Scopri gli sconti pensati per te!

L’IA è già entrata a scuola: la usa il 94% degli studenti, mentre l’ONU chiede di ascoltare i ragazzi


L’intelligenza artificiale è ormai presente nelle abitudini di studio di gran parte degli studenti italiani e ha iniziato a modificare anche il lavoro degli insegnanti. Chatbot e strumenti generativi servono per cercare informazioni, riassumere testi, preparare elaborati e organizzare lezioni. Accanto alle opportunità emergono però interrogativi sulla qualità dell’apprendimento, sulla capacità di verificare le risposte e sul ruolo che la scuola deve assumere nell’educazione a queste tecnologie.

Una fotografia del fenomeno arriva dall’infografica pubblicata da Unicusano, che raccoglie dati provenienti da diverse ricerche nazionali e internazionali. Tra queste figura l’indagine “Io e l’Intelligenza Artificiale” di INDIRE e Festival dell’Innovazione Scolastica, che ha coinvolto 5.342 studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado tra marzo e giugno 2026.

Secondo la ricerca, il 94% degli studenti utilizza strumenti di intelligenza artificiale almeno occasionalmente, mentre il 62% ne fa uso con frequenza settimanale o quotidiana. L’84% ricorre all’IA anche per attività legate allo studio.

Il dato richiede tuttavia una precisazione: il campione dell’indagine INDIRE è un campione di convenienza e non è statisticamente rappresentativo dell’intera popolazione studentesca italiana. I risultati descrivono comunque un utilizzo molto diffuso all’interno degli oltre 5.300 studenti coinvolti.

L’intelligenza artificiale arriva già alle elementari e alle medie

Il rapporto con l’IA comincia prima delle scuole superiori. I dati italiani di EU Kids Online, raccolti tra marzo e ottobre 2025, indicano che l’89% dei bambini e degli adolescenti tra 9 e 16 anni intervistati ha utilizzato almeno una volta strumenti di IA generativa.

La percentuale cresce con l’età: passa dal 70% tra i bambini di 9 e 10 anni al 98% tra i ragazzi di 15 e 16 anni. Nel campione europeo analizzato dalla ricerca, che comprende oltre 25.000 minori di 17 Paesi, la media si attesta al 72%.

Lo studio rappresenta un altro segnale di quanto l’intelligenza artificiale sia entrata nelle attività scolastiche. In Italia il 44% dei minori intervistati dichiara, per esempio, di aver utilizzato questi strumenti per riassumere o ottenere spiegazioni di testi lunghi.

Anche UNICEF ha rilevato una diffusione significativa. Un’analisi pubblicata nel giugno 2026, basata su dati provenienti da dieci Paesi, stima che almeno 20 milioni di bambini abbiano utilizzato sistemi di IA. Circa 13 milioni dichiarano di averli usati come supporto all’apprendimento o per i compiti.

Come gli studenti italiani usano i chatbot per studiare

Altri dati arrivano da PISA 2025. In Italia il 47% dei quindicenni dichiara di utilizzare chatbot basati sull’IA almeno una volta alla settimana come supporto all’apprendimento, contro il 46% della media OCSE.

Il 39% li utilizza per svolgere ricerche preliminari su un nuovo argomento, rispetto al 31% della media OCSE. Il 36% ricorre ai chatbot per riassumere testi assegnati e il 30% per preparare una prima bozza destinata a un compito di scrittura.

Soltanto il 9% degli studenti italiani dichiara di non utilizzare mai o quasi mai chatbot di intelligenza artificiale nelle attività scolastiche considerate dall’indagine.

La diffusione dei sistemi generativi cambia quindi anche il significato di alcune attività tradizionali. Preparare una sintesi, impostare una ricerca o scrivere la prima versione di un testo sono operazioni che richiedono selezione delle informazioni, comprensione e rielaborazione. Se parte di questo processo viene affidata a un chatbot, per la scuola diventa più importante verificare non soltanto il prodotto consegnato, ma anche il percorso seguito dallo studente.

Il 73,7% degli studenti dice di aver imparato a valutare le risposte dell’IA

Uno degli elementi centrali riguarda l’AI literacy, cioè la capacità di comprendere il funzionamento e i limiti dei sistemi di intelligenza artificiale.

Secondo PISA 2025, il 73,7% degli studenti italiani dichiara di aver imparato a scuola a valutare la qualità delle informazioni prodotte dall’IA, rispetto al 62,6% della media OCSE.

Il problema non riguarda soltanto la possibilità che un chatbot fornisca informazioni errate. Gli studenti devono anche imparare a controllare le fonti, riconoscere risposte inventate o imprecise, comprendere quando un sistema non dispone degli elementi necessari per rispondere e distinguere un supporto allo studio dalla delega completa del compito.

La stessa indagine INDIRE evidenzia alcuni segnali di cautela tra gli studenti. Il 44% teme che l’utilizzo dell’IA possa portare a pensare meno con la propria testa, mentre il 26% considera la perdita del senso critico uno dei principali rischi legati a queste tecnologie.

Anche i professori utilizzano l’intelligenza artificiale

L’adozione riguarda anche gli insegnanti. I dati italiani dell’indagine internazionale TALIS 2024 dell’OCSE mostrano che il 25% dei docenti delle scuole secondarie di primo grado ha utilizzato l’intelligenza artificiale nel proprio lavoro. La media OCSE è del 36%.

Tra gli insegnanti italiani che dichiarano di utilizzare l’IA, il 70% se ne serve per approfondire o riassumere un argomento e il 68% per preparare lezioni o attività didattiche. Il 61% la utilizza per supportare studenti con bisogni educativi speciali.

L’impiego nella valutazione risulta molto più limitato: il 27% degli insegnanti che usa l’IA dichiara di averla impiegata per valutare o assegnare voti ai lavori degli studenti.

Esiste però anche un problema di competenze. Tra i docenti italiani che non avevano utilizzato l’IA nei dodici mesi precedenti alla rilevazione, il 69% dichiara di non possedere conoscenze e capacità sufficienti per impiegarla nell’insegnamento. Il 39% indica invece la mancanza di infrastrutture adeguate nella propria scuola.

Privacy, plagio e dipendenza preoccupano il personale scolastico

La diffusione dell’intelligenza artificiale nelle aule non riguarda soltanto i metodi di insegnamento. Una survey pubblicata nel 2026 dalla European School Education Platform mostra che il 72% degli operatori scolastici coinvolti si dichiara molto preoccupato per un utilizzo inappropriato o non etico dell’IA da parte degli studenti.

Il 71% teme un’eccessiva dipendenza da questi strumenti e il 55% indica tra le principali preoccupazioni l’integrità accademica e il plagio.

Sul fronte tecnologico, il 60% esprime forti preoccupazioni per la protezione dei dati e la privacy, mentre il 55% cita bias e scarsa trasparenza dei sistemi. Il 48% segnala inoltre la mancanza di regole scolastiche o nazionali sufficientemente chiare.

A giugno 2026 Commissione europea e OCSE hanno pubblicato “Empowering Learners for the Age of AI”, un framework dedicato all’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale per la scuola primaria e secondaria. Il documento individua competenze e conoscenze che gli studenti dovrebbero acquisire per interagire con questi sistemi in modo consapevole e critico.

L’ONU: gli studenti devono avere voce sulle regole dell’IA

Il tema è arrivato anche alle Nazioni Unite. Il 22 settembre 2026, durante un incontro di alto livello a New York dedicato alla protezione dei minori nell’era dell’intelligenza artificiale, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Türk ha richiamato l’attenzione sulla necessità di coinvolgere direttamente bambini e adolescenti.

L’Ufficio dell’Alto Commissario, insieme ad alcuni partner, ha raccolto le opinioni di oltre 1.000 minori in 49 Paesi. Tra le preoccupazioni espresse figurano l’utilizzo dei dati personali, il possibile impatto dell’IA sulla creatività e il rischio che le interazioni con sistemi artificiali occupino spazi tradizionalmente affidati a familiari, amici e insegnanti.

Il messaggio rivolto alle istituzioni è che i minori non dovrebbero essere soltanto destinatari delle regole, ma partecipare alla discussione sulle tecnologie che utilizzano ogni giorno.

Un principio che riguarda direttamente anche la scuola. I dati mostrano infatti che l’intelligenza artificiale è già presente nelle attività degli studenti e di una parte dei docenti. Il dibattito si sposta quindi dalla semplice scelta tra consentire o vietare questi strumenti alla definizione di regole d’uso, percorsi di formazione, criteri di valutazione e competenze critiche capaci di accompagnarne la presenza nelle aule.

Aiutaci a crescere: lasciaci un like :)


Le notizie tech prima di tutti? Nella nostra newsletter!

* indicates required
Accettazione privacy

Intuit Mailchimp