TikTok Global contro ByteDance: nuova causa in Florida per presunta cospirazione

La tensione tra TikTok Global e la cinese ByteDance torna a salire con una nuova causa depositata presso la U.S. District Court del Southern District of Florida. TikTok Global, società con sede in Florida creata da investitori americani per acquisire le operazioni statunitensi di TikTok, accusa ByteDance, TikTok Inc., Beijing Telecommunications e l’ex CEO di ByteDance, Yiming Zhang, di aver messo in atto una strategia coordinata per bloccare l’acquisizione della divisione USA della popolare app. La denuncia parla di un’organizzazione criminale, ribattezzata “Z-BOT RICO Enterprise”, che avrebbe operato per aggirare ogni obbligo di dismissione delle attività statunitensi verso una proprietà a maggioranza americana, optando invece per una partnership con Oracle.

Accuse di racket e violazioni antitrust

Secondo l’atto depositato martedì, la presunta cospirazione avrebbe avuto l’obiettivo di ostacolare l’offerta di TikTok Global, che nel settembre 2020 aveva presentato un’offerta iniziale da 33,3 miliardi di dollari per acquisire le attività statunitensi di TikTok, arrivando successivamente a rilanciare fino a 58 miliardi. L’azienda sostiene che ByteDance, invece di accettare la proposta, avrebbe passato informazioni riservate e strategie di TikTok Global a Oracle, che pochi giorni dopo fu annunciata come “trusted technology partner” per le operazioni USA, con il supporto dell’allora Segretario al Tesoro Steve Mnuchin.

Il nuovo atto d’accusa contiene nove capi di imputazione, tra cui violazioni della Sezione 1 dello Sherman Act, del RICO Act federale e del Florida RICO Act. La causa denuncia un sistema illecito di raccolta dati, manipolazione di mercato, aggiustamento delle offerte e appropriazione indebita di segreti commerciali, che secondo i querelanti sarebbe in atto dal 2019.

La figura di Brad Greenspan e i precedenti legali

TikTok Global è guidata da Brad Greenspan, già fondatore di eUniverse Inc. e di MySpace.com, che sostiene di avere fornito a ByteDance un piano dettagliato per una cessione “salvifica” in grado di garantire la sopravvivenza della piattaforma negli Stati Uniti. La società aveva già intentato una causa ad aprile, poi ritirata a giugno, dichiarando di aver ottenuto nuove prove che giustificherebbero la riproposizione del procedimento. Tra queste prove, viene citato un post del deputato statunitense Brad Sherman, secondo cui ByteDance avrebbe acquistato per 300 milioni di dollari il memecoin ufficiale di Donald Trump, definito un “sostanziale incentivo economico” per ottenere un’estensione illegittima del termine di divestitura.

TikTok ha respinto le accuse con fermezza, definendole “false e irresponsabili”. Nei documenti relativi alla causa precedente, la difesa aveva inoltre descritto Greenspan come un “serial plaintiff” e “vexatious litigant”, richiamando una sentenza del 2014 del tribunale federale di San Jose che aveva stigmatizzato il suo comportamento litigioso in merito ad altre cause aziendali.

Una disputa ancora aperta

Il contenzioso nasce nel contesto di una lunga battaglia politica e legale che risale all’ordine esecutivo firmato da Donald Trump nel 2020, che imponeva a ByteDance di cedere TikTok a una società a maggioranza americana per motivi di sicurezza nazionale. Sebbene il provvedimento sia stato confermato anche sotto l’amministrazione Biden, la scadenza per la cessione è stata rinviata più volte, mantenendo aperto lo scontro tra governo statunitense, investitori e ByteDance.

Per ora, nessun avvocato dei convenuti si è ancora presentato in tribunale. Anche Oracle, indicata come parte dell’organizzazione criminale insieme allo studio legale Covington & Burling, non ha rilasciato dichiarazioni. La nuova causa punta a dimostrare che il rifiuto di ByteDance non è stato un normale esito commerciale, ma il risultato di una collusione volta a tutelare interessi politici e industriali, a scapito di TikTok Global.

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