Il vibe coding ha trasformato il modo in cui si realizzano siti, applicazioni e prototipi digitali. L’utente descrive il progetto con un prompt, mentre una piattaforma basata sull’intelligenza artificiale genera interfaccia, codice, database e, in alcuni casi, anche l’infrastruttura necessaria per la pubblicazione. Dietro una definizione comune si trovano però prodotti molto diversi. Lovable, Bolt e Base44 puntano su un’esperienza vicina al no-code. Replit e GitHub Spark coprono quasi tutto il ciclo di sviluppo. v0 e Figma Make privilegiano il design e il front-end. Cursor e Devin Desktop richiedono competenze tecniche, ma offrono più controllo sul codice. Questa rassegna, aggiornata a luglio 2026, analizza le principali piattaforme per il vibe coding, con una descrizione delle funzioni, dei vantaggi e dei limiti da valutare prima di affidare loro un progetto.
Lovable
Lovable è una piattaforma di sviluppo full-stack che permette di creare applicazioni web attraverso istruzioni in linguaggio naturale. Ogni progetto produce una vera base di codice, che può essere sincronizzata con GitHub e inserita in un flusso di sviluppo tradizionale. La piattaforma comprende hosting, autenticazione, database e archiviazione attraverso Lovable Cloud, basato sull’infrastruttura open source di Supabase.

L’interfaccia segue un modello conversazionale. L’utente descrive le pagine, i flussi e le funzioni, poi interviene attraverso altri prompt o modifiche dirette. Lovable supporta anche pagamenti Stripe, API esterne e controlli di sicurezza sul codice e sulla configurazione del database.
Pro: Lovable offre uno dei percorsi più semplici per passare da un’idea a un’applicazione completa. La sincronizzazione con GitHub riduce il rischio di dipendenza totale dalla piattaforma e consente a uno sviluppatore di proseguire il lavoro in un ambiente esterno. L’integrazione con Supabase rende più accessibili autenticazione, database e gestione dei file.
Contro: il sistema a crediti può incidere sui costi durante le fasi con molte correzioni. La semplicità dell’interfaccia non elimina la necessità di controllare permessi, API, chiavi segrete e regole di accesso al database. La documentazione stessa raccomanda di configurare le policy Row Level Security prima della pubblicazione.
Lovable risulta adatto a startup, freelance, piccole aziende e utenti senza una formazione tecnica avanzata che desiderano creare MVP, gestionali, portali o servizi in abbonamento.
Bolt.new
Bolt.new è un ambiente di sviluppo basato sul browser che genera applicazioni web full-stack a partire da un prompt. Bolt Cloud riunisce hosting, domini, database, autenticazione, gestione dei segreti e pubblicazione. La piattaforma supporta anche GitHub e permette di scegliere tra il database interno e Supabase.

I nuovi progetti possono usare Claude Agent, che crea in modo automatico il database richiesto dall’applicazione. Bolt supporta inoltre progetti mobile basati su Expo, purché tale requisito compaia nelle istruzioni iniziali.
Pro: Bolt mette a disposizione un ambiente completo senza installazioni locali. La possibilità di accedere al codice, collegare GitHub e scegliere il database offre una discreta libertà tecnica. Il sistema risulta efficace per landing page, dashboard, strumenti interni, applicazioni SaaS e prototipi mobile.
Contro: il consumo dei token può crescere durante debug, ripensamenti e modifiche estese. Il ripristino di una versione precedente del progetto non riporta il database allo stato precedente, quindi un rollback del codice può lasciare dati e struttura non allineati.
Bolt si rivolge soprattutto a chi vuole maggiore flessibilità rispetto a un builder no-code, ma non desidera configurare manualmente ambiente, server e servizi esterni.
Replit Agent
Replit Agent costruisce applicazioni, siti, presentazioni e altri prodotti digitali attraverso istruzioni testuali. La quarta generazione dell’agente ha introdotto un canvas visuale, la collaborazione tra più utenti, l’esecuzione parallela delle attività e la possibilità di gestire più elementi nello stesso progetto, per esempio un’app web, un’app mobile e una presentazione collegate allo stesso backend.

