È giunta l’ora di rivalutare Snapchat


Al contrario di quanto si pensi, Snapchat non è solamente un’applicazione per adolescenti da cui è possibile sbizzarrirsi tra mille filtri che ci donano connotati da animali domestici antropomorfi. Le strategie di Snapchat, che a livello mondiale gode di un’ottima popolarità (al contrario del Belpaese) è ben definita e strutturata.

All’interno dell’app di messaggistica, utilizzata ogni giorno da 363 milioni di utenti, vi è un vero mondo in cui è possibile non solo tenersi in contatto con buffe immagini e storie, ma anche ottenere informazioni dal mondo circostante e fare shopping con il supporto della Realtà Aumentata. Una mappa colorata con punti di interesse e Bitmoji, non solo mostrerà i propri contatti stilizzati con i popolari avatar, ma anche locali, ristoranti, negozi o monumenti, ma anche le storie e i contenuti condivisi dagli utenti, amici e non.

Mentre i competitor si sfidano scopiazzandosi a colpi di Reels, Snapchat ha mostrato in anteprima soluzioni in arrivo i prossimi anni, che potranno essere sfruttati da retailer e clienti attraverso la realtà aumentata. In particolare il mondo della moda potrà contare su specchi che mostrano a potenziali acquirenti il proprio look con determinati abiti o accessori; esperienza che ovviamente si può replicare dal proprio smartphone. Attualmente Snapchat vanta collaborazioni di tutto rispetto, come con Vogue e Tiffany, Gucci e Prada. Inoltre, secondo i dati rilasciato dalla piattaforma nel corso di un evento a Milano, l’80% dei consumatori ha maggior sicurezza sui propri acquisti dopo l’utilizzo della realtà aumentata e il 66% è meno incline a restituire i prodotti.

Ma le applicazioni quando si parla di Realtà Aumentata sono potenzialmente infinite. Nel prossimo futuro l’azienda renderà accessibili gli Spectacles, dei particolari occhiali intelligenti di Snapchat che potranno supportare chi li indossa attraverso contenuti informativi, d’intrattenimento o utili per il lavoro. Non siamo certo ai livelli di Oculus di Meta, ma saranno qualcosa di più accessibile e alla portata di tutti.

Nel mondo le soluzioni previste da Snapchat per lo shopping sono utilizzate da milioni di utenti. Le Lenti per lo shopping in realtà aumentata di Snapchat contano più di 5 miliardi di utilizzi per più di 250 milioni di utenti della piattaforma. La funzionalità Lenti try-on ad aprile si è aggiornata con Dress Up (in Italia, Moda), insieme a tool che aiutano l’utente ad aiutarlo nella scelta del prossimo look. All’interno della sezione vi saranno una raccolta di esperienze digitali nel beauty e nel fashion. All’interno dell’app vi sono brand come Pandora, Puma, L’Oreal, Dior, Prada, etc, tanto per citarne alcuni. Certo, l’accesso non è dei più intuitivi. L’utente per poter godere delle funzionalità di acquisto di Dress Up, dovrà aprire la fotocamera di Snapchat, premere sulla faccina sorridente alla destra del tasto di scatto, selezionare “Esplora” (icona in basso a destra) e premere il tab “Moda“.

L’esperienza di Snapchat insomma si discosta molto da quanto offerto dagli altri social network. In un periodo in cui Facebook licenzia 11.000 dipendenti e l’arrivo di Elon Musk ha generato un vero e proprio terremoto in Twitter, Snapchat cerca un metodo alternativo agli scopi delle piattaforme social di trattenere l’utente il più possibile sulla propria piattaforma, attraverso l’implementazione sempre più importante della Realtà Aumentata, per generare acquisti e dunque profitti, permettendo agli utenti di “indossare” virtualmente i capi. Non è certo l’uovo di Colombo, ma è pur sempre un modo alternativo e più “concreto” di fruire di un social media senza dover tenere incollato sempre lo sguardo sullo schermo, ma utilizzando un servizio che può essere utile veramente, per consumatore e produttore.

Segui Smartphonology su YouTube!

Giornalista pubblicista, SEO Specialist, fotografo. Da sempre appassionato di tecnologia, lavoro nell'editoria dal 2010, prima come fotografo e fotoreporter, infine come giornalista. Ho scritto per PC Professionale, SportEconomy e Corriere della Sera, oltre ovviamente a Smartphonology.