X contro New York: nuova causa sulla libertà di espressione

Il 17 giugno 2025, X Corp., la società che gestisce il social network precedentemente noto come Twitter, ha intentato una causa federale contro la procuratrice generale di New York, Letitia James, presso la Corte distrettuale del Southern District di New York. Il caso, registrato con il numero 1:25-cv-05068, si fonda sulla presunta incostituzionalità di alcune recenti disposizioni normative introdotte dallo Stato di New York in materia di trasparenza nella moderazione dei contenuti online.

Secondo il ricorso, presentato dallo studio legale Cahill Gordon & Reindel, le nuove regole impongono alle piattaforme social l’obbligo di pubblicare dettagliati report sulle loro politiche e pratiche di moderazione, incluse segnalazioni ricevute, criteri di intervento, rimozioni e sospensioni. Una misura che, secondo X Corp., rappresenta un’ingerenza illegittima nella libertà di espressione garantita dal Primo Emendamento della Costituzione statunitense.

Nel documento depositato in tribunale, l’azienda fa esplicito riferimento a un caso analogo in California, dove una normativa simile è stata oggetto di contestazione da parte della stessa X Corp. Nel settembre 2023, un giudice federale aveva emesso un’ingiunzione permanente contro l’applicazione della legge californiana, ritenendo che quest’ultima avrebbe potuto indurre i social network a modificare o censurare contenuti per timore di sanzioni, minando così il diritto fondamentale alla libertà di parola.

Nel caso di New York, X Corp. sostiene che l’obbligo di trasparenza imposto dalla nuova normativa statale creerebbe una pressione indebita sui fornitori di servizi digitali, obbligandoli a rivelare informazioni sensibili sulle proprie decisioni editoriali e sulla gestione dei contenuti controversi, con il rischio di un effetto dissuasivo sull’uso della piattaforma.

Letitia James non ha ancora commentato pubblicamente l’azione legale, ma già in passato ha difeso l’approccio normativo dello Stato in tema di lotta alla disinformazione e tutela dei cittadini online. Secondo la procuratrice, maggiore trasparenza da parte delle piattaforme è fondamentale per limitare la diffusione di contenuti nocivi, come incitamento all’odio, bullismo e fake news.

Il caso rappresenta l’ennesimo capitolo di una lunga battaglia legale tra i principi costituzionali di libertà d’espressione e le nuove esigenze di regolamentazione delle grandi piattaforme tecnologiche. In un contesto in cui diversi Stati americani stanno approvando leggi mirate a rendere più trasparenti e responsabili i colossi del web, la decisione del tribunale di New York potrebbe costituire un precedente importante.

Aggiornamenti sulla causa sono attesi nelle prossime settimane, con l’attenzione puntata sulla possibilità di una nuova ingiunzione temporanea o sull’apertura di un dibattito federale più ampio in tema di limiti normativi alla moderazione dei contenuti online.

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