Replit comprende editor, terminale, database PostgreSQL, gestione dei segreti e infrastruttura di pubblicazione. Il codice resta accessibile e può essere modificato senza passare dall’agente.
Pro: Replit costituisce una delle soluzioni più complete per chi vuole mantenere un rapporto diretto con il codice. Lo stesso ambiente copre prototipazione, sviluppo, test, database e distribuzione. La piattaforma permette anche di passare da un approccio puramente conversazionale a uno sviluppo manuale.
Contro: l’ampiezza delle funzioni rende l’interfaccia meno immediata rispetto a Lovable o Base44. I costi dipendono dai crediti e dallo sforzo richiesto all’agente, quindi attività complesse o lunghe possono consumare più risorse del previsto. Replit ha introdotto piani e modalità diverse proprio per differenziare velocità e consumo.
Replit è indicato per sviluppatori, studenti, product manager e startup che vogliono realizzare un progetto completo senza rinunciare a terminale, file e infrastruttura.
v0 di Vercel
v0 nasce come generatore di interfacce, ma oggi supporta applicazioni full-stack con autenticazione, database, API e logica server. La piattaforma utilizza soprattutto Next.js e può collegarsi a servizi come Supabase, Neon, Upstash e Vercel Blob.
Uno dei punti centrali è la generazione di interfacce a partire da prompt, wireframe o immagini. Il progetto può essere distribuito su Vercel e sincronizzato con Git per consentire modifiche sia nella piattaforma sia in locale.

Pro: v0 produce interfacce generalmente curate e coerenti con gli standard delle moderne applicazioni React. L’integrazione con Vercel semplifica pubblicazione, funzioni server e gestione delle variabili d’ambiente. È una scelta efficace per landing page, dashboard, SaaS e front-end destinati a un successivo passaggio a un team tecnico.
Contro: v0 privilegia Next.js. La documentazione indica che altri framework sono supportati, ma riconosce risultati più affidabili con lo stack Vercel. Questa impostazione può rappresentare un limite per chi usa tecnologie diverse o vuole una maggiore neutralità infrastrutturale.
v0 si adatta soprattutto a designer, sviluppatori front-end e team di prodotto che desiderano trasformare rapidamente un concept visuale in codice utilizzabile.
Base44
Base44 permette di creare applicazioni complete tramite chat. La piattaforma include database, autenticazione, analytics, hosting e funzioni backend, senza richiedere la configurazione iniziale di servizi esterni. Supporta anche funzioni basate sull’intelligenza artificiale, automazioni e integrazioni con API.

Il piano gratuito permette di provare le funzioni principali, mentre GitHub, domini personalizzati e funzioni backend sono legati ai livelli superiori. Base44 utilizza due tipi di crediti: quelli per i messaggi inviati al builder e quelli per le integrazioni eseguite dall’applicazione.
Pro: Base44 riduce al minimo le decisioni tecniche iniziali. Database, utenti e logica server fanno parte dello stesso ambiente. Questo approccio risulta utile per CRM, strumenti amministrativi, portali clienti, sistemi di prenotazione e applicazioni aziendali.
Contro: la struttura a doppio credito può rendere meno immediata la previsione dei costi. Alcune funzioni essenziali per un progetto professionale, come GitHub e il dominio personalizzato, richiedono piani più costosi. La comodità del backend integrato può inoltre aumentare la dipendenza dalla piattaforma.
Base44 è una scelta adatta a professionisti e piccole imprese che vogliono pubblicare un servizio senza occuparsi della configurazione tecnica dello stack.
GitHub Spark
GitHub Spark trasforma una descrizione testuale in un’applicazione full-stack con archiviazione dati, autenticazione GitHub e funzioni AI. L’utente può modificare il progetto attraverso prompt, strumenti visuali o codice, poi pubblicarlo su un runtime gestito. Spark può anche creare un repository e aprire il progetto in un Codespace con GitHub Copilot.

