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Tea Dating, ecco la class action per 72.000 utenti, tra cui vittime di violenza

Una class action è stata depositata presso il tribunale distrettuale della California settentrionale contro Tea Dating Advice Inc., la società che gestisce Tea, l’app pensata per offrire un ambiente sicuro alle donne nel mondo degli appuntamenti. Secondo l’azione legale, promossa dalla cittadina “Jane Doe II” per conto di tutte le utenti coinvolte, due violazioni informatiche avrebbero compromesso dati personali sensibili di almeno 72.000 utenti, tra cui 13.000 selfie con documenti identificativi. Le informazioni esposte includono nomi, numeri di telefono, patenti di guida, messaggi privati e dettagli intimi.

Una promessa di sicurezza trasformata in incubo

Tea si era proposta come uno spazio protetto e riservato: accessibile solo a donne verificate tramite foto e documenti, permetteva di condividere recensioni su esperienze con uomini, con un focus sulla prevenzione e la sicurezza. La piattaforma dichiarava: “Ogni membro è verificato. Ogni donna è reale”. Ma, secondo i legali della class action, l’azienda ha conservato a lungo i dati sensibili nonostante avesse promesso la loro distruzione immediata dopo la verifica dell’identità.

Il 25 luglio 2025 è emersa la prima violazione: un archivio contenente migliaia di foto e documenti è apparso su 4chan. A distanza di tre giorni, il 28 luglio, un secondo attacco ha svelato dati ancora più compromettenti, inclusi messaggi che trattano di aborti, tradimenti e abusi. Alcuni contenuti sarebbero finiti persino su TikTok, aggravando l’impatto della fuga di dati.

Le accuse: negligenza, arricchimento ingiustificato e violazione contrattuale

La denuncia legale, lunga 37 pagine, sostiene che Tea Dating abbia violato le normative sulla sicurezza dei dati, ignorando le linee guida della Federal Trade Commission (FTC) e gli standard minimi di protezione informatica. I legali accusano l’azienda di non aver criptato i dati, di non aver effettuato controlli regolari sulla rete, e di aver messo la crescita aziendale davanti alla sicurezza.

Tra le utenti colpite vi sono sopravvissute a violenze domestiche che avevano scelto la piattaforma proprio per la sua promessa di anonimato. Per molte, la fuga di dati rappresenta un serio rischio fisico, oltre che psicologico ed economico.

Le richieste: risarcimenti, sorveglianza prolungata e misure di sicurezza

La class action chiede risarcimenti economici, servizi di monitoraggio del credito per almeno tre anni, e un rafforzamento dei sistemi di sicurezza di Tea Dating. Viene anche richiesta la nomina di una società terza per effettuare audit annuali delle infrastrutture informatiche dell’app.

Una delle donne coinvolte suo malgrado nella violazione, afferma di aver ricevuto chiamate spam sul numero collegato al suo profilo e di aver speso ore a modificare password e monitorare account. La sua identità, come quella delle altre utenti, sarebbe ora “in mano a criminali informatici” e disponibile su circuiti illegali.

Il precedente: un caso emblematico per le app “femministe” e il trattamento dei dati sensibili

Questo caso potrebbe diventare un precedente importante nel campo della protezione dei dati all’interno di app pensate per target vulnerabili. Tea Dating, che si era proposta come “l’app dove le donne si proteggono a vicenda”, si trova ora ad affrontare accuse di negligenza sistemica e gravi violazioni della privacy, proprio nei confronti del pubblico che affermava di voler tutelare.

Secondo i legali dei querelanti, la gestione irresponsabile dei dati da parte dell’azienda è avvenuta “con piena consapevolezza del rischio, ignorando gli avvisi di istituzioni come l’FBI, la FTC e le best practice di settore”.

Il caso è ora all’esame della corte, che dovrà decidere sull’ammissibilità della class action e sull’entità dei danni.

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