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diritto alla riparabilità

Diritto alla riparazione: a che punto siamo?


Secondo il Parlamento Europeo i rifiuti elettronici ed elettrici rappresentano in UE il flusso di rifiuti in più rapida crescita. Solo il 40% di questi vengono riciclati. Nell’aprile 2022 il Parlamento Europeo ha diramato un comunicato stampa riguardo al Diritto alla riparazione, che molte associazioni, enti e produttori, supportano e richiedono da anni. Nel comunicato si legge che il 77% dei cittadini europei preferirebbe riparare un dispositivo anziché comprarne uno nuovo. Il nuovo “diritto alla riparazione” avrebbe inoltre bisogno includere prodotti con un ciclo vitale più duraturo, facile alla riparazione e con una migliore etichettatura, oltre all’estensione della garanzia. L’iniziativa prende di mira anche l’obsolescenza, che deve diventare una pratica commerciale sleale. Il Parlamento Europeo ha dunque adottato le proprie richieste in merito alla proposta della Commissione del diritto alla riparazione dei consumatori, prevista entro la fine del 2022. I deputati che supportano tale iniziativa richiedono un diritto alla riparazione in grado di coprire il ciclo di vita, dalla progettazione, ai principi etici fondamentali della produzione, l’armonizzazione dei protocolli di valutazione e informazioni ai consumatori, con conseguente etichettatura sulla riparabilità (a proposito, potrebbe interessarti Eco-Rating). Il testo legislativo vede 509 deputati favorevoli, 13 astenuti e 3 contrari.

Nel testo viene richiesto che i dispositivi digitali debbano poter eseguire un downgrade dopo l’aggiornamento delle app (anche se in realtà potrebbe portare ad un problema di sicurezza). Update che comunque dovrebbero essere resi disponibili per un periodo minimo di tempo con piena informazione riservata ai consumatori al momento dell’acquisto, infine i dispositivi come gli smartphone non devono essere soggetti ad una diminuzione delle prestazioni (che ha visto Apple coinvolta in uno scandalo qualche anno fa, il cosiddetto Battery Gate) e i componenti devono essere facilmente sostituibili.

diritto alla riparabilità

In futuro la legge potrebbe includere incentivi ai consumatori per riparare un prodotto anziché sostituirlo (o buttarlo), l’estensione della garanzia o la fornitura di un device sostitutivo per la durata della riparazione. Le regole dovranno essere armonizzate e dunque fornire ai consumatori dei punteggi di riparazione, come una stima sul ciclo di vita, i pezzi di ricambio e i servizi di riparazione, oltre agli update. Inoltre produttore e venditore in caso di non conformità del prodotto, dovranno adottare un meccanismo di responsabilità congiunta. Infine saranno introdotti requisiti di durabilità e riparazioni inclusi in una futura direttiva sulla progettazione ecocompatibile. La nota si conclude con l’importanza del diritto alla riparazione come pilastro fondamentale dell’agenda per l’economia circolare e l’intenzione è di proporre un atto legislativo a riguardo entro il terzo trimestre del 2022.

Intanto settembre è iniziato con una prima proposta di legge. Secondo quanto si apprende, i produttori dovranno fornire almeno 15 pezzi di ricambio diversi ai riparatori professionisti per 5 anni dall’inizio delle vendite di un device. Ai consumatori dovrebbe inoltre essere garantito l’accesso diretto ai ricambi più comuni, come batterie, display, caricatori, cover posteriori e carrellini per SIM e microSD, sempre per 5 anni dall’inizio delle vendite. I prodotti dovranno disporre anche di un’etichetta energetica. Con queste proposte l’UE potrebbe incrementare il ciclo vitale di un telefono ad una media di cinque anni. Il vantaggio verrebbe riscontrato dalle tasche degli acquirenti, ma anche all’ambiente che sarebbe dunque meno inquinato. Il Financial Times avrebbe riferito che tale provvedimento equivarrebbe a togliere dalle strade 5 milioni di automobili. Questo è solo l’inizio del primo atto di un processo avviato già con il caricatore universale.

La prima bozza prevede comunque alcune eccezioni. Se il brand non potrà fornire batterie di ricambio per almeno 5 anni, dovrà fornire certificazioni di durevolezza più severe. Ad esempio, la batteria dovrà avere almeno l’80% di capacità residua dopo almeno 1.000 cicli di ricarica completa. Gli ultimi smartphone Reno8 garantiscono l’80% di carica residua anche fino a 1.600 cicli, ovvero dopo circa quattro anni. Non è prevista alcuna restrizione sui dispositivi per essere utilizzati in ambienti ad elevata sicurezza. Anche i display pieghevoli, con schermo flessibile o progettati per essere arrotolati. Ora non ci resta che attendere la prossima puntata.

Giornalista pubblicista, SEO Specialist, fotografo. Da sempre appassionato di tecnologia, lavoro nell'editoria dal 2010, prima come fotografo e fotoreporter, infine come giornalista. Ho scritto per PC Professionale, SportEconomy e Corriere della Sera, oltre ovviamente a Smartphonology.