Tra gennaio e marzo 2025, più del 40% dei milionari in Dogecoin ha perso il proprio status, in un crollo che ha colpito duramente gli investitori nella moneta meme. Secondo un’analisi pubblicata da Finbold, l’ondata negativa ha preso piede proprio dopo l’annuncio della nuova agenzia governativa americana guidata da Elon Musk, chiamata simbolicamente Department of Government Efficiency (DOGE).

Il tracollo degli indirizzi milionari
Il 21 gennaio 2025, giorno successivo alla fondazione ufficiale dell’agenzia, gli indirizzi contenenti almeno un milione di dollari in DOGE erano 2.330. Alla fine di marzo, ne restavano solo 1.366: una perdita netta del 41,47%. La flessione ha riguardato tutte le fasce di valore. Gli indirizzi con un saldo compreso tra 100.000 e 999.999 dollari hanno subito la contrazione maggiore, pari al 49,5%, mentre i portafogli con pochi dollari in DOGE hanno resistito meglio, con un calo del 6,78%.
Musk è davvero il responsabile?
A differenza del passato, dove Elon Musk riusciva a innescare rally improvvisi con un semplice tweet, stavolta il suo coinvolgimento ha coinciso con una fase discendente. Tuttavia, il calo del prezzo di Dogecoin è stato ancora più marcato rispetto alla riduzione degli indirizzi milionari, con una perdita di valore pari al 50% tra il 31 gennaio e la fine di marzo. Secondo il ricercatore Andreja Stojanovic, coautore dello studio, il calo sarebbe più attribuibile a fattori generali legati al mercato e all’economia che non alla figura di Musk. Le sue parole evidenziano come, pur con un coinvolgimento diretto e simbolico nel progetto DOGE governativo, l’impatto effettivo di Musk sul prezzo di Dogecoin oggi appare limitato.
Nessuna spinta da parte del governo
A confermare questa interpretazione è lo stesso Elon Musk, che ha dichiarato in modo esplicito la totale assenza di piani legati a Dogecoin all’interno dell’agenzia da lui diretta. Le sue parole sembrano sgonfiare le speranze di chi ancora associa DOGE alle iniziative dell’imprenditore. Per chi sperava in un ritorno della cosiddetta “Musk pump”, il messaggio è chiaro: non ci sono venti favorevoli in arrivo da parte del miliardario. E per Dogecoin, la strada si fa più incerta, in un contesto dove la fiducia sembra dipendere sempre meno da meme e personaggi carismatici, e sempre di più dalla solidità del mercato.




























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