Una nuova e pesante class action mette nel mirino Shein, gigante cinese dell’ultra-fast fashion. L’artista statunitense Alan Giana ha avviato un procedimento collettivo presso la United States District Court del Central District of California, accusando l’azienda di violazioni sistematiche del copyright, utilizzo illecito dei dati dei clienti e persino di condotta assimilabile a un’impresa criminale ai sensi del RICO Act.
Un modello di business basato sulla copia
Secondo l’atto depositato l’11 settembre 2025, Shein non si limita a seguire le tendenze, ma ha sviluppato un sistema algoritmico basato su intelligenza artificiale capace di scandagliare il web e i social media alla ricerca di opere creative da sfruttare. I contenuti individuati verrebbero inviati direttamente ai fornitori per la produzione, spesso senza alcuna revisione umana o autorizzazione legale. L’obiettivo è mantenere un ritmo serrato con migliaia di nuovi articoli immessi sul mercato ogni giorno, a prezzi ridottissimi. In molti casi si tratterebbe di copie identiche, in altri di variazioni minime su opere protette da copyright.
La privacy policy e il tracciamento dei clienti
Un passaggio cruciale del ricorso riguarda la privacy policy di Shein, che ammette di raccogliere dati sensibili come nomi, indirizzi email, numeri di telefono, informazioni di pagamento e indirizzi IP. Questa attività permetterebbe all’azienda di sapere quali prodotti i clienti guardano in tempo reale e di ordinare ai fornitori la produzione immediata di copie. In pratica, il comportamento di acquisto degli utenti verrebbe utilizzato come carburante per alimentare il meccanismo di copiatura e contraffazione.
Il caso Alan Giana
Il querelante, Alan Giana, è un artista con oltre quarant’anni di carriera, noto per opere ispirate alla natura e al mare, vendute e concesse in licenza a decine di aziende in tutto il mondo. Secondo la denuncia, Shein avrebbe copiato senza permesso diverse sue opere registrate presso il Copyright Office, tra cui “Coastal Escape”, trasformato in un kit di pittura a diamante, “Cape May Light”, rivenduto come stampa canvas decorativa ancora oggi disponibile online, “Rays of Hope III”, commercializzato come quadro d’arredo, e “Winter Barn III”, utilizzato come soggetto per puzzle natalizi.


Giana afferma di non aver mai ceduto diritti a Shein o ad aziende collegate. La diffusione di copie a basso costo avrebbe compromesso le sue vendite dirette, svalutato le licenze già in essere e sfruttato la sua reputazione per il profitto dell’azienda.
La struttura opaca del gruppo
Il ricorso descrive una rete aziendale definita “deliberatamente complessa e opaca”, che comprende Shein Distribution Corp. con sede a Los Angeles e responsabile delle vendite negli Stati Uniti, Roadget Business Pte. Ltd. registrata a Singapore e proprietaria dei marchi e delle piattaforme digitali, Shein Technology LLC incaricata della gestione dei sistemi algoritmici e Shein US Services LLC che fornisce supporto operativo. A questo si aggiunge una costellazione di fornitori esteri che realizzano i prodotti copiati. Secondo i legali, questo mosaico societario avrebbe lo scopo di disperdere responsabilità e rendere difficile per le vittime risalire al soggetto da citare in giudizio.
Dal plagio al racket: le accuse di RICO
La denuncia non parla soltanto di violazioni di copyright. Gli avvocati inquadrano le attività di Shein come una vera impresa criminale ai sensi del RICO Act. Ogni copia realizzata e ogni transazione commerciale derivata verrebbero considerate atti di racket, parte di un disegno criminale organizzato. Shein avrebbe così commesso migliaia di atti predatori in un arco temporale di anni, sfruttando un sistema di plagio industrializzato e trasformandolo nella colonna portante del proprio modello di business.
Una class action di massa
Il procedimento chiede la certificazione di due gruppi di querelanti, uno dedicato al risarcimento dei danni e l’altro alle ingiunzioni necessarie a fermare le violazioni. Secondo gli avvocati, il numero dei membri della class potrebbe arrivare a decine o centinaia di migliaia, data la mole di articoli immessi ogni giorno da Shein e le accuse già emerse sui social con hashtag come #sheinstolemyartwork o #sheinripoff. Molti creativi non avrebbero i mezzi per intentare una causa individuale, e senza una class action l’azienda resterebbe libera di continuare a operare senza conseguenze concrete.
Gli effetti sul commercio
Ogni ordine effettuato sulla piattaforma, ogni trasmissione di un design copiato a un fornitore e ogni spedizione di un prodotto contraffatto costituirebbe, secondo il ricorso, un atto di wire fraud o mail fraud. Le attività avrebbero effetti diretti e sostanziali sul commercio interstatale e internazionale, rafforzando la giurisdizione federale e giustificando l’applicazione delle norme federali sul racket.
Le richieste al tribunale
Gli avvocati di Giana chiedono alla corte di certificare la class action e nominare l’artista come rappresentante, dichiarare illegale il comportamento di Shein in materia di copyright, emettere un’ingiunzione che vieti l’uso di algoritmi per copiare opere di terzi e condannare l’azienda al pagamento di danni statutari per ogni opera copiata, con importi maggiorati per infrazione volontaria. La denuncia chiede inoltre il riconoscimento dei treble damages previsti dal RICO Act, il pagamento delle spese legali e la gestione della causa collettiva. Infine, i querelanti richiedono che il procedimento sia discusso davanti a una giuria popolare, sottolineando la rilevanza pubblica della vicenda.
Un caso simbolico contro l’ultra-fast fashion
La class action contro Shein si profila come una delle cause più significative mai intentate contro un gigante dell’e-commerce. L’esito potrebbe ridefinire i limiti entro cui i colossi del fast fashion digitale possono operare e rappresentare un precedente per centinaia di artisti che, fino a oggi, non hanno avuto la forza economica per difendere le proprie opere.
Il commento di Shein
Un portavoce di Shein ha commentato così: “Queste affermazioni sono prive di fondamento e di fatto errate. SHEIN attende con ansia il giorno del suo processo per confutare ogni accusa e adotterà tutte le misure necessarie per difendere il suo impegno nel rendere la moda accessibile a tutti, poiché questa azione si basa su una rappresentazione sostanzialmente errata della nostra attività”.




































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