Pro: Spark si integra con repository, versionamento, Codespaces, Copilot e strumenti di collaborazione già presenti su GitHub. Per un team tecnico offre un percorso lineare tra prototipo, codice e gestione del progetto.
Contro: Spark risulta ancora indicato come funzionalità in anteprima ed è accessibile agli utenti Copilot Pro+ ed Enterprise. Non rappresenta quindi la soluzione più economica o accessibile per chi vuole soltanto provare il vibe coding.
Spark trova il proprio spazio nei team che usano già GitHub e desiderano evitare il passaggio tra un builder esterno e il normale flusso di sviluppo.
Figma Make
Figma Make applica il vibe coding al processo di progettazione. L’utente può partire da un prompt, da un frame di Figma Design oppure da immagini, video, documenti e altri materiali. La piattaforma genera prototipi interattivi e applicazioni web con logica, dati e collegamenti a servizi backend.
Figma Make include commenti, annotazioni, cronologia delle versioni, editor del codice e strumenti di pubblicazione. L’esportazione del codice e alcune funzioni avanzate richiedono un piano e un tipo di postazione compatibili.
Pro: rappresenta una delle opzioni più interessanti per chi parte dal design. I file Figma possono fornire all’AI riferimenti visuali precisi, con risultati più coerenti rispetto a un prompt esclusivamente testuale. La collaborazione con designer, stakeholder e sviluppatori resta nello stesso ambiente.
Contro: Figma Make offre il meglio nella prototipazione, nelle interfacce e nella validazione di un prodotto. Per applicazioni con logica backend complessa, processi critici o architetture personalizzate può servire un successivo passaggio a strumenti di sviluppo più tradizionali. Il sistema a crediti AI può inoltre limitare le iterazioni più estese.

Figma Make risulta indicato per designer, agenzie, product manager e gruppi che vogliono validare l’esperienza utente prima di investire nello sviluppo completo.
Bubble
Bubble appartiene alla precedente generazione di piattaforme no-code, ma ha integrato un generatore AI capace di creare struttura, database, interfaccia e logica iniziale da un prompt. L’app può poi essere modificata attraverso l’editor visuale, senza intervenire direttamente sul codice.
Pro: Bubble offre un controllo visuale molto più dettagliato rispetto ai builder basati quasi soltanto sulla chat. Database, workflow, autenticazione, API e infrastruttura fanno parte dello stesso prodotto. La piattaforma dispone inoltre di un ecosistema maturo di plugin, template e risorse formative.
Contro: il codice dell’applicazione non può essere esportato per l’esecuzione su un’infrastruttura esterna. Chi lascia Bubble deve ricostruire la logica del progetto, anche se può esportare dati e parte del design.
Un altro elemento da valutare è il prezzo basato sulle workload unit, che misurano le risorse server consumate da query, workflow, API e altre operazioni. La spesa può quindi aumentare insieme all’uso dell’app.
Bubble rimane adatto a chi preferisce un editor visuale stabile e accetta una maggiore dipendenza dall’ecosistema proprietario.
Cursor
Cursor è un ambiente di sviluppo con agenti AI, completamento del codice, ricerca nel progetto, supporto MCP, strumenti cloud e accesso a diversi modelli. A differenza di Lovable e Bolt, non nasconde la struttura del software: file, repository, dipendenze e configurazioni restano al centro dell’esperienza.
Cursor 3 ha introdotto uno spazio di lavoro che unisce più repository e permette di passare tra agenti locali, agenti cloud e IDE. L’utente può delegare un’attività, controllare le modifiche e intervenire direttamente sul codice.

