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caricabatterie universale

Caricabatterie universale: facciamo chiarezza


In questi giorni si sente spesso parlare di caricabatterie universale in Europa, ma siamo sicuri che sia chiaro di cosa si stia parlando? Se ci si riferisce al semplice caricabatterie, si può pensare all’alimentatore da attaccare alla corrente, ma la realtà è un po’ diversa. Ma partiamo dal principio.

Nei giorni scorsi si vociferava la concreta possibilità che l’Unione Europea prendesse misure verso i produttori che ancora non si sono adeguati a quello che ormai è quasi diventato uno standard sui dispositivi elettronici, ovvero il connettore USB-C. La maggior parte dei dispositivi, smartphone e tablet, adotta già questa soluzione, con qualche rara eccezione. Su alcuni dispositivi entry-level infatti, c’è la possibilità di trovare ancora la Micro-USB. E poi c’è il discorso Apple, che sui suoi iPhone, ha il connettore Lightning. Ma non su iPad.

Obbiettivo: ridurre l’impatto ambientale e risparmiare

Il motivo per cui l’Unione Europea sta procedendo in questa direzione, è l’obiettivo di ridurre i rifiuti elettronici e l’impatto ambientale, provocati dalla produzione e dallo smaltimento dei caricabatterie. In questo modo gli utenti, all’acquisto di un nuovo device, potranno riutilizzare i cavi già in loro possesso accumulati nel corso di anni di acquisti di dispositivi elettronici. La proposta che mira a regolare il futuro in favore di un caricabatterie universale, verrà applicata a tablet, auricolari, speaker portatili, console gaming e fotocamere. Non solo il connettore, ma anche la ricarica rapida diventerà uno standard. Molti smartphone di oggi hanno diverse velocità di carica. Si arriva fino ai 120W di Xiaomi, con la nuova HyperCharge sul nuovo 11T Pro, o i 100W del nuovo Huawei nova 9 Pro fino al minimo di 18W (in genere) sui telefoni entry-level. In questo modo inoltre, gli utenti potranno acquistare i nuovi dispositivi senza caricabatterie. Questo, secondo la Commissione, porterebbe ad un risparmio di 250 milioni di euro l’anno.

caricabatterie universale, un momento della conferenza stampa con Thierry Breton.
Thierry Breton, European Commissioner for Internal Market.

Qualche numero

Secondo quanto riferito da una nota stampa della Commissione, nel 2020 in Europa sono stati venduti 420 milioni di telefoni cellulari e altri dispositivi elettronici portatili. Sempre secondo i dati UE, i consumatori in media possiedono tre caricabatterie per telefoni cellulari. Il 38% degli utenti ha riferito di aver riscontrato almeno una volta dei problemi nel non poter caricare il proprio dispositivo perché i caricabatterie disponibili erano incompatibili. Una situazione scomoda e costosa, secondo l’UE. Sarebbero 2,4 miliardi di euro le spese in caricabatterie che vengono venduti fuori dala confezione. La stima è che i caricabatterie smaltiti e inutilizzati insieme arrivino a 11.000 tonnellate di rifiuti elettronici ogni anno.

Secondo l’UE ogni consumatore ha in media tre caricabatterie.

Caricabatterie universale: interessate entrambe le estremità del cavo

Inoltre ci dovrà essere anche interoperabilità su entrambe le estremità del cavo, ovvero dalla parte in cui si collegherà al dispositivo fino all’altra per l’alimentatore. La sfida più grande secondo l’Europa è data dall’estremità lato dispositivo. Per quanto riguarda l’alimentatore, l’interoperabilità sarà affrontata nel corso della revisione del regolamento sulla progettazione ecocompatibile della Commissione. Si attendono novità in tal senso entro la fine dell’anno, con lo scopo di rendere la proposta allineata all’entrata in vigore.

La proposta andrebbe comunque a coinvolgere solo i dispositivi che utilizzano ancora il cavo, non quelli wireless. Sarà obbligatorio dunque, per i device non wireless, utilizzare l’USB-C come connettore. Apple, che da anni utilizza la tecnologia proprietaria Lightning, potrebbe venire seriamente colpita dalla proposta, anche se i primi rumor vogliono che il prossimo iPhone sarà completamente wireless e privo di porte, bypassando così l’obbligo dell’Unione Europea.

Due anni di tempo dopo la votazione per utilizzare il caricabatterie universale

Per ora resta comunque una proposta, che prima di diventare legge deve superare il voto al Parlamento Europeo. Dopodiché i produttori (Apple in particolare) avranno due anni di tempo per adeguarsi alla nuova norma. Lo scorso anno ad ogni modo il parlamento aveva già votato a favore di un caricabatterie universale. [UPDATE: la proposta è stata approvata e diventato dunque obbligo dal 2024, con gli Stati Uniti pronti a guardare all’Europa].

Sforzi che risalgono in realtà già nel 2009, quando i produttori, come ricorda The Verge, firmarono un accordo in cui si sarebbero impegnate ad utilizzare uno standard. Inizialmente si adottò la Micro USB fino alla più recente USB Type-C. In principio erano addirittura 30 gli standard, fino ai tre attuali, appunto Lightning, Micro USB e USB-C.

Lightning to USB-C, il cavo di Apple.
Il cavo di Apple: USB-C da una parte, Lightning dall’altra.

Il disappunto di Apple

In una dichiarazione, Apple ha reso noto di non trovarsi d’accordo con la proposta. La preoccupazione di Cupertino, rilasciata a Reuters, è che “un solo tipo di connettore possa scoraggiare l’innovazione“, anziché incoraggiarla. Sempre secondo The Verge inoltre, in passato Apple aveva già esternato i suoi dubbi in proposito, poiché un solo connettore aumenterebbe l’aumento di rifiuti elettronici, dal momento che è un numero rilevante quello degli utenti i quali hanno a disposizione gli accessori Lightning. Questi non sarebbero dunque più compatibili per via del caricabatterie universale. Dal canto proprio, l’azienda statunitense ha già provveduto a fare la sua per la diminuzione dei rifiuti elettronici, eliminando dalle confezioni di iPhone 12 l’alimentatore. Al suo posto, il solo cavo Lightning a USB-C. Una scelta per alcuni controversa e che ha generato reazioni non sempre coerenti. Come Samsung che inizialmente prese in giro la mossa di Apple, salvo poi emularla poco dopo. Anche Xiaomi, in Cina, ha presentato Mi 11 senza alimentatore.

Apple utilizza uno standard diverso sugli iPhone, ovvero il connettore Lightning, ma non su iPad, su cui usa USB-C.

Certo è che, per quanto possa essere utile la strategia dell’Unione Europea per ridurre i rifiuti elettronici, è comunque tardiva. Qualora passasse la proposta al parlamento, ci vorrebbero comunque due anni. E non è detto nemmeno che, se davvero il prossimo iPhone venisse presentato con la possibilità di caricarlo esclusivamente wireless (sempre che Apple non adotti uno standard diverso da quello più diffuso, ovvero il Qi) ci sarebbe di conseguenza una spinta verso questa soluzione. Intanto il prossimo step, è attendere la definitiva approvazione. Poi ci sarà tempo di capire dove l’innovazione di cui parla Apple, ci porterà in questi 24 mesi.

Giornalista pubblicista, SEO Specialist, fotografo. Da sempre appassionato di tecnologia, lavoro nell'editoria dal 2010, prima come fotografo e fotoreporter, infine come giornalista. Ho scritto per PC Professionale, SportEconomy e Corriere della Sera, oltre ovviamente a Smartphonology.