La nona Conferenza globale sulle finanze criminali e le criptovalute ha posto l’accento sulla necessità di rafforzare standard, cooperazione e competenze per contrastare l’uso illecito degli asset digitali. L’incontro, organizzato da Europol, UNODC e Basel Institute on Governance, si è svolto a Vienna il 28 e 29 ottobre 2025, riunendo oltre 250 partecipanti in presenza e più di 1.000 online tra forze dell’ordine, autorità di regolamentazione, ricercatori e società di analisi blockchain.

Il tono è stato netto: le attività criminali che sfruttano le criptovalute stanno diventando sempre più sofisticate, ma anche la risposta globale sta guadagnando professionalità e coordinamento. Tra i rischi citati figurano il traffico di droga, il finanziamento del terrorismo e l’elusione delle sanzioni, reati che richiedono un’azione congiunta su scala internazionale.
Burkhard Mühl, responsabile dell’European Financial and Economic Crime Centre (EFECC) di Europol, ha avvertito che «l’uso improprio delle tecnologie crittografiche e blockchain a fini criminali è ormai altamente organizzato». Per questo Europol continuerà a investire in innovazione e cooperazione con il settore privato, a supporto delle indagini complesse condotte dagli Stati membri.
La conferenza ha evidenziato progressi tangibili: nuovi strumenti automatizzati stanno riducendo la necessità di tracciamenti manuali, e diverse operazioni transfrontaliere hanno dimostrato l’efficacia della collaborazione internazionale. Tuttavia, restano carenze strutturali — legislative, operative e di competenze — che impediscono una risposta uniforme a livello globale.
Secondo John Brandolino, direttore della Divisione Affari dei Trattati dell’UNODC, la ricerca svolta nel Sud-est asiatico sui centri di truffa sta aiutando governi e forze dell’ordine a contrastare minacce transnazionali in espansione. Ma per colmare le lacune serviranno standard comuni e linee guida condivise per le indagini e l’intelligence sulla blockchain.
Un altro tema centrale è stato il rafforzamento della cooperazione transfrontaliera. Le blockchain non conoscono confini, e i capitali illeciti possono muoversi in pochi secondi, mentre i meccanismi legali di cooperazione tra Stati restano lenti. Da qui l’urgenza di canali interagenzia più rapidi e di un coordinamento costante tra investigatori e pubblici ministeri.
Le partnership pubblico-private sono considerate decisive. Ned Conway, segretario esecutivo del Wolfsberg Group, ha sottolineato che l’integrazione tra finanza tradizionale e decentralizzata richiede «canali chiari di condivisione delle informazioni tra banche e fornitori di servizi di asset virtuali» per individuare più efficacemente la finanza illecita.
Sul fronte delle competenze, Elisabetta Andersen, direttore esecutivo del Basel Institute on Governance, ha definito la formazione “una leva cruciale” per migliorare la capacità delle agenzie di individuare e recuperare cripto-beni legati a reati finanziari.
La conferenza ha ribadito che solo sviluppando standard chiari, cooperazione multilivello e formazione condivisa sarà possibile assicurare che le innovazioni finanziarie vengano sfruttate a beneficio della collettività, evitando che diventino strumento di criminalità globale.




























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