Pro: Cursor offre più controllo rispetto ai builder no-code e si adatta anche a codebase esistenti. Consente di scegliere modelli diversi, definire regole di progetto e collegare strumenti esterni. È una soluzione valida per applicazioni destinate alla produzione e per attività di manutenzione.
Contro: richiede competenze di programmazione. Non fornisce automaticamente un sistema completo di hosting, database e pubblicazione paragonabile a Lovable o Replit. L’utente resta responsabile delle scelte architetturali, della sicurezza e dell’infrastruttura.
Cursor è indicato per sviluppatori e team tecnici che considerano il vibe coding un’estensione del normale lavoro sul codice, non un sostituto completo delle competenze software.
Devin Desktop, il nuovo nome di Windsurf
Dal 2 giugno 2026 Windsurf ha assunto il nome di Devin Desktop. Il prodotto mantiene editor, estensioni e piani esistenti, ma pone maggiore enfasi sulla gestione coordinata di agenti locali e cloud.
L’ambiente permette di assegnare attività agli agenti, esaminare modifiche su più file e lavorare su codebase estese. Le tecnologie ereditate da Windsurf comprendono Cascade, Fast Context e modelli specializzati nella ricerca e nella modifica del codice.
Pro: Devin Desktop offre un approccio orientato ai flussi multi-agente e ai progetti complessi. La ricerca contestuale sul codice riduce il numero di file che il modello deve analizzare e facilita gli interventi su repository di grandi dimensioni.

Contro: non è una piattaforma no-code. La transizione da Windsurf a Devin Desktop modifica inoltre identità e posizionamento del prodotto, un elemento che può creare qualche incertezza per chi cerca un ambiente stabile e immediatamente riconoscibile. I livelli pensati per un uso intensivo hanno costi sensibilmente superiori al piano individuale di base.
Devin Desktop è destinato soprattutto a sviluppatori e aziende che vogliono coordinare più agenti senza abbandonare l’editor.
Firebase Studio non è più una scelta per nuovi progetti
Firebase Studio avrebbe potuto rappresentare una delle alternative più interessanti grazie all’integrazione tra Gemini, Firebase Authentication, Firestore e App Hosting. Google ha però annunciato la dismissione del servizio.
Dal 22 giugno 2026 non è più possibile creare nuovi workspace o registrare nuovi utenti. La chiusura definitiva è prevista per il 22 marzo 2027, con cancellazione dei dati rimasti sulla piattaforma. Firebase Studio non deve quindi essere scelto per un nuovo progetto, mentre gli utenti esistenti devono pianificare la migrazione.
Quale piattaforma per il vibe coding scegliere
Per chi non possiede competenze tecniche, Lovable e Base44 offrono il percorso più semplice tra prompt, database e pubblicazione. Lovable garantisce una maggiore apertura verso GitHub e Supabase, mentre Base44 concentra quasi tutta l’infrastruttura nel proprio ambiente.
Bolt.new rappresenta un compromesso tra semplicità e accesso al codice. Supporta web app, database e progetti mobile, ma richiede attenzione ai token e alla gestione delle versioni.
Replit Agent è più adatto a chi vuole un ambiente completo, con terminale, database, deployment e possibilità di modifica manuale. Può accompagnare un progetto anche oltre la fase iniziale, purché il team controlli costi e qualità del codice.
v0 e Figma Make rispondono soprattutto alle esigenze di designer e team di prodotto. v0 privilegia Next.js e Vercel, mentre Figma Make parte dal design e dalla collaborazione visuale.
GitHub Spark ha senso per le organizzazioni che usano già GitHub e Copilot. L’accesso limitato e lo stato di anteprima ne riducono, almeno per ora, la diffusione tra gli utenti occasionali.
Bubble resta una piattaforma no-code completa, ma il lock-in e il modello basato sul workload devono essere valutati prima di costruire un prodotto destinato a crescere.
Cursor e Devin Desktop offrono il maggiore controllo, ma presuppongono la capacità di leggere, verificare e mantenere il codice. Sono strumenti per lo sviluppo assistito dall’AI più che builder automatici destinati a chi parte da zero.
Qualunque sia la piattaforma scelta, un’app generata tramite vibe coding non dovrebbe arrivare online senza test su autenticazione, permessi, trattamento dei dati, accessibilità, prestazioni e costi dell’infrastruttura. Il prompt può accelerare la costruzione del prodotto, ma non sostituisce il controllo tecnico necessario per renderlo affidabile.


























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