Un ex ingegnere di Google è stato riconosciuto colpevole di spionaggio economico e furto di segreti industriali legati all’intelligenza artificiale. La decisione è arrivata il 30 gennaio 2026 al termine di un processo durato undici giorni davanti alla Corte distrettuale federale del Northern District of California, a San Francisco.

L’imputato è Linwei Ding, noto anche come Leon Ding, 38 anni, ex software engineer di Google. La giuria lo ha giudicato colpevole di sette capi di spionaggio economico e sette capi di sottrazione di segreti commerciali, per avere sottratto migliaia di pagine di documentazione riservata relative alle tecnologie AI dell’azienda, con l’obiettivo di favorire interessi riconducibili alla Repubblica Popolare Cinese.
Il verdetto e il contesto strategico
Secondo l’accusa, la condotta di Ding si colloca in una fase considerata critica per lo sviluppo globale dell’intelligenza artificiale. Le autorità statunitensi hanno sottolineato come il caso rappresenti la prima condanna federale per spionaggio economico legato specificamente a tecnologie di intelligenza artificiale, in un contesto di crescente competizione internazionale sul controllo delle infrastrutture computazionali avanzate. L’indagine è stata condotta dall’FBI, con il coordinamento del Dipartimento di Giustizia statunitense. Secondo gli inquirenti, il furto di informazioni avrebbe messo a rischio la leadership tecnologica statunitense e la competitività di uno dei principali attori globali nel settore AI.
Le modalità del furto di informazioni
Le prove emerse nel corso del processo indicano che, tra maggio 2022 e aprile 2023, Ding avrebbe prelevato oltre duemila pagine di documenti confidenziali dai sistemi interni di Google, caricandoli su un proprio account personale di Google Cloud e successivamente sul suo computer privato. I materiali sottratti riguardavano l’infrastruttura hardware e software dei supercomputer utilizzati da Google per l’addestramento e l’esecuzione di modelli di intelligenza artificiale su larga scala. In particolare, i documenti includevano dettagli sull’architettura dei Tensor Processing Unit (TPU) proprietari, sui sistemi basati su GPU, sul software di orchestrazione dei carichi di lavoro AI e sulle SmartNIC progettate internamente per la comunicazione ad alta velocità nei data center.
I legami con aziende e programmi cinesi
Parallelamente al suo impiego in Google, Ding avrebbe intrattenuto rapporti riservati con due società tecnologiche con sede in Cina. Nel 2022 risultava coinvolto in trattative per assumere il ruolo di Chief Technology Officer in una startup cinese, mentre nel 2023 stava fondando una propria azienda focalizzata su intelligenza artificiale e machine learning, con sede nella Repubblica Popolare Cinese, assumendone il ruolo di CEO.Durante presentazioni rivolte a potenziali investitori, Ding avrebbe sostenuto di poter realizzare un supercomputer per l’AI replicando e adattando tecnologie sviluppate da Google. Nel 2023 avrebbe inoltre presentato domanda per un programma governativo cinese di attrazione dei talenti, dichiarando l’intenzione di contribuire allo sviluppo di infrastrutture di calcolo avanzate in grado di competere con quelle occidentali.
Le conseguenze giudiziarie
Ding, incriminato inizialmente nel marzo 2024 e poi raggiunto da una nuova incriminazione nel febbraio 2025, rischia fino a 10 anni di carcere per ciascun capo di imputazione relativo al furto di segreti industriali e fino a 15 anni per ciascun capo di spionaggio economico. La pena definitiva verrà stabilita dal giudice dopo la valutazione delle linee guida federali e dei criteri previsti dalla normativa statunitense. La prossima udienza di Ding è fissata per il 3 febbraio 2026, in attesa della fase di determinazione della pena. Il caso viene osservato con attenzione sia dall’industria tecnologica sia dalle istituzioni, poiché pone al centro il tema della protezione delle infrastrutture AI in un contesto di competizione geopolitica sempre più marcata.



























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