Il dibattito su come contrastare il crescente fenomeno dei furti di smartphone nel Regno Unito ha portato a uno scontro aperto tra Apple, Google e la polizia metropolitana di Londra, con l’intervento diretto del Parlamento. Il cuore della discussione ruota attorno alla possibilità di usare il codice IMEI per bloccare a livello globale i dispositivi rubati.
Secondo quanto riferito da James Conway, dirigente della Metropolitan Police, due furti su tre a Londra riguardano telefoni cellulari. Questo tipo di crimine alimenterebbe anche fino al 70% degli episodi di violenza con armi da taglio nella capitale britannica. Il messaggio è chiaro: la lotta al furto di smartphone è una questione di sicurezza pubblica.
La proposta della polizia è semplice: bloccare a livello internazionale i dispositivi segnalati come rubati usando il loro numero identificativo univoco, l’IMEI. Oggi, infatti, anche se un telefono è inutilizzabile nel Regno Unito, può essere ancora attivato in altri paesi, come la Cina o Hong Kong, dove – secondo i dati – finisce oltre un quarto dei dispositivi trafugati.
Ma Apple e Google, ascoltate in una sessione del Comitato Scienza, Innovazione e Tecnologia dei Comuni, hanno sollevato diverse obiezioni. Gary Davis, responsabile delle richieste delle forze dell’ordine per Apple, ha spiegato che affidarsi solo al blocco dell’IMEI rischia di ignorare il mercato parallelo dei ricambi, dove i dispositivi smontati vengono venduti a pezzi. Davis ha inoltre sottolineato il rischio di frodi e richieste false da parte di chi si spaccia per legittimo proprietario.
Anche Google ha difeso l’approccio attuale. Simon Wingrove, ingegnere software, ha ricordato che l’IMEI è gestito a livello globale dagli operatori telefonici, e ogni cambiamento richiede un accordo di settore, non una decisione unilaterale dei singoli produttori.
Nonostante ciò, i parlamentari britannici hanno criticato duramente i due colossi, accusandoli di scarsa volontà d’azione. Il deputato Kit Malthouse ha parlato apertamente di “ritardi deliberati”, mentre Chi Onwurah, deputata laburista, ha dichiarato che né Apple né Google sembrano avere un piano efficace che non ruoti attorno all’IMEI.
Apple ha difeso l’efficacia dell’Activation Lock, funzione che lega alcuni componenti dell’iPhone all’account dell’utente, rendendo difficile il riutilizzo anche dei singoli pezzi. Google ha invece ricordato le novità introdotte in Android come il Theft Detection Lock e il miglioramento del Factory Reset Protection.
Ma per la polizia londinese questo non basta. Il responsabile tecnologico del Met, Darren Scates, ha chiesto che i fornitori di servizi cloud impediscano l’accesso da dispositivi rubati, misura che – secondo lui – potrebbe essere attuata senza nemmeno coinvolgere la polizia.
Il confronto ha messo in luce una frattura tra le esigenze di sicurezza delle forze dell’ordine e le preoccupazioni delle aziende tech per la privacy, la gestione del rischio e l’efficacia delle proprie soluzioni. Nel frattempo, il commercio di telefoni rubati a Londra continua a generare, secondo la polizia, un giro d’affari da 50 milioni di sterline all’anno.




























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