Bambina di 10 anni morta per asfissia, i media puntano il dito contro Tik Tok


Tik Tok è il social network del momento, nonché il più amato dai giovani, per video divertenti di beniamini ed influencer che si improvvisano in scenette, balletti, ma anche attimi di vita quotidiana e clip di pochi secondi. Lo scopo è quello di intrattenere, divertire e alle volte insegnare. Ma è anche il social network delle challenge, spesso divertenti e virali. In queste ultime ore è però al centro di un polverone mediatico.

Tik Tok è entrato molto velocemente come trending topic su Twitter in seguito ad un avvenimento tragico. Una bambina di 10 anni è stata trovata priva di sensi dai suoi genitori la sera di due giorni fa, con una cintura al collo e lo smartphone vicino. I genitori hanno chiamato immediatamente i soccorsi, ma sono stati costretti a ripiegare ad una corsa in auto all’ospedale “Di Cristina”. Inutili i tentativi disperati di salvare la vita ad Antonella, questo il nome della bambina, arrivata in arresto cardiocircolatorio per via dell’asfissia prolungata. Le speranze si sono spente intorno alle 13,30 di ieri, quando per la bambina è stata dichiarata la morte cerebrale, nonostante il cuore abbia ripreso a battere dopo l’intervento dei medici. I genitori hanno quindi acconsentito alla donazione degli organi.

Gli inquirenti e la Polizia stanno ora indagando sul caso e hanno sequestrato il cellulare della bambina, per cercare di fare luce sulla tragedia. In men che non si dica in Rete e sulla maggior parte delle testate giornalistiche è rimbalzata la notizia, ancora da confermare, secondo cui la piccola Antonella abbia partecipato ad una crudele sfida chiamata BlackOut Challenge o Hanging Challenge. La sfida, che secondo molte testate è in voga su Tik Tok, consiste nel testare la propria resistenza senza respirare e con una costrizione al collo.

Non si comprende in realtà il motivo per cui sia stato puntato il dito contro Tik Tok; le indagini sono tuttora in corso, ma secondo la stampa e i blog di tutta Italia, nonché dei commenti sui social, il social network è in qualche modo coinvolto – suo malgrado – nella tragedia avvenuta a Palermo. Circola in queste ore anche una nota della piattaforma rilasciata da un portavoce che esclude la presenza di questa challenge nei propri spazi. Una dichiarazione rimbalzata così tante volte e della cui traccia non abbiamo riscontrato su nessun profilo del social. Difficile stabilire quindi da dove sia partita e quanto di vero ci sia al momento, oltre ovviamente alla straziante perdita della piccola.

Quel che si è ottenuto però, è un trending topic ai danni di Tik Tok e una pubblicità mostruosa a questa assurda challenge. Nel momento in cui scriviamo però, facendo una ricerca con le parole chiave sul social messo alla gogna, si trovano video di cordoglio e clip di vario tipo, ma niente che c’entri con la pericolosa sfida.

Tuttavia cercando Hanging Challenge il primo video che appare è quello di una donna che viene bendata e con una corda legata al collo. Il video, caricato nel luglio del 2019, si interrompe però subito dopo il bendaggio, ed è l’unico video controverso presente sulla piattaforma, almeno nelle prime pagine di ricerca. Seguono infatti una serie di video in palestra, dove gli atleti rimangono appesi alla sbarra, per allenare le braccia. Diversi utenti affermano inoltre che questo tipo di challenge, non sia mai stata presente sul social network

Insomma, troviamo un po’ prematuro puntare il dito contro un social network ad indagini non ancora concluse. Niente può essere escluso, ma quello che abbiamo ottenuto parlando di una challenge di cui non si ha traccia – almeno su Tik Tok – non ha fatto altro che un’enorme pubblicità alla stessa (e un danno a Tik Tok). L’importante è che le indagini portino a delle conclusioni che possano dare un perché a questa tragica morte, all’individuazione dei colpevoli, per poi trovare le misure per arginare il fenomeno su qualsiasi piattaforma questa challenge dovesse essere presente.

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Giornalista pubblicista, SEO Specialist, fotografo. Da sempre appassionato di tecnologia, lavoro nell'editoria dal 2010, prima come fotografo e fotoreporter, infine come giornalista. Ho scritto per PC Professionale, SportEconomy e Corriere della Sera, oltre ovviamente a Smartphonology.