante per i giovani e i meno giovani di domani.

Le Intelligenze Artificiali, almeno per il momento, per funzionare hanno bisogno di prompt. Più le IA sono evolute, più sono in grado di comprendere ed elaborare materiale e dati sulla base dei prompt, ovvero le indicazioni da impartire al software, in modo da restituire un risultato finale quanto più vicino alla nostra idea di partenza. Non basta un “esegui come” o un “scrivi questo o quello“. In particolare, quando si vuole redigere un testo con il supporto dell’AI, i prompt ricchi e precisi sono fondamentali per stilare un testo esaustivo, dettagliato e affidabile. Per questo una buona dose di ingegno e fantasia, saranno sempre più richiesti. Ad ogni modo, per ottenere un ottimo testo scritto con tecniche di copywriting, sarà necessario conoscerle queste tecniche, per consentire all’IA di applicarle. Certo, si possono chiedere alla stessa IA, ma come prima, bisogna avere fantasia e ingegno. Non mi stupirei se molte realtà, perlopiù piccole, che hanno sostituito i copywriter o grafici professionisti, da qui a poco torneranno dai professionisti umani perché quanto generato non è efficace ai fini dei loro obiettivi.

Conoscere bene i prompt dunque è già una partenza. E non ci vuole un particolare studio per conoscere i prompt. Basta leggersi le guide dei vari software, o è sufficiente disporre di un dizionario articolato, specialmente in Inglese. Sia che si voglia scrivere un testo, sia che si voglia generare un’immagine.

Al netto della preoccupazione di Musk & Co., di chi teme per il copyright e del Garante della Privacy, l’IA è qui e ora. Demonizzarla, averne paura, bloccarla o marchiare come eretici gli entusiasti dell’AI, si rischia di rimanere bloccati in una sorta di medioevo informatico. Si può invece coglierne l’opportunità, lasciare spazio alla fantasia e all’immaginazione. In questo modo, sarà possibile sapersi reinventare per adattarsi meglio al cambiamento.

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Giornalista pubblicista, SEO Specialist, fotografo. Da sempre appassionato di tecnologia, lavoro nell'editoria dal 2010, prima come fotografo e fotoreporter, infine come giornalista. Ho scritto per PC Professionale, SportEconomy e Corriere della Sera, oltre ovviamente a Smartphonology.