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I dazi USA colpiscono gli smartphone, da Apple a Samsung


Le tariffe annunciate il 2 aprile dall’amministrazione Trump promettono di stravolgere gli equilibri nella produzione e distribuzione degli smartphone destinati al mercato statunitense. Con aumenti fino al 104% per i prodotti importati da ben 57 Paesi, il nuovo provvedimento doganale mira a bilanciare la bilancia commerciale americana, ma mette in difficoltà i principali produttori globali.

Cina nel mirino: Apple, Motorola e Google in prima linea

La Cina, responsabile dell’80% della produzione globale di iPhone, si trova ora a fronteggiare una tariffa del 104%, la più alta dell’intera lista. Questo colpo si riflette immediatamente su Apple, Motorola e Google, tutte profondamente legate alla produzione cinese, così come su un ampio numero di brand minori legati al mercato statunitense dei dispositivi low-cost.

India e Vietnam: tassazione più bassa ma impatto rilevante

Vietnam, con una tariffa del 46%, vedrà penalizzata soprattutto Samsung, che produce nel Paese oltre il 60% dei suoi smartphone. L’India, invece, affronta una tariffa del 26%, risultando meno colpita rispetto agli altri due hub asiatici. Proprio per questo, potrebbe emergere come nuova destinazione strategica per i colossi in cerca di una via di fuga dalla pressione fiscale. Secondo Neil Shah, vicepresidente di Counterpoint Research, “l’India ha senso come alternativa, seguita dal Brasile. Ma nessuno può più prevedere le tariffe, soprattutto dopo il salto cinese al 104%”.

Apple può resistere, ma per quanto?

Grazie ai suoi margini elevati, Apple potrebbe inizialmente assorbire l’impatto economico senza alzare i prezzi al pubblico. Tuttavia, l’inflazione e il clima di incertezza rischiano comunque di raffreddare la domanda. Un’eventuale riorganizzazione produttiva verso l’India resta vincolata a molte variabili: dalla capacità degli impianti EMS locali, agli investimenti richiesti, fino al supporto politico e istituzionale.

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Samsung si riorganizza: focus sull’India e sul negoziato con Washington

Secondo Tarun Pathak, direttore di ricerca di Counterpoint, Samsung è in una posizione più flessibile rispetto ai competitor, grazie a due grandi fabbriche già operative in India, una delle quali può ancora aumentare la capacità produttiva. Anche un possibile accordo tra Corea del Sud e Stati Uniti potrebbe aiutare a esentare parte dell’export coreano più pregiato.

Motorola guarda al Brasile, Google riflette sul futuro

Motorola, con una base produttiva già attiva in Brasile – che gode della tariffa più bassa, al 10% – potrebbe spostare parte delle proprie attività sudamericane in tempi brevi. Anche Google, spinta dalla crescita dei Pixel, potrebbe puntare su India o altri mercati alternativi, sempre che i partner produttivi siano pronti a reggere il passo. Secondo Jeff Fieldhack, sempre di Counterpoint, “molti OEM avevano previsto lo scenario, ma soluzioni strutturali come il cambio di hub produttivo richiedono tempo e denaro. Nel frattempo, i marchi più esposti alla Cina rischiano grosso, mentre chi è pronto a diversificare potrà approfittarne”.

Outlook: un futuro incerto e frammentato

Le nuove tariffe potrebbero far lievitare i prezzi finali degli smartphone negli Stati Uniti, scoraggiando l’acquisto di modelli di fascia alta. Alcuni produttori potrebbero aver già accumulato scorte in previsione del provvedimento, ma nel medio-lungo periodo sarà inevitabile un riequilibrio della catena produttiva globale. Nessuno, però, può dire con certezza quanto durerà questa nuova fase protezionista. E proprio qui risiede il nodo più critico per l’intero settore.

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Giornalista pubblicista, SEO Specialist, fotografo. Da sempre appassionato di tecnologia, lavoro nell'editoria dal 2010, prima come fotografo e fotoreporter, infine come giornalista. Ho scritto per PC Professionale, SportEconomy e Corriere della Sera, oltre ovviamente a Smartphonology.