Il Codice di condotta dei call center è solo una formalità?


L’introduzione del nuovo Codice di condotta dei call center da parte dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, avvenuta ad inizio agosto, rappresenta, senza dubbio, un passo avanti nella regolamentazione di un settore spesso criticato per le sue pratiche aggressive. Tuttavia, emergono alcune questioni fondamentali che mettono in discussione l’efficacia reale di tale Codice.

Volontarietà: una lama a doppio taglio

Il primo e più evidente problema è la natura volontaria dell’adesione al Codice. Se da un lato questo permette agli operatori di dimostrare la propria buona volontà e trasparenza, dall’altro offre un varco a quei call center aggressivi e non conformi alla normativa, che possono semplicemente scegliere di non aderire, continuando le loro pratiche discutibili senza alcuna ripercussione.

L’adesione al Codice, pur essendo un segno di trasparenza, potrebbe diventare una sorta di “bollino di qualità” per i call center. Tuttavia, per il consumatore medio, non esiste un modo tangibile di verificare se un call center ha effettivamente aderito al Codice o meno. Questo potrebbe portare a una falsa sensazione di sicurezza, dove l’utente potrebbe pensare di essere protetto dalle norme del Codice, anche quando non lo è.

Una soluzione parziale

Sebbene l’introduzione del Codice di condotta dei call center rappresenti un tentativo lodevole di regolamentare il settore, sembra offrire soluzioni parziali che non affrontano pienamente il cuore del problema. Un codice basato sulla volontarietà potrebbe non essere sufficiente a contrastare le pratiche più aggressive e ingannevoli, come ad esempio lo spoofing, che non potranno adottare chi aderisce al Codice di condotta, pena le sanzioni (della ignota entità). Invece di fornire una soluzione definitiva, potrebbe semplicemente dividere il settore tra chi sceglie di aderire e chi no, senza offrire una vera tutela al consumatore, se non indiretta nel caso degli aderenti. È essenziale che l’Autorità riveda e rafforzi il Codice, rendendolo non solo una formalità, ma uno strumento realmente efficace nel contrastare le pratiche scorrette nel settore dei call center.

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Giornalista pubblicista, SEO Specialist, fotografo. Da sempre appassionato di tecnologia, lavoro nell'editoria dal 2010, prima come fotografo e fotoreporter, infine come giornalista. Ho scritto per PC Professionale, SportEconomy e Corriere della Sera, oltre ovviamente a Smartphonology.