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Schema di Google GTIG su una campagna di raccolta credenziali con IA agentica
Schema della campagna di scansione e raccolta credenziali descritta da Google GTIG. Crediti: Google

Google: hacker e IA agentica accelerano gli attacchi informatici


Gli attori delle minacce integrano l’intelligenza artificiale in più fasi degli attacchi informatici, con operazioni più rapide e i primi framework agentici capaci di agire su vasta scala. Google Threat Intelligence Group (GTIG) descrive questo passaggio nel rapporto Q3 2026, che raccoglie dati delle indagini Mandiant, del monitoraggio del cybercrime e dei tentativi di abuso di Gemini.

Dai prompt ai framework multi-agente

Il caso più rilevante riguarda un gruppo con probabili motivazioni economiche. Secondo il rapporto ufficiale di Google, l’attore ha compromesso un’infrastruttura cloud e ha usato un chatbot per la programmazione, istruzioni operative e più agenti per pianificare ed eseguire una campagna di raccolta delle credenziali. L’intera operazione ha richiesto meno di sei ore e ha esposto migliaia di credenziali appartenenti a terze parti.

Le istruzioni consentivano al sistema di gestire la scansione delle vulnerabilità, correggere gli errori in tempo reale e ruotare gli indirizzi IP con un intervento umano ridotto. GTIG ha inoltre individuato un server di comando e controllo che organizzava oltre 23.800 segreti sottratti, tra cui chiavi API per servizi cloud e strumenti di intelligenza artificiale.

Il gruppo BASIN CASTLE, associato da Google alla Repubblica Popolare Cinese, avrebbe impiegato modelli linguistici per individuare obiettivi, preparare contenuti di social engineering, offuscare malware e risolvere errori dopo l’accesso ai sistemi. Un altro gruppo legato alla Cina ha tentato di progettare con Gemini un framework di penetration testing capace di osservare lo stato di una rete, scegliere le azioni successive ed eseguire le prime fasi dell’intrusione.

Google precisa però che non ha ancora osservato pipeline di exploit completamente autonome contro bersagli reali. Il quadro mostra una maturazione graduale, con l’IA usata per accelerare attività già note. Lo stesso GTIG aveva già segnalato l’impiego dei modelli nella ricerca delle vulnerabilità.

La supply chain degli assistenti di coding nel mirino

Il rapporto dedica spazio a UNC6780, noto anche come TeamPCP, al quale Google attribuisce compromissioni della supply chain di PyPI, npm e Docker Hub. Il gruppo avrebbe pubblicato versioni alterate di strumenti usati dagli assistenti di coding e inserito file malevoli nelle cartelle di lavoro gestite dagli ambienti di sviluppo.

Il malware DUSTMAKER comprendeva configurazioni progettate per spingere gli assistenti a eseguire comandi senza che lo sviluppatore se ne accorgesse. Alcuni campioni contenevano anche prompt ostili nei commenti del codice, con l’obiettivo presunto di provocare il rifiuto dell’analisi da parte degli scanner basati su modelli linguistici. Google afferma di avere disattivato gli asset associati alle attività rilevate e rafforzato le protezioni di Gemini.

Furti di modelli e risorse cloud

Le aziende che sviluppano o utilizzano sistemi di intelligenza artificiale diventano anche bersagli diretti. Mandiant ha esaminato casi di sottrazione di modelli, codice sorgente, prompt e ricerche proprietarie nei settori tecnologico, sanitario, pubblico e dei media. In alcune operazioni, gli aggressori hanno minacciato la pubblicazione dei dati per ottenere un riscatto.

GTIG collega inoltre UNC6508 a compromissioni di ambienti cloud destinati a ospitare modelli locali. Questa scelta permette agli attori di sfruttare le risorse della vittima e di evitare il monitoraggio delle API commerciali. In un incidente dell’aprile 2026, un aggressore ha usato un token GitