L’AI nella gestione patrimoniale ottiene giudizi positivi, ma la qualità dei dati resta un ostacolo. È il tema al centro di The Crowded Trade, ricerca commissionata da Clearwater Analytics a Pureprofile su 250 dirigenti di società di gestione negli Stati Uniti, in Europa e nell’area Asia-Pacifico.
Il rapporto indica che l’84% considera riuscito l’impiego dell’AI nelle attività di investimento e portafoglio. Il comunicato del 21 ottobre riporta invece l’83% per strategie di investimento e costruzione dei portafogli: le due percentuali non coincidono e in questo articolo il riferimento principale è il rapporto originale.
Chi usa più AI incontra più dubbi sui dati
Il dato più netto riguarda gli utilizzatori più intensivi: il 100% dichiara di non fidarsi di dati importanti almeno una volta alla settimana, contro il 71% di chi impiega meno AI in produzione. Nell’intero campione la quota è dell’86%. Sono risposte degli intervistati: non dimostrano che l’AI causi il problema.
Le aspettative su volatilità e ribilanciamento
Nel comunicato, Clearwater riferisce che il 74% degli intervistati si aspetta che l’AI generativa mantenga nei prossimi tre anni la riduzione della volatilità del portafoglio indicata tra il 15% e il 20%. Un ulteriore 16% prevede un miglioramento maggiore.
La volatilità esprime l’ampiezza delle oscillazioni del valore di un investimento. Le percentuali diffuse descrivono le valutazioni e le aspettative dei partecipanti alla ricerca: non costituiscono una promessa di protezione dalle perdite e non permettono di attribuire gli stessi effetti a qualsiasi fondo o strumento.
Il materiale stampa indica inoltre cicli di ribilanciamento già più rapidi di circa il 30%. Il 28% prevede che il ritmo resti stabile, mentre il 60% si aspetta un’accelerazione compresa tra il 30% e il 35%. Il ribilanciamento è la modifica dei pesi degli investimenti per riallineare il portafoglio ai suoi obiettivi. Una procedura più veloce non equivale automaticamente a una decisione migliore.
Operazioni e conformità normativa
L’adozione interessa anche le attività interne. Secondo il comunicato, metà dei dirigenti giudica estremamente riuscita l’introduzione di AI e machine learning nelle operazioni aziendali, mentre il 23% la considera riuscita. Nell’ambito della conformità e della regolamentazione, le rispettive quote sono il 39% e il 41%.
Queste valutazioni riguardano funzioni diverse e non devono essere sommate tra loro. Il materiale stampa non presenta una verifica indipendente dei risultati di ciascuna società o una misura comune del ritorno economico ottenuto con gli strumenti AI.
Il problema dei sistemi che non condividono gli stessi dati
Souvik Das, CTO di Clearwater Analytics, attribuisce gran parte delle difficoltà alla frammentazione: più sistemi possono contenere versioni diverse della stessa informazione e richiedere continui controlli di coerenza. Un agente AI che legge dati incompleti o disallineati può trasferire quei limiti nelle proprie analisi.
Clearwater propone una registrazione unificata delle attività di investimento, con riconciliazione continua tra funzioni e classi di attività. È la soluzione sostenuta dal committente della ricerca, che vende piattaforme per la gestione degli investimenti. Il suo ruolo commerciale va distinto dai risultati del sondaggio.
Come è stata condotta la ricerca
Pureprofile ha svolto le interviste tra aprile e maggio 2026. Il campione comprende gestori azionari, obbligazionari, multi-asset, mercati privati, hedge fund e gestori assicurativi. Il rapporto The Crowded Trade è disponibile sul sito del committente.
I risultati descrivono opinioni professionali raccolte in un determinato periodo. Non rappresentano una sperimentazione controllata dell’AI sui portafogli né una raccomandazione di investimento. Il rapporto tra infrastrutture e applicazioni AI è centrale anche nei nuovi servizi annunciati da Fastweb + Vodafone con NVIDIA.




























Lascia un commento