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Birdwatch

Twitter lancia Birdwatch, programma per la lotta alla disinformazione

Donald Trump passerà alla storia non solo per essere un magnate di successo, non solo per essere diventato il 45° presidente degli Stati Uniti, ma anche per essere stato probabilmente il primo ad essere bannato da quasi tutti i più importanti social network. Da quando Trump è stato allontanato da Twitter, una compagnia che si occupa di media intelligence, Zignal Labs, ha riscontrato un controllo nella circolazione delle fake news sul social dei cinguettii, secondo quanto riporta il Washington Post. Una percentuale del -73% di fake news in meno. Sarà per questo motivo che Twitter, in queste ore, ha diramato una nota attraverso il proprio blog in cui annuncia Birdwatch, un programma per la lotta alle fake news in cui gli utenti potranno partecipare attivamente.

Come funziona Birdwatch

Il programma, in fase sperimentale negli USA, permetterà agli utenti (per ora ne sono stati selezionati solo 1.000) di effettuare attività di fact-checking sui tweet in cui possono essere riportate delle fake news. Gli utenti potranno scrivere delle note che non saranno visibili nel tweet incriminato (per ora), ma sul sito Web di Birdwatch. Le note stesse potranno inoltre essere valutate da altri utenti iscritti al programma. Twitter, attraverso le parole del vicepresidente Keith Coleman, ha reso noto che l’intenzione è quella di mantenere separate note dai tweet, almeno finché il sistema di lotta alla disinformazione, sarà nelle fase iniziali.

Birdwatch
Un esempio di tweet che riporta una fake news, può essere annotato attraverso l’opzione “Contribute to Birdwatch”.

Chi potrà partecipare

Chiunque potrà fare richiesta (almeno negli Stati Uniti) per accedere a Birdwatch, purché abbia verificato il proprio account attraverso una mail e il numero di telefono, aver attiva l’autenticazione a due fattori e non aver violato recentemente la policy di Twitter. Un metodo che potrebbe risultare più efficace rispetto alle segnalazioni che invece troviamo su Facebook e che spesso non portano alla rimozione del contenuto. In questo modo, vi è un sistema di confutazione dei tweet, il quale è a sua volta è sottoposto a valutazione, anche se non è chiaro poi in che modo e se il social network interverrà. Vi è però il rischio che la valutazione non porti ad un bilancio veritiero: potrebbero verificarsi la creazione di “fazioni” attive nello stesso programma e che potrebbero confermare o non confermare l’intervento in essere. Twitter tuttavia sta cercando di rendere tutto il più trasparente possibile e nel mentre sta sviluppando algoritmi che possano premiare i contributors più affidabili e attendibili. Un sistema di lotta alla disinformazione molto democratico, che potrebbe generare forse un po’ di confusione. È un bene che per il momento le due piattaforme restino separate, almeno finché Twitter stesso non avrà compreso come rendere questo sistema il più efficace e trasparente possibile.

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Giornalista pubblicista, fotografo. Da sempre appassionato di tecnologia, lavoro nell'editoria dal 2010, prima come fotografo e fotoreporter, infine come giornalista. Dopo le esperienze da NotebookItalia, PacoDigit e PC Professionale, ecco a voi Smartphonology.
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