L’importanza di misurare l’inquinamento interno

In passato abbiamo più volte affrontato il tema dell’inquinamento interno. Abbiamo parlato dei rilevatori di monossido di carbonio e ne abbiamo recensiti due, uno di Amazon e uno di Sensibo. Nelle settimane scorse la nostra redazione ha anche stilato una serie di buone pratiche per migliorare la qualità dell’aria interna. Ma cosa dice la Scienza a riguardo? Nature nei giorni scorsi ha condiviso un’analisi approfondita sui rischi di questo problema di cui non si parla ancora abbastanza e che può causare danni. Sullo speciale della rivista scientifica, sono stati illustrati i motivi per cui si formano all’interno degli spazi chiusi gli elementi dannosi da respirare e che influenzano la nostra salute.

L’inquinamento dell’aria esterna è causa principale di malattie quali asma, malattie cardiache, ictus, cancro ai polmoni e forse demenza. Gli standard e le normative sono stati migliorati, trainati dalle linee guide della scienza, con una riduzione del particolato degli ultimi trent’anni, ma anche gli ossidi di azoto e altri elementi nocivi. Se l’attenzione è stata (giustamente) posta all’esterno, all’interno degli edifici e delle case non è stato così. Secondo Nature però, potrebbe causare lo stesso numero decessi, stando ai dati dell’Organizzazione mondiale della sanità. Se l’aria esterna inquinata provoca 3,5 milioni di morti l’anno, nel 2020 l’aria interna ha provocato 3,2 milioni di morti (Fonte: http://go.nature.com/3jngf7x). Un dato rilevante, considerando che nelle nazioni industrializzate, la maggior parte delle persone trascorre quasi il 90% del proprio tempo al chiuso, tra case, spazi pubblici, luoghi di lavoro, trasporti, ospedali e negozi.

Quali sono gli elementi nocivi

Stando al documento di Nature, l’aria interna annovera una gamma più diversificata di sostanze inquinanti, rispetto all’esterno, ma alcuni dei quali sono comuni ambo le situazioni. Stufe a legna e a carbone emettono grandi quantità di particolato, mentre le caldaie a gas naturale emettono ossidi di azoto. Troviamo anche la formaldeide proveniente da materiali da costruzione e colle. Tutti questi elementi possono accumularsi e raggiungere concentrazioni più elevate all’interno che all’esterno. Anche i tessuti e i mobili potrebbero emanare sostanze chimiche, in grado di irritare i polmoni e gli occhi. I composti organici volatili (VOC) sono rilasciati da tappeti, vernici, trattamenti del legno e prodotti per la casa. Persino i mobili dispongono di sostanze chimiche, come i ritardanti di fiamma bromurati. Queste sostanze chimiche possono reagire per produrre inquinanti secondari, come particolato e formaldeide, con proprietà cancerogene e infiammatorie. Ci sono anche le muffe che prosperano in situazioni di umidità e con scarsa ventilazione. L’inalazione di spore fungine trasportate dall’aria può essere nocivo su alcuni soggetti, i quali possono soffrire d’asma. Nel Regno Unito lo scorso novembre un medico legale ha stabilito che la morte di un bimbo di due anni è stata causata dalla prolungata esposizione alla muffa nera nell’appartamento in cui viveva.

Echo Show 5 mostra i dati di Amazon Smart Air Quality Monitor

Anche gli occupanti di una stanza contribuiscono a peggiorare la qualità dell’aria indoor. In stanze chiuse con molte persone, quali uffici e aule, i livelli di anidride carbonica possono diventare tanto alti da poter provocare deterioramento cognitivo. Senza contare l’aerosol provocato dal respiro umano, in grado di trasportare virus (come ci insegna la pandemia da Covid-19) e batteri. Anche i VOC potrebbero essere esalati ed essere prodotti e assorbiti dalla pelle, influenzando il modo in cui si formano gli inquinanti secondari.

L’invito del rapporto ai ricercatori

Gli autori del rapporto di Nature invitano i ricercatori a trovare delle soluzioni per misurare in che quantità i valori dei vari elementi vengono prodotti per la casa. Inoltre andrebbe stabilito quanto particolato viene rilasciato quando si cucina, mentre è necessario stimare gli aerosol emessi dalla respirazione per una gamma di tipi di corpo e livelli di sforzo fisico. Ma è un compito difficile perché è complesso trovare uno standard. Ad esempio è difficile stabilire quale potrebbe essere una concentrazione indoor tipica di un inquinante. Gli stili, i materiali costruttivi e il clima, cambiano, così come le pratiche culturali. Anche in case identiche della stessa via, possono differire in termini di composti organici e anche di molto, a seconda dei comportamenti dei vari occupanti. Le case negli Stati Uniti, in Giappone o in Nigeria, ad esempio, possono contenere diversi inquinanti a causa delle differenze nei prodotti utilizzati e nelle sistemazioni abitative.

