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Mick Jagger sull’intelligenza artificiale nella musica: «Va bene se crea qualcosa di originale, non se imita gli artisti»


L’intelligenza artificiale continua a dividere il mondo della musica, ma Mick Jagger sceglie una posizione che evita sia gli entusiasmi assoluti sia i rifiuti categorici. Il frontman dei Rolling Stones ritiene infatti che l’AI possa rappresentare uno strumento interessante per la creatività, a patto che non venga utilizzata per replicare fedelmente il lavoro di artisti già esistenti.

Le sue riflessioni sono arrivate nel corso di un’intervista rilasciata all’edizione statunitense di Billboard, nella quale ha affrontato il tema del rapporto tra tecnologia e musica insieme al compagno di band Keith Richards.

Mick Jagger: «L’AI non deve imitare i Rolling Stones»

Secondo Jagger, il problema non è l’intelligenza artificiale in sé, ma l’uso che se ne fa. Il cantante spiega di non voler vedere la propria voce, il proprio stile o quello dei Rolling Stones riprodotti artificialmente per generare brani che sembrino usciti dal repertorio della band.

Allo stesso tempo, però, non esclude che l’AI possa essere impiegata nella composizione musicale, purché il risultato finale sia realmente originale e contenga un contributo creativo umano. Per il musicista, chi utilizza questi strumenti dovrebbe aggiungere idee personali invece di limitarsi a riprodurre formule già esistenti.

Keith Richards: «La musica ha bisogno di idee nuove»

Sulla stessa linea anche Keith Richards, che sottolinea come la musica abbia bisogno di innovazione piuttosto che di continue imitazioni del passato.

Il chitarrista osserva che la tecnologia è ormai in grado di replicare molti linguaggi musicali, ma ritiene che il vero valore artistico continui a risiedere nella capacità di proporre idee nuove, evitando di trasformare l’intelligenza artificiale in uno strumento per moltiplicare copie di opere già conosciute.

Il video di “In the Stars” e l’utilizzo dei deepfake

Durante l’intervista si è parlato anche del videoclip di “In the Stars”, brano tratto dal progetto Foreign Tongues.

Nel video, alcuni attori interpretano i membri della band, mentre la tecnologia deepfake viene utilizzata per ricreare i volti dei Rolling Stones degli anni Sessanta. Jagger ha raccontato che il lavoro di ricostruzione digitale ha richiesto diversi aggiustamenti: inizialmente il risultato non lo convinceva del tutto e, in alcuni casi, le somiglianze con altri musicisti erano più evidenti del previsto.

Keith Richards ha invece accolto con ironia il risultato finale, scherzando sul fatto che avrebbe voluto conservare ancora oggi quell’aspetto giovanile.

AI e musica: una posizione lontana dagli estremi

Le dichiarazioni dei Rolling Stones si inseriscono in un dibattito sempre più acceso sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’industria musicale.

Da una parte cresce la preoccupazione per la possibilità che voci e stili vengano copiati senza autorizzazione; dall’altra, molti artisti riconoscono che l’AI possa diventare uno strumento creativo, purché non sostituisca l’originalità e il contributo umano.

La posizione espressa da Mick Jagger sintetizza proprio questo equilibrio: apertura verso l’innovazione tecnologica, ma con un limite preciso, quello dell’autenticità artistica. Per il frontman dei Rolling Stones, il futuro della musica non dovrebbe essere costruito sulla replica del passato, bensì sulla capacità di usare i nuovi strumenti per creare qualcosa che prima non esisteva.

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Umanista-equilibrista nell’animo, con musica e scrittura nel sangue. Ideatrice di marmellataapezzi.it, Giornalista e SEO Specialist