La stretta globale sui social network per i minori entra in una nuova fase. Dopo il caso dell’Australia, primo Paese a introdurre un divieto nazionale per gli under 16 entrato in vigore a dicembre, diversi governi europei ed extraeuropei hanno avviato percorsi legislativi simili. A fotografare la tendenza è un’analisi di Statista, che evidenzia come il tema sia ormai al centro dell’agenda politica in più continenti.

Francia e Regno Unito in fase avanzata
Secondo i dati aggiornati a inizio febbraio 2026, Francia e Regno Unito risultano tra i Paesi più avanti nel processo normativo. In entrambi i casi le proposte di legge hanno superato una delle due camere parlamentari. L’obiettivo britannico è vietare l’accesso ai social agli under 16. La proposta francese prevede invece il limite a 15 anni. In una categoria ancora più avanzata si colloca l’Australia, dove il divieto per i minori di 16 anni è già operativo e prevede un sistema di verifica dell’età strutturato. Altri governi hanno annunciato iniziative formali. Austria punta a escludere gli under 14, Grecia gli under 15, mentre Spagna, Indonesia, Malesia e Nuova Zelanda hanno indicato la soglia dei 16 anni. In Europa, anche Portogallo e Danimarca hanno manifestato l’intenzione di intervenire, con la possibilità di introdurre deroghe basate sul consenso dei genitori.
Il modello del consenso parentale
Accanto ai divieti rigidi, si diffonde un modello alternativo che consente l’accesso previo consenso dei genitori. È il caso di Italia, Francia e, più recentemente, Brasile, dove l’entrata in vigore è prevista da marzo 2026. Negli Stati Uniti, Stati come Nebraska e Virginia hanno introdotto restrizioni specifiche, con limiti temporali giornalieri nel caso della Virginia. Le piattaforme hanno iniziato ad adeguarsi. Instagram ha attivato in Europa, Stati Uniti, Australia e Canada un sistema che impone agli utenti tra 13 e 15 anni un profilo con restrizioni rafforzate, disattivabili solo con l’autorizzazione di un account genitore collegato. Resta però aperto il nodo della verifica effettiva dell’età, che in molti casi non è ancora vincolante. Nel contesto europeo, dal 2018 sono in vigore limiti più stringenti sull’utilizzo della pubblicità personalizzata per i minori, nell’ambito del quadro GDPR.
Un adolescente su dieci ha un uso problematico
Il dibattito normativo si inserisce in un quadro epidemiologico che desta attenzione. Secondo un’indagine dell’Organizzazione mondiale della sanità pubblicata nel 2024 e basata su circa 280 mila ragazzi di 11, 13 e 15 anni in 44 Paesi, il 10% degli adolescenti rientra nella categoria di “utente problematico” dei social media. La classificazione si basa sulla Social Media Disorder Scale, che considera sintomi come incapacità di interrompere l’uso, perdita di interesse per altre attività, compromissione del sonno o del rendimento scolastico. Le percentuali più elevate emergono in Romania (22%), Bulgaria (17%) e Irlanda (15%). Tra le ragazze di 15 anni la quota sale al 14%.

Parallelamente, il 12% degli adolescenti è considerato a rischio di uso problematico dei videogiochi, secondo la Internet Gaming Disorder Scale. Il dato risulta più alto tra i maschi di 11 e 13 anni, con il 17%. Un terzo degli intervistati dichiara di giocare online ogni giorno. La dimensione della connessione costante appare significativa. Un quarto dei ragazzi riferisce un contatto quasi continuo con amici stretti online, quota che arriva al 37% tra le quindicenni.
Impatti differenziati tra ragazze e ragazzi
Un’ulteriore indagine del Pew Research Center, condotta tra settembre e ottobre 2025 su adolescenti statunitensi tra 13 e 17 anni, evidenzia un impatto più marcato sulle ragazze in alcune aree. Il 50% delle ragazze afferma che i social hanno inciso negativamente sulla quantità di sonno, contro il 40% dei coetanei maschi. Sul piano della salute mentale, il 25% delle ragazze segnala effetti negativi, a fronte del 14% dei ragazzi. Differenze emergono anche su produttività e autostima. Per quanto riguarda il rendimento scolastico, circa un adolescente su cinque, indipendentemente dal genere, indica un impatto negativo. Sul versante relazionale, il quadro è più articolato: il 30% dei giovani sostiene che i social abbiano aiutato le amicizie, mentre una minoranza riferisce effetti dannosi, con una quota leggermente più alta tra le ragazze.




























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