Come proteggersi dall’inquinamento interno

In generale, come per l’esterno, la rimozione delle maggiori fonti di emissione è più efficace. Potrebbe dunque significare la sostituzione delle cucine a gas con stufe elettriche o cambiare i prodotti, ad esempio cambiando spray come deodoranti e deodoranti per ambienti che contengono butano e propano per utilizzare invece azoto. Alcune fonti interne sono sorprendentemente grandi: nel Regno Unito, le bombolette di aerosol compresso rilasciano più composti organici volatili rispetto alle auto a benzina 13 . I filtri dell’aria (purificatori) sono buoni per abbassare i livelli di particolato indoor, virus e aerosol, ma meno efficaci per gli inquinanti gassosi. In altri punti della casa, anche per risparmiare in energia elettrica, potrà essere sufficiente aprire la finestra (nonostante l’inquinamento esterno) per qualche minuto.

La decarbonizzazione degli edifici offre l’opportunità di ripensare a come gestire e migliorare la qualità dell’aria interna. Bilanciare la necessità di aumentare la ventilazione riducendo al minimo la perdita di energia attraverso il riscaldamento (nei paesi più freddi) o il raffreddamento (nei paesi più caldi) è un’importante sfida ingegneristica. Un migliore isolamento per ridurre il consumo energetico deve essere abbinato a un’adeguata ventilazione per evitare che l’inquinamento si accumuli all’interno. Anche le pompe di calore possono aiutare a migliorare la qualità dell’aria interna, ma sono tutti i sistemi che allo stato attuale gravano sulle tasche dei cittadini, che potrebbero non permettersi tali soluzioni. Secondo gli autori della ricerca è inoltre essenziale che la decarbonizzazione, il miglioramento degli edifici e il miglioramento della qualità dell’aria interna siano, per quanto possibile, forniti equamente in tutta la società

Sensibo Elements
L’app di Sensibo e il rilevatore.

I più colpiti

La cattiva qualità dell’aria interna colpisce perlopiù i redditi bassi e che vivono in case con vecchi sistemi di riscaldamento a gas o combustibili solidi. Inoltre vivono anche in casa con umidità elevate e in aree con elevato inquinamento esterno. Le persone che appartengono a questo insieme devono essere sostenute. I Paesi a basso e medio reddito devono affrontare, secondo Nature, ulteriori sfide. In particolar modo dove i combustibili solidi come legno, carbone e simili, rimangono parte importante in cucina e nel riscaldamento.

L’auspicio

L’auspicio è quello che il monitoraggio dell’inquinamento interno diventi una pratica standard negli spazi pubblici. Inoltre gli interventi dovranno coinvolgere per la maggior parte la sanità pubblica. Anche nazioni e governi dovranno garantire che venga garantita una buona qualità dell’aria interna per chi alloggia in spazi condivisi, sociali, pubblici. In Francia il monitoraggio di alcuni inquinanti è obbligatorio ad esempio nelle scuole. Anche i datori di lavoro dovrebbero garantire luoghi di impiego salubri e sicuri, con una buona qualità dell’aria. Tutto questo con la continua ricerca e la sfida che scienziati e ricercatori dovranno portare avanti, considerando moltissimi aspetti, dal cambiamento climatico, agli usi e costumi, alle aree e fattori inquinanti. Così come per l’esterno il miglioramento dell’aria interna dovrà avere investimenti sensibili nella ricerca scientifica e ingegneristica. I ricercatori dovranno quindi sviluppare prove che consentiranno alle imprese, agli individui e ai governi, di raccogliere il testimone e ideare standard globali scientifici per la qualità dell’aria indoor, ridurre le emissioni e l’esposizione agli elementi nocivi con i conseguenti potenziali danni.

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Giornalista pubblicista, SEO Specialist, fotografo. Da sempre appassionato di tecnologia, lavoro nell'editoria dal 2010, prima come fotografo e fotoreporter, infine come giornalista. Ho scritto per PC Professionale, SportEconomy e Corriere della Sera, oltre ovviamente a Smartphonology.