I dispositivi indossabili stanno cambiando ruolo: da strumenti per monitorare passi, sonno e battito cardiaco a veri e propri assistenti personali basati sull’intelligenza artificiale. È la fotografia scattata da GlobalData nel report “AI is Moving Wearables from Personal Tracking to Personal Assistance, Raising the Stakes for Privacy”, che però mette in guardia sul prezzo da pagare in termini di privacy.
Dal tracciamento all’assistenza personale
Secondo Amanda Mitchell, Senior Analyst della divisione Telecoms di GlobalData, l’IA sta portando i wearable oltre il semplice tracciamento, verso dispositivi capaci di agire per conto dell’utente. A seconda del prodotto o dell’agente IA utilizzato, questi nuovi indossabili possono prenotare un volo, fare la spesa, dettare un appunto, riascoltare una parte di conversazione o fornire un coaching personalizzato, il tutto senza prendere in mano lo smartphone.
L’analista sottolinea che nuovi wearable con funzioni IA arrivano sul mercato quasi ogni settimana: occhiali smart, anelli, dispositivi da agganciare ai vestiti e smartwatch. Per questo l’assistenza personale viene indicata come uno dei casi d’uso più importanti per i dispositivi da indossare.
Big tech e nuovi arrivati
La spinta coinvolge sia i grandi nomi sia le aziende emergenti. Apple, Google e Samsung stanno portando l’assistenza IA su smartphone, polsi, auricolari e altri dispositivi. Meta parte dai suoi occhiali smart per costruire una piattaforma di IA personalizzata più ampia, con Muse, il suo agente IA personale. Oura e WHOOP puntano invece sui consigli personalizzati per la salute.
Ci sono poi i dispositivi nati attorno all’IA, come Bee di Amazon, che si può portare al polso o agganciare ai vestiti ed è pensato per attività organizzative quotidiane, come registrare le conversazioni e trasformarle in promemoria. Più che una nuova categoria di prodotto, osserva GlobalData, si assiste a un’ampia gamma di dispositivi in competizione per tenere l’IA a portata di mano per tutta la giornata. Un mercato che, come avevamo raccontato, è trainato proprio da salute e intelligenza artificiale.

Il nodo della privacy
La comodità, però, solleva una questione più complessa. Mitchell ricorda che gli occhiali smart possono riprendere persone che non sanno di essere registrate, mentre altri dispositivi possono accedere a microfoni, dati sanitari, email, calendari e conversazioni. Il tema è centrale soprattutto nel segmento degli occhiali, dove Meta detiene una quota dominante del mercato.
Secondo l’analista, Meta ha risposto alle pressioni dei consumatori rendendo più difficile manomettere la luce di registrazione dei suoi occhiali smart, ma nel complesso l’industria sembra muoversi più rapidamente nel lancio di nuovi dispositivi che nel renderli meno invasivi.
Regolatori in allerta
Alcuni regolatori iniziano comunque a intervenire. A ottobre, ricorda GlobalData, il Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB) ha chiesto segnali di registrazione difficili da non notare e ha affermato che i produttori non possono scaricare gli obblighi in materia di privacy su chi indossa i dispositivi. In Paesi come Norvegia e Australia stanno inoltre emergendo divieti e restrizioni.
La conclusione di Mitchell è che saranno i consumatori a dover decidere se un’assistenza sempre disponibile valga la pena di concedere all’IA un accesso così ampio alla propria vita. Una scelta che riguarda anche il fronte della salute, dove i wearable vengono usati sempre più spesso come strumenti di ricerca sanitaria.




























Lascia un commento