Tutti contro TikTok. La Cina: “Bullismo”

TikTok deve difendersi da attacchi provenienti dai Paesi di ogni angolo del globo, per via della controversa gestione dei dati e delle politiche troppo permissive relative ai contenuti che potrebbero danneggiare i minori. Negli Stati Uniti, la piattaforma è stata messa sotto pressione dalla Camera dei Rappresentanti, che ha votato per una legge che potrebbe portare a un divieto totale dell’uso di TikTok, ponendo ByteDance, la società madre cinese, di fronte alla necessità di cedere la rete sociale a investitori occidentali entro sei mesi. Questa mossa rispecchia le preoccupazioni diffuse riguardo la sicurezza nazionale, considerando l’obbligazione delle aziende cinesi di collaborare con il governo cinese, e la potenziale influenza di TikTok sui suoi 170 milioni di utenti americani, in particolare in periodi elettorali. Ma in quali altri Paesi TokTok non è vista di buon grado?

La Cina: “è bullismo”, Agcom sanziona TikTok

La Cina ha reagito con forti critiche, definendo le azioni degli Stati Uniti come “bullismo” e sostenendo che non ci sono prove concrete che TikTok rappresenti una minaccia per la sicurezza nazionale americana. Il divieto potrebbe avere implicazioni significative per la libertà di espressione e solleva questioni legali e costituzionali, in quanto prende di mira specificamente un’azienda. A nemmeno 24 ore dalla votazione della legge, in Italia è stata inflitta una multa di 10 milioni di euro alla piattaforma da parte di Agcom. l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato TikTok per pratica commerciale scorretta. La piattaforma è stata accusata di non implementare controlli adeguati sui contenuti pericolosi, in particolare quelli che potrebbero compromettere la sicurezza di minori e soggetti vulnerabili. Questi contenuti vengono promossi attraverso la profilazione algoritmica, che stimola un utilizzo sempre più frequente del social network, accrescendo così la redditività degli introiti pubblicitari.

Il Parlamento Europeo, la Commissione e il Consiglio Europeo hanno bannato TikTok dai telefoni dei membri e dello staff lo scorso anno. Le misure sono state adottate per prevenire attacchi e minacce di sicurezza informatica. Ma anche buona parte dei 27 membri dell’UE, dal Belgio, all’Olanda alla Danimarca, non utilizzano TikTok sui dispositivi di lavoro. Così anche in Canada; nel febbraio del 2023 seguendo le orme di Stati Uniti ed Unione Europea, ha inibito l’utilizzo dell’app per problemi di rischi per la privacy e la sicurezza. A ruota anche la Gran Bretagna. Nel mentre l’amministratore delegato di TikTok, Shou Zi Chew, ha invitato gli utenti USA alla mobilitazione a tutela della piattaforma. “Proteggi i tuoi diritti costituzionali. Fai sentire la tua voce”.

La situazione di TikTok nel mondo

Ma se in Occidente non è vista di buon occhio, neanche in Asia la piattaforma se la passa piuttosto bene. In India è stata bannata dal 2020, in seguito a degli scontri con la Cina, dove hanno visto la morte 20 militari indiani, come riporta il Corriere della Sera. In Australia per gli stessi motivi dei Paesi europei e statunitensi hanno inibito l’installazione dell’applicazione sui dispositivi di intelligence e governativi. Così anche Taiwan e Nuova Zelanda. In Pakistan hanno temporaneamente vietato più volte TikTok, per la presenta di contenuti considerati immorali e indecenti. Ma dopo poco meno di un mese il blocco è stato rimosso. I talebani in Afghanistan nel 2022 hanno impedito l’utilizzo di TikTok per impedire alle generazioni più giovani di esserne in qualche modo “ingannate”.

In Indonesia il primo ban è del 2018. I motivi sono riconducibili a presunti contenuti pornografici, inappropriati o considerati blasfemi. Un ban durato appena una settimana, in seguito alla censura della piattaforma dei contenuti incriminati. Anche in Somalia, l’app ha deciso di limitarne l’utilizzo la scorsa estate, per i contenuti considerati espliciti e potenzialmente dannosi sui giovani. Ma il vero ban è avvenuto in Nepal. Nel Paese è stato di recente annunciato il divieto di TikTok, motivato dall’impatto negativo percepito sulla “armonia sociale” e la diffusione di “messaggi d’odio”.

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Giornalista pubblicista, SEO Specialist, fotografo. Da sempre appassionato di tecnologia, lavoro nell'editoria dal 2010, prima come fotografo e fotoreporter, infine come giornalista. Ho scritto per PC Professionale, SportEconomy e Corriere della Sera, oltre ovviamente a Smartphonology.