L’ultima di Elon Musk: 1$ l’anno su X contro i bot

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Elon Musk forse non sa più come monetizzare, ma certo sa sempre far parlare di sé. In un periodo in cui la sua piattaforma X è sotto la lente di ingrandimento dell’Unione Europea e di altre entità globali che vigilano sulla sicurezza del social network del magnate sudafricano, è notizia delle ultime ore un’altra idea del numero 1 di SpaceX sull’utilizzo del servizio. Da oggi infatti, in Nuova Zelanda e nelle Filippine, è in corso un test chiamato “Not a Bot”. L’utilità? Per poter pubblicare si pagherà un dollaro. Il motivo? Fermare i bot. O almeno provarci.

Not a bot: il test che costa 1$ per poter scrivere su X

Questo è quanto si legge sul profilo ufficiale di Elon Musk, ma anche sul profilo dedicato al supporto di X: “A partire da oggi testeremo un nuovo programma (Not A Bot) in Nuova Zelanda e Filippine. Gli account nuovi e non verificati dovranno sottoscrivere un abbonamento annuale da $ 1 per poter pubblicare e interagire con altri post. Nell’ambito di questo test, gli utenti esistenti non sono interessati. Questo nuovo test è stato sviluppato per rafforzare i nostri sforzi già riusciti per ridurre lo spam, la manipolazione della nostra piattaforma e l’attività dei bot, bilanciando al tempo stesso l’accessibilità della piattaforma con il piccolo importo della tariffa. Non è un driver di profitto. E finora, le opzioni di abbonamento hanno dimostrato di essere la soluzione principale che funziona su larga scala.

Sulla pagina di supporto dedicata, si leggono ulteriori dettagli a riguardo. Le nuove iscrizioni derivanti da questi Paesi, dovranno inizialmente verificare l’account tramite numero di telefono. Dopodiché, se decideranno di sottoscrivere l’abbonamento da un dollaro l’anno, potranno utilizzare X normalmente. Diversamente, potranno solo seguire utenti, guardare video e leggere i post, tutto in “sola lettura”. Il team di X che dichiara “Non vediamo l’ora di condividere presto maggiori informazioni sui risultati” spiega che “Questo nuovo programma mira a difendersi dai bot e dagli spammer che tentano di manipolare la piattaforma e interrompere l’esperienza di altri utenti X“.

Lo stesso Elon Musk non sembra comunque credere in una reale efficacia della soluzione. In un tweet ha infatti risposto ad un utente che non sarà un modo per bloccarli definitivamente, ma sarà molto più difficile per i software manipolare la piattaforma. Una piattaforma che però, da quando ha manipolato, anzi, totalmente stravolto l’imprenditore a capo di Tesla, ha riportato uno scontento generale, la creazione di piattaforme alternative (Threads di Meta e Bluesky di Jack Dorsey, fondatore di Twitter), ma soprattutto il dilagare di odio, disinformazione e un traffico in caduta libera.

Traffico in caduta libera

Come riportano i colleghi di TechCrunch, Similarweb ha infatti condiviso un’analisi secondo cui il traffico globale del sito X è diminuito del 14% su base annua a settembre. Nei soli Stati Uniti, il traffico è diminuito del 19%. Il totale sarebbe molto più eloquente, rapportato in visite vere e proprie: siamo a quota -995 milioni. Questo va contro quanto riferito la CEO Linda Yaccarino, che riportava grandi risultati nel corso dell’estate. L’unica nota positiva sono le statistiche relative al profilo di Elon Musk, che ha registrato un aumento del 96% del traffico su base annua rispetto al mese scorso. Ma come ha preso questi dati il tracotante Elon?

Non troppo bene si direbbe. Commentando il tweet di un utente, che ha condiviso i titoli delle principali testate di tecnologia riguardo alla diminuzione del traffico verso la piattaforma di microblogging, il proprietario di X ha riferito che “Puzzano di disperazione Ho perso il conto di quante volte hanno previsto che avrebbe fallito. Ancora qui, tesoro”. Ciò non toglie che ha omesso ogni commento relativo alla perdita di traffico. Tuttavia, è in buona compagnia. Anche Facebook nello stesso periodo, ha perso il 10% del traffico.

 

Giornalista pubblicista, SEO Specialist, fotografo. Da sempre appassionato di tecnologia, lavoro nell'editoria dal 2010, prima come fotografo e fotoreporter, infine come giornalista. Ho scritto per PC Professionale, SportEconomy e Corriere della Sera, oltre ovviamente a Smartphonology.