Nelle ultime settimane, la Francia è andata molto vicina a diventare il primo Paese al mondo a privare i propri cittadini del diritto alla privacy digitale. Pavel Durov, fondatore di Telegram, ha raccontato nel suo canale ufficiale che un disegno di legge approvato dal Senato francese prevedeva di imporre alle app di messaggistica l’inserimento di backdoor per consentire alla polizia l’accesso ai messaggi privati. L’Assemblea Nazionale, fortunatamente, ha respinto il testo, evitando un precedente gravissimo.
Il messaggio di Pavel Durov
“Il mese scorso, la Francia ha quasi vietato la crittografia”, ha ricordato Durov. “Una legge che richiedeva alle app di messaggistica di implementare una backdoor per consentire alla polizia l’accesso ai messaggi privati è stata approvata dal Senato. Fortunatamente è stata bocciata dall’Assemblea Nazionale.” Secondo Durov, “i membri dell’Assemblea Nazionale sono stati saggi a respingere una legge che avrebbe reso la Francia il primo Paese al mondo a privare i cittadini del diritto alla privacy”. Ha aggiunto che “nemmeno i Paesi che molti europei considerano carenti di libertà hanno mai vietato la crittografia”.
Il motivo è semplice: “È tecnicamente impossibile garantire che solo la polizia possa accedere a una backdoor. Una volta introdotta, una backdoor può essere sfruttata da altre parti, dagli agenti stranieri agli hacker. Di conseguenza, i messaggi privati di tutti i cittadini rispettosi della legge potrebbero essere compromessi”. Il provvedimento, presentato con la giustificazione della lotta al traffico di droga, sarebbe stato inefficace anche sul piano pratico. “Anche se le app di messaggistica principali fossero state indebolite da una backdoor, i criminali avrebbero continuato a comunicare in modo sicuro usando decine di app minori, diventando ancora più difficili da tracciare grazie alle VPN”, ha osservato Durov.
Nel suo intervento, Durov ha ribadito l’impegno di Telegram a non cedere alle pressioni politiche o commerciali: “Come ho detto prima, Telegram preferirebbe uscire da un mercato piuttosto che compromettere la crittografia con backdoor e violare i diritti umani fondamentali. A differenza di alcuni nostri concorrenti, non scambiamo la privacy per una quota di mercato.” Telegram, ha sottolineato Durov, “in 12 anni di storia non ha mai divulgato nemmeno un byte dei messaggi privati”. Nel rispetto del Digital Services Act dell’Unione Europea, “se presentato con un valido ordine del tribunale, Telegram fornisce solo gli indirizzi IP e i numeri di telefono dei sospettati criminali, mai i contenuti dei messaggi.”
Durov ha definito il rigetto della legge da parte dell’Assemblea Nazionale una vittoria della libertà, ma ha avvertito che “la battaglia è tutt’altro che finita”. Solo pochi giorni fa, il prefetto della polizia di Parigi ha nuovamente sollecitato l’introduzione delle backdoor, mentre “questo mese, la Commissione Europea ha proposto un’iniziativa simile per aggiungere backdoor alle app di messaggistica.” “Ogni giorno, queste libertà vengono attaccate, e ogni giorno dobbiamo difenderle”, ha concluso Durov.



























Lascia un commento