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Illustrazione di ricercatori che discutono il controllo dell’intelligenza artificiale, generata con IA

Rischi dell’IA: cosa pensano i 103 esperti intervistati da Cybernews


L’uso improprio da parte delle persone è la principale fonte di danno legata all’intelligenza artificiale nel prossimo decennio per il 37,9% degli intervistati in un sondaggio di Cybernews. L’indagine raccoglie le risposte di 103 ricercatori e professionisti dell’IA: una fotografia delle opinioni di questo gruppo, che non consente di descrivere il consenso dell’intera comunità scientifica.

Il rischio dell’IA secondo gli intervistati

Tra gli esempi di uso improprio citati nella presentazione dei risultati figurano attacchi informatici, disinformazione e armi biologiche. Il dato mette al centro le scelte di chi sviluppa o impiega gli strumenti, un tema distinto dall’ipotesi che un sistema agisca fuori dal controllo umano.

Alla domanda sui sistemi capaci di migliorarsi autonomamente, il 30,4% considera molto plausibile che possano rappresentare un rischio rilevante per l’umanità entro cinque anni; un ulteriore 33,3% lo ritiene abbastanza plausibile. Queste percentuali misurano le valutazioni dei partecipanti, non la probabilità oggettiva che l’evento si verifichi.

Rallentare lo sviluppo o introdurre una pausa

Il 39,2% chiede di rallentare lo sviluppo dell’IA di frontiera, mentre il 15,7% sostiene una pausa temporanea. Quest’ultima risposta non equivale a una richiesta di fermare per sempre la ricerca: la distinzione emerge dalla formulazione riportata nel rapporto completo.

Le risposte mostrano posizioni diverse sul ritmo di avanzamento della tecnologia. Una preoccupazione espressa in un questionario, da sola, non dimostra che esista una previsione condivisa sui tempi o sugli effetti dei nuovi modelli.

AGI e superintelligenza: le aspettative sui progressi tecnici

Il 52,4% ritiene probabilmente o certamente necessario un progresso fondamentale per raggiungere l’AGI, cioè un’intelligenza artificiale generale. La quota sale al 69,6% per l’ASI, la cosiddetta superintelligenza. Anche in questo caso si tratta delle aspettative dichiarate dai rispondenti.

Come è stato condotto il sondaggio Cybernews

La rilevazione si è svolta online tra il 1° e il 9 ottobre 2026. I 103 partecipanti includono autori o coautori di lavori sull’IA e sul machine learning, sia pubblicati con revisione scientifica sia diffusi come preprint. Il 2,9% lavora professionalmente nell’IA o nel machine learning senza aver firmato articoli.

Secondo la descrizione del campione, il 39,2% opera nell’allineamento e nell’IA applicata, il 27,5% nei metodi e nelle capacità del machine learning e il 26,5% nel ragionamento, nella pianificazione e nei sistemi agentici. La dimensione del campione e le sue caratteristiche richiedono cautela nella lettura: i risultati offrono spunti sul dibattito tra i partecipanti e non una stima rappresentativa di tutti i ricercatori.

Il rapporto completo di Cybernews contiene le domande, i risultati e la metodologia. Sul rapporto tra adozione dell’IA e imprese italiane è disponibile anche la ricerca Ipsos per Meta sulle PMI.

Immagine di apertura illustrativa, generata con IA.

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