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Intacture, in Val di Non il data center costruito in una miniera attiva

L’infrastruttura si trova a 100 metri di profondità nel comune di Predaia. Il progetto sfrutta la temperatura stabile della roccia per ridurre l’energia necessaria al raffreddamento e punta a una capacità scalabile fino a 6 MW.

È stato inaugurato il 23 giugno 2026 in Val di Non, nel territorio comunale di Predaia, Intacture, il primo data center europeo realizzato all’interno di una miniera ancora attiva. L’infrastruttura occupa spazi sotterranei situati a circa 100 metri di profondità e ospita sistemi di calcolo destinati alle imprese, alla ricerca e allo sviluppo di applicazioni basate sull’intelligenza artificiale.

Il progetto è stato ideato da Trentino DataMine, società nata da una collaborazione tra soggetti pubblici e privati promossa dall’Università di Trento, alla quale spetta il coordinamento scientifico. Il partenariato comprende anche Covi Costruzioni, Dedagroup, Gruppo Gpi e Isa – Istituto atesino di sviluppo.

Intacture ha ricevuto 18,4 milioni di euro dal PNRR, nell’ambito della Missione 4 dedicata a istruzione e ricerca, a fronte di un investimento complessivo superiore a 50 milioni di euro. Secondo l’Università di Trento, il progetto ha completato entro il 30 aprile 2026 la rendicontazione di tutte le risorse assegnate.

Un’infrastruttura a 100 metri sotto la montagna

Oltre l’80% del data center si sviluppa in ambiente ipogeo. Le apparecchiature sono collocate all’interno di due gallerie operative lunghe circa 170 metri, scavate nella roccia dolomitica della miniera.

La posizione sotterranea limita l’occupazione di nuovi spazi in superficie e offre una barriera fisica contro eventi meteorologici, sbalzi termici e accessi esterni. La roccia mantiene per tutto l’anno una temperatura prossima ai 12 °C, una condizione che riduce il ricorso ai sistemi tradizionali di climatizzazione.

La costruzione ha richiesto poco più di 1.500 giorni di lavoro. Nel corso degli interventi sono stati estratti circa 63.000 metri cubi di roccia, posati oltre 54 chilometri di cavi e installati circa tre chilometri di tubazioni.

Raffreddamento naturale per il 75% dell’anno

La collocazione alpina permette di utilizzare il free cooling naturale per circa il 75% dell’anno. Il sistema impiega l’aria e le temperature esterne per sottrarre calore alle apparecchiature, con un fabbisogno inferiore rispetto ai data center che dipendono per tutto l’anno dal raffreddamento meccanico.

L’impianto termico adotta un circuito chiuso con scambiatori acqua-acqua e chiller ad alta efficienza. I compressori centrifughi a levitazione magnetica utilizzano gas refrigeranti a ridotto impatto ambientale. Questa configurazione esclude il consumo di acqua per il condizionamento dei server.

L’alimentazione proviene interamente da fonti rinnovabili locali. L’obiettivo dichiarato consiste nel raggiungere un valore di PUE inferiore a 1,25. Il Power Usage Effectiveness misura il rapporto tra l’energia complessiva assorbita da un data center e quella utilizzata dalle apparecchiature informatiche: un valore vicino a 1 indica una minore incidenza dei consumi destinati a raffreddamento, illuminazione e impianti ausiliari.

Il progetto tecnologico di IN-SITE e Schneider Electric

La società di ingegneria IN-SITE ha progettato l’architettura impiantistica, mentre Schneider Electric ha fornito le tecnologie per la distribuzione dell’energia, la continuità elettrica, il raffreddamento e il controllo dell’infrastruttura.

La distribuzione elettrica utilizza quadri di media tensione SM AirSeT, basati sull’isolamento in aria anziché sull’esafluoruro di zolfo. Il gas SF6, utilizzato da tempo negli impianti elettrici, presenta un potenziale di riscaldamento globale molto elevato ed è interessato dalle progressive restrizioni introdotte dalla normativa europea.

I quadri includono sensori e sistemi digitali destinati alla manutenzione predittiva. L’analisi dei parametri operativi permette di individuare possibili anomalie e programmare gli interventi prima che un guasto comprometta la continuità del servizio.

UPS con efficienza fino al 99%

La continuità dell’alimentazione dipende dagli UPS trifase Galaxy VL, progettati per infrastrutture ad alta densità. La modalità eConversion può raggiungere un’efficienza dichiarata fino al 99%, con minori dispersioni elettriche e termiche rispetto ai sistemi tradizionali a doppia conversione.

Le apparecchiature informatiche trovano posto nei rack NetShelter SX Gen2, affiancati da un sistema di contenimento che separa i corridoi caldi da quelli freddi. La divisione dei flussi d’aria evita il rimescolamento tra l’aria espulsa dai server e quella destinata al loro raffreddamento.

Le unità di distribuzione dell’energia NetShelter Advanced Rack PDU supportano carichi fino a 70 kW per singola unità. Il firmware risponde ai requisiti della certificazione IEC 62443-4-2 Security Level 2, standard relativo alla sicurezza informatica dei componenti impiegati nei sistemi industriali e nelle infrastrutture critiche.

Controllo remoto e modello digitale dell’infrastruttura

La supervisione operativa passa attraverso la piattaforma EcoStruxure IT, un sistema DCIM dedicato alla gestione delle infrastrutture dei data center. Il software raccoglie informazioni su consumi, temperature, alimentazione e stato delle apparecchiature.

La piattaforma include un modello digitale dell’impianto che permette di simulare i carichi e valutare in anticipo gli effetti delle modifiche alla configurazione. Il controllo da remoto assume particolare rilievo in un’infrastruttura collocata a 100 metri di profondità, dove l’accesso fisico richiede procedure più articolate rispetto a un edificio tradizionale.

A EcoStruxure IT si affiancano i sistemi SCADA, destinati al controllo degli impianti e degli asset remoti, e il Building Management System. Quest’ultimo coordina accessi, varchi, parametri ambientali e altre funzioni tecniche dell’edificio.

Potenza di calcolo e capacità di archiviazione

Il cluster installato all’interno di Intacture può raggiungere una capacità dichiarata di circa 200 petaflops per le operazioni di inferenza AI e dispone di uno spazio di archiviazione pari a 10 petabyte.

La capacità elettrica dell’infrastruttura potrà crescere fino a 6 MW, secondo i dati diffusi in occasione dell’inaugurazione. Il data center offrirà servizi di elaborazione e conservazione dei dati alle imprese e agli enti di ricerca, con particolare attenzione a intelligenza artificiale, energia, sanità digitale e scienze della vita.

La collocazione in Italia mantiene dati ed elaborazioni nel quadro normativo nazionale ed europeo. Il progetto punta inoltre a concentrare in Trentino risorse computazionali, competenze tecniche e attività di ricerca legate alle infrastrutture digitali.

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