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Operazione Domino, banconote false vendute su Telegram e pagate in Bitcoin

Una rete con base operativa nei Quartieri Spagnoli di Napoli, canali Telegram dedicati alla vendita di banconote contraffatte e pagamenti in Bitcoin. È il quadro ricostruito nell’ambito dell’operazione “Domino”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli e condotta dai militari della Sezione Criptovalute del Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria, con il supporto delle articolazioni territoriali dell’Arma. La notizia trova riscontro nella nota ufficiale pubblicata dai Carabinieri e nelle ricostruzioni di agenzia diffuse il 25 maggio 2026.

Il Gip del Tribunale di Napoli ha disposto misure cautelari personali e reali nei confronti di 12 persone, gravemente indiziate a vario titolo di associazione per delinquere, acquisto e distribuzione transnazionale di banconote false, pagamenti in criptovalute e autoriciclaggio. Il provvedimento prevede tre custodie cautelari in carcere, cinque arresti domiciliari, due obblighi di dimora e due obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria.

La vendita su Telegram tramite “ELREAL SHOP”

Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe usato il canale Telegram criptato “ELREAL SHOP” per pubblicizzare e distribuire banconote false in Italia e all’estero. La valuta contraffatta riguardava tagli da 20, 50 e 100 euro. La rete avrebbe adottato un modello simile al dropshipping, con spedizioni nazionali e internazionali pensate per ridurre l’esposizione diretta dei venditori.

La parte economica dell’attività avrebbe avuto un’impronta digitale marcata. Gli acquisti avvenivano, secondo l’accusa, tramite pagamenti in Bitcoin, con una struttura che mirava a sfruttare l’apparente anonimato delle transazioni e dei canali di comunicazione. L’indagine ha portato al tracciamento di oltre 410 wallet Bitcoin e alla ricostruzione di un volume d’affari superiore a 536.000 euro tra luglio 2022 e dicembre 2023.

Il ruolo dell’OSINT e dell’analisi blockchain

Uno degli aspetti più rilevanti dell’operazione riguarda il metodo investigativo. Secondo i Carabinieri, la disarticolazione del gruppo è avvenuta in assenza di intercettazioni telefoniche o ambientali. L’indagine avrebbe unito attività tradizionali, come osservazione e pedinamento, con OSINT operativa, analisi dei profili social e forense finanziaria applicata alle transazioni in criptovalute.

Il caso conferma un dato ricorrente nelle indagini su marketplace illegali e canali chiusi: la crittografia e l’uso di criptovalute non bastano, da soli, a proteggere un’identità digitale quando gli utenti lasciano tracce su più piattaforme. Gli investigatori avrebbero ricondotto alcuni account alle persone fisiche attraverso nickname usati nel gaming, comunicazioni in chiaro, immagini pubblicate sui social e dettagli visibili nei video promozionali delle banconote false.

Tatuaggi, gaming e tracce social

Nel materiale investigativo emerge anche il peso del cosiddetto fattore umano. Alcuni indagati sarebbero stati identificati grazie a tatuaggi e segni distintivi visibili nei video collegati alla promozione delle banconote. In altri casi, avrebbero inciso gli inviti a giochi online, i nickname personali e immagini pubblicate in ambienti domestici, con elementi utili a collegare account digitali, luoghi e persone.

Gli investigatori parlano di “Game Over” delle identità digitali riconducibili agli account “ELREAL SHOP” e “@Eldiablo0301”, quest’ultimo indicato come attivo nella vendita di droga e valuta contraffatta. La ricostruzione mostra come attività apparentemente separate, tra Telegram, social network e piattaforme di gaming, possano contribuire alla definizione di un profilo investigativo coerente.

Un’indagine con dimensione europea

L’operazione ha avuto anche un profilo internazionale. Le indagini hanno visto il coinvolgimento delle autorità di Francia, Germania, Spagna e Belgio, con il supporto di Europol per il raccordo con le polizie estere. Gli accertamenti tecnici della Banca Centrale Europea avrebbero attribuito le banconote false alla categoria di contraffazione “common class”, già rilevata in diversi Paesi europei, tra cui Francia, Svizzera, Irlanda, Spagna e Germania.

Il bilancio indicato dagli investigatori comprende 12 arresti, dei quali 10 in flagranza e 2 all’estero, 61 persone deferite in stato di libertà e il sequestro di oltre 106.000 euro in banconote contraffatte, occultate in plichi pronti per la distribuzione. In parallelo, sono state avviate perquisizioni e attività finalizzate al sequestro preventivo diretto e per equivalente di strumenti informatici, canali telematici, denaro e beni fino alla somma di 536.880 euro.

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