Le piccole e medie imprese italiane che utilizzano strumenti di intelligenza artificiale dichiarano di risparmiare in media 5,2 ore a settimana, pari a oltre 270 ore all’anno. Il dato emerge dalla nuova ricerca presentata da OpenAI a Milano nell’ambito dello SME AI Accelerator, il programma dedicato all’adozione concreta dell’IA nelle PMI, realizzato in Italia con Confartigianato Imprese e Booking.com, con il supporto di Cognita Reply. Secondo l’indagine, condotta su 1.000 decisori di PMI in Italia, il 79% utilizza già strumenti di IA nel lavoro. L’adozione, però, resta disomogenea: sale al 91% tra le imprese di medie dimensioni, ma scende al 68% tra i lavoratori autonomi. Il quadro mostra un mercato già entrato nella fase d’uso, ma con differenze marcate tra aziende più strutturate e realtà di dimensioni ridotte.
L’IA entra nel lavoro quotidiano delle PMI italiane
La ricerca segnala un passaggio rilevante: per molte imprese l’IA non rappresenta più solo un esperimento isolato, ma uno strumento già presente nelle attività operative. Circa tre quarti degli utenti la utilizzano almeno una volta alla settimana, soprattutto per ricerca e sintesi delle informazioni, scrittura di comunicazioni, preparazione di proposte commerciali e contenuti di marketing. Il dato più significativo riguarda il tempo. Il 96% delle imprese che usano strumenti di IA dichiara di risparmiare ore di lavoro, con una media di 5,2 ore a settimana. Una parte di questo tempo viene reinvestita in attività considerate a maggior valore: il 38% lo destina al miglioramento di prodotti e servizi, mentre altre imprese lo usano per pianificazione strategica e attività creative.
Produttività, efficacia e nuovi modelli di lavoro
L’impatto percepito non riguarda soltanto la riduzione dei tempi. Il 61% dei decisori afferma che l’IA li rende più efficaci nel proprio ruolo. Per le PMI, questo elemento assume un peso particolare, perché team ridotti possono gestire attività più complesse, rispondere con maggiore rapidità ai clienti e alleggerire processi ripetitivi. La questione centrale diventa quindi organizzativa. L’IA può incidere sulla produttività solo se entra nei flussi di lavoro con regole, obiettivi e casi d’uso chiari. La fase attuale appare ancora ibrida: molte imprese usano già questi strumenti, ma spesso senza una strategia interna formalizzata.
Il divario di competenze resta il principale freno
Il 46% delle PMI prevede di ampliare l’utilizzo dell’IA nei prossimi 90 giorni. La crescita, però, incontra ostacoli pratici. Tra le barriere più citate figurano il divario di formazione e competenze e le preoccupazioni su privacy e sicurezza, entrambe indicate dal 27% delle imprese. La mancanza di tempo pesa invece per il 18%. Resta limitata anche la maturità organizzativa: solo il 37% delle PMI dichiara di avere una policy formale sull’uso dell’IA. Questo significa che, in molte realtà, l’utilizzo degli strumenti avviene ancora su iniziativa dei singoli lavoratori, senza un quadro condiviso su dati, procedure, responsabilità e limiti operativi.
Lo SME AI Accelerator punta sulla formazione pratica
Lo SME AI Accelerator nasce proprio per accompagnare le imprese nel passaggio dall’uso occasionale a un impiego più strutturato. Il programma combina sessioni online, bootcamp in presenza, casi d’uso reali e risorse accessibili tramite OpenAI Academy. La pagina ufficiale dell’iniziativa descrive il percorso come un programma pratico pensato per aiutare le PMI europee ad adottare l’IA in modo concreto, con tappe a Dublino, Varsavia, Londra, Monaco, Milano e Parigi. L’evento italiano si è svolto il 15 maggio 2026 all’ADI Design Museum di Milano e ha incluso sessioni su fondamenti di ChatGPT, prompting, workflow operativi e attività pratiche dedicate alle imprese. Il centro risorse pubblicato su OpenAI Academy conferma anche la presenza di materiali, slide e file di esempio per i partecipanti.
Il ruolo dell’Italia nel percorso europeo
L’Italia rappresenta un caso rilevante per la diffusione dell’IA nelle PMI, per la forte presenza di microimprese, lavoratori autonomi e aziende radicate nei territori. In questo contesto, l’adozione tecnologica richiede strumenti accessibili, formazione concreta e applicazioni vicine ai bisogni quotidiani delle imprese. La collaborazione con Confartigianato Imprese punta a portare il programma dentro il tessuto produttivo locale. Secondo quanto riportato da Confartigianato, lo SME AI Accelerator è stato lanciato ad aprile e coinvolge sei Paesi europei, con l’obiettivo di raggiungere complessivamente 10.000 PMI. In Italia, Confartigianato è partner esclusivo del percorso nell’ambito di un Memorandum d’intesa con OpenAI.
La dichiarazione di OpenAI
Rino Mura, EMEA Partnerships di OpenAI, ha spiegato che l’Italia mostra con chiarezza sia le opportunità sia le difficoltà legate all’adozione dell’IA. Le piccole e microimprese stanno già sperimentando questi strumenti, ma il passaggio verso un uso costante e scalabile resta un ostacolo concreto. Secondo Mura, per le realtà più piccole non basta l’accesso alla tecnologia: servono tempo, competenze e indicazioni pratiche su come applicarla alle attività quotidiane. L’obiettivo indicato da OpenAI è ridurre gli attriti operativi, semplificare le attività di routine, supportare le decisioni e liberare tempo per le competenze specifiche e il rapporto con i clienti.
Nota metodologica
La ricerca è stata condotta da Opinium per conto di OpenAI su 1.000 decisori di PMI in Italia tra il 28 febbraio e il 10 marzo 2026. Lo studio ha analizzato l’utilizzo dell’IA sul lavoro, i benefici percepiti, gli ostacoli all’adozione e le differenze in base alla dimensione aziendale e al profilo dei rispondenti.




























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