SpaceX sarebbe in trattativa con EchoStar per acquistare Boost Mobile o per rilevarne gli asset di rete, con l’obiettivo di costruire un vero operatore mobile statunitense sotto il marchio Starlink Mobile. Lo riferisce il Washington Post, secondo cui Elon Musk avrebbe discusso l’operazione di persona con Charlie Ergen, presidente e cofondatore di EchoStar, nel mese di ottobre. Al momento non esiste alcun annuncio ufficiale: né SpaceX né EchoStar hanno confermato la notizia.

Che cosa riporta il Washington Post
Boost Mobile è un operatore virtuale (MVNO) che conta, insieme al marchio Gen Mobile, circa 7,5 milioni di clienti. Non possiede torri proprie: appoggia il servizio alle reti di AT&T e T-Mobile, con una netta prevalenza di AT&T. Proprio qui sta il nodo dell’operazione. Secondo le fonti citate dal quotidiano, i contratti di affitto della capacità di rete sono di norma non trasferibili, quindi i due operatori potrebbero avere voce in capitolo, o addirittura un diritto di veto, su un eventuale passaggio di proprietà a SpaceX.
Diversi analisti, citati da Mobile World Live, ritengono che a SpaceX interessi più la rete terrestre che il marchio. Tim Farrar di TMF Associates ipotizza che l’obiettivo reale siano gli asset della rete Dish Wireless, mentre Walter Piecyk di LightShed Partners non vede Boost come perno della strategia di SpaceX, che potrebbe risolvere i problemi di copertura con l’innovazione tecnologica. Sulla vicenda pesa anche il debito di EchoStar legato ai contratti di affitto delle torri: Dish Wireless ha smesso di pagare Crown Castle, American Tower e SBA Communications, che hanno avviato cause legali.
I tre grandi operatori hanno detto no
Sempre secondo il Washington Post, Musk avrebbe già bussato alla porta di AT&T, T-Mobile e Verizon per acquistare capacità sulle loro reti, e tutti e tre avrebbero rifiutato. A fine ottobre il CEO di Verizon, Dan Schulman, ha escluso pubblicamente un accordo MVNO con un fornitore satellitare e ha sostenuto che per competere nelle aree urbane e suburbane, dove nasce circa il 98% dei ricavi di Verizon, SpaceX dovrebbe costruire una rete terrestre da 65.000-80.000 siti, con una spesa stimata tra 300 e 500 miliardi di dollari e almeno quattro-sei anni di lavori. La risposta di Musk su X, il 26 ottobre, è stata di cinque parole: «Will take 2 or 3 years». La rete, per sua stessa ammissione, non esiste ancora, ma il botta e risposta mostra quanto lo scontro sia ormai aperto.
Spettro, FCC e il piano Starlink Mobile
L’eventuale acquisto di Boost si inserisce in una serie di mosse già note. L’anno scorso SpaceX ha rilevato da EchoStar le licenze AWS-4 e H-block per circa 17 miliardi di dollari, a cui si aggiungono le licenze AWS-3 non appaiate, pagate con azioni per circa 2,6 miliardi. Musk aveva definito quell’operazione «l’ultimo tassello critico» per offrire una copertura telefonica completa negli Stati Uniti. Boost, tra l’altro, ha già un accordo per portare ai propri clienti il servizio direct-to-cell di nuova generazione di Starlink.
Il 29 ottobre la FCC ha poi votato 3-0 una proposta di regolamentazione che renderebbe disponibili ulteriori 482 MHz di spettro per il servizio satellite-telefono e porterebbe le bande ammesse da cinque a 13. Si tratta soltanto di un avvio della consultazione pubblica: le regole definitive richiederanno un nuovo voto e i grandi operatori, tramite l’associazione CTIA, chiedono di escludere le bande a 2,5 e 3,45 GHz perché cruciali per il loro 5G. SpaceX, da parte sua, ha chiesto di aggiungere la banda 902-928 MHz. Secondo quanto detto da SpaceX nella trimestrale del 20 ottobre, il servizio con le frequenze proprie dovrebbe partire all’inizio del 2028.
Il precedente del Brasile
Fuori dagli Stati Uniti il modello è già in azione. Il 26 ottobre l’operatore brasiliano Vivo, del gruppo Telefónica, ha lanciato Vivo Satélite sulla rete Starlink Mobile, il primo servizio satellite-smartphone su scala nazionale del Paese, che si attiva da solo quando manca la copertura cellulare. La strategia di SpaceX è dunque duplice: affittare la tecnologia a operatori tradizionali dove esistono partner disponibili e provare a diventare essa stessa un operatore dove i partner rifiutano, come negli Stati Uniti.
Che cosa cambia per gli smartphone
Per chi usa uno smartphone la direzione è chiara: la connessione satellitare diretta passa da funzione d’emergenza a servizio di copertura continua, pensato per funzionare con telefoni comuni e non con terminali dedicati. La corsa riguarda tutto il settore: Amazon Leo, per esempio, ha ottenuto l’approvazione della FCC per l’acquisto dello spettro di Globalstar, come abbiamo raccontato nell’articolo su Amazon Leo e Globalstar. Un operatore Starlink con rete ibrida, satelliti all’aperto e torri dove il segnale spaziale non arriva, sarebbe un modello nuovo anche per i produttori di telefoni, che dovrebbero supportare bande e modem compatibili.
E in Europa e in Italia?
Per ora la trattativa riguarda solo il mercato statunitense, e in Europa il quadro è molto diverso: lo spettro è assegnato ai singoli Paesi, gli operatori storici hanno reti capillari e le regole sul satellite diretto sono ancora in discussione. In Italia i test sono in corso: Fastweb ha provato il direct-to-cell di Starlink sugli Appennini, mentre il modello più probabile resta quello della partnership con gli operatori esistenti, più che dell’arrivo di un nuovo concorrente. Resta però un segnale da seguire: se SpaceX riuscirà a diventare un operatore a pieno titolo oltreoceano, la pressione sugli accordi in Europa aumenterà. Per il contesto più ampio sulle mosse di Musk in queste settimane si può leggere anche il nostro riepilogo delle tech news del 26 ottobre.
Il passaggio da chiarire è se la trattativa porterà a un’offerta formale e se AT&T e T-Mobile daranno il loro consenso. Aggiorneremo l’articolo in caso di annunci ufficiali di SpaceX o di EchoStar.
Fonti: Washington Post, TechCrunch, Reuters, Mobile World Live

























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