Con la chiusura delle scuole cresce il tempo trascorso su social network, videogiochi e piattaforme come Roblox. La guida “E-STATE Responsabili” raccoglie dieci indicazioni dedicate a privacy, adescamento, immagini e geolocalizzazione.
La conclusione dell’anno scolastico modifica le abitudini quotidiane di bambini e adolescenti. Le ore libere aumentano, mentre viene meno per alcuni mesi una parte importante della rete educativa e relazionale rappresentata dalla scuola. In questo contesto, smartphone, tablet, console e piattaforme digitali possono occupare una porzione più ampia della giornata.
L’Associazione Meter, impegnata nella tutela dei minori e nel contrasto agli abusi online, richiama l’attenzione sui rischi legati a questa maggiore esposizione. Tra le situazioni segnalate figurano i contatti con sconosciuti, l’adescamento attraverso le chat, il cyberbullismo, la diffusione incontrollata delle immagini e la condivisione di informazioni capaci di rendere identificabili luoghi e abitudini familiari.
«Quando vengono meno importanti presìdi educativi, relazionali e sociali, il rischio è che molti ragazzi trascorrano sempre più ore online senza un adeguato accompagnamento da parte degli adulti», afferma don Fortunato Di Noto, presidente di Meter. Secondo l’associazione, proprio la riduzione della quotidianità scolastica può lasciare alcuni minori più soli nella gestione delle esperienze digitali.
Roblox e i tentativi di adescamento segnalati dai bambini
Una parte dell’attenzione riguarda Roblox, piattaforma che ospita milioni di esperienze realizzate dagli utenti e che, secondo i dati pubblicati dalla stessa società relativi al primo trimestre del 2026, ha raggiunto 132 milioni di utenti attivi giornalieri.
La ricerca contenuta nel Report Meter 2025 ha coinvolto un campione di 467 minori tra i 9 e gli 11 anni. Il 70% dei partecipanti ha dichiarato di avere incontrato almeno una situazione di rischio durante l’esperienza di gioco.
Il 45% degli intervistati ha riferito tentativi di adescamento da parte di sconosciuti attraverso chat private o profili virtuali. Soltanto il 10% ha mostrato una piena consapevolezza del fenomeno e della sua gravità. La metà dei minori ha bloccato utenti che chiedevano informazioni personali, spesso senza informare genitori, insegnanti o altri adulti di riferimento.
Il 35% del campione ha inoltre segnalato episodi di cyberbullismo, tra comportamenti offensivi, minacce ed esclusioni intenzionali dalle attività di gioco. I risultati descrivono un ambiente nel quale i bambini possono incontrare situazioni difficili da riconoscere e gestire in autonomia.
“E-STATE Responsabili”, dieci indicazioni per le famiglie
Per accompagnare genitori, educatori e minori durante i mesi estivi, Meter ha pubblicato la guida “E-STATE Responsabili: 10 consigli per proteggere i minori nel mondo digitale”.
Il documento affronta il rapporto tra minori, immagini, social network, videogiochi e strumenti basati sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo consiste nel fornire indicazioni operative che le famiglie possono applicare nella gestione quotidiana dei dispositivi connessi.
Uno dei primi richiami riguarda la pubblicazione di fotografie di bambini in costume da bagno, senza vestiti o in momenti privati, come il bagnetto e il cambio del pannolino. Anche immagini condivise con intento affettuoso possono essere copiate, archiviate, modificate oppure trasferite in spazi digitali estranei al controllo della famiglia.
Meter invita inoltre a riflettere prima della pubblicazione: la domanda proposta ai genitori riguarda il possibile giudizio futuro del figlio, quando sarà abbastanza grande da valutare una storia digitale costruita da altri.
Deepfake e immagini dei minori create con l’intelligenza artificiale
La diffusione degli strumenti generativi ha introdotto un ulteriore elemento di rischio. Una fotografia ordinaria può diventare la base per deepfake, deepnude o altre manipolazioni, con il volto del minore inserito in immagini false e potenzialmente lesive.
Il Report Meter 2025 riferisce l’individuazione di 8.213 minori vittime di deepnude. Si tratta di immagini nelle quali sistemi di intelligenza artificiale hanno alterato fotografie reali per rappresentare falsamente bambini e adolescenti senza vestiti.
Secondo l’associazione, ridurre la quantità di fotografie riconoscibili pubblicate online limita il materiale disponibile per eventuali manipolazioni. Le impostazioni di privacy possono circoscrivere il pubblico, ma non impediscono screenshot, salvataggi e successive ricondivisioni.
Chat nei videogiochi e contatti con sconosciuti
La guida dedica particolare attenzione alle chat presenti su piattaforme come Roblox e Minecraft. Un adulto può presentarsi con un nome, un avatar e un linguaggio che lo fanno apparire come un coetaneo del bambino.
Meter invita le famiglie a conoscere gli strumenti utilizzati dai figli, controllare le impostazioni delle comunicazioni e spiegare che fotografie, nome completo, indirizzo, scuola frequentata e altre informazioni personali non devono essere trasmessi a sconosciuti.
Il controllo tecnico rappresenta una parte della protezione. Il dialogo resta essenziale affinché il bambino possa raccontare un contatto insolito senza temere punizioni immediate, come il ritiro definitivo del dispositivo o il divieto di accedere al gioco. Una reazione percepita come punitiva può ridurre la disponibilità a chiedere aiuto in futuro.
Geolocalizzazione, metadati e abitudini familiari
Le immagini scattate con uno smartphone possono contenere metadati EXIF, compresi i dati relativi al luogo nel quale è stata realizzata la fotografia. La guida consiglia di disattivare la geolocalizzazione della fotocamera quando non risulta necessaria e di controllare le informazioni presenti nei file prima della pubblicazione.
L’attenzione deve riguardare anche il contenuto visibile nella foto. Insegne, uniformi scolastiche, numeri civici, targhe, nomi di stabilimenti balneari e riferimenti a centri sportivi possono permettere di ricostruire gli spostamenti del minore.
Frasi apparentemente innocue, come l’indicazione della spiaggia frequentata ogni giorno o dell’orario di un corso estivo, rendono prevedibili le abitudini della famiglia. Meter suggerisce di evitare la pubblicazione in tempo reale di questi dettagli.
Il consenso deve coinvolgere tutta la famiglia
La protezione delle immagini dei bambini riguarda anche nonni, zii, amici e conoscenti. Una fotografia inviata in una chat familiare può raggiungere social network e profili pubblici senza che i genitori ne siano informati.
La guida propone accordi chiari tra gli adulti e invita a chiedere il consenso prima di pubblicare contenuti che ritraggono un minore. La stessa attenzione deve essere rivolta a scuole, centri estivi, associazioni sportive e strutture ricreative.
Le famiglie dovrebbero verificare le informative e le liberatorie, con particolare attenzione all’uso delle immagini su Facebook, Instagram, siti internet e stati WhatsApp. L’autorizzazione dovrebbe indicare con precisione finalità, canali e durata della pubblicazione.
Come segnalare contenuti e contatti sospetti
In presenza di profili che chiedono fotografie, informazioni personali o conversazioni private, la guida invita a conservare gli elementi utili alla segnalazione, senza diffondere ulteriormente i contenuti ricevuti.
Le famiglie possono rivolgersi alle autorità competenti e ai servizi dedicati alla tutela dei minori. Meter mette inoltre a disposizione i propri canali di ascolto e il numero verde 800 455 270 per richieste di assistenza e segnalazioni relative a contenuti sospetti o immagini diffuse senza consenso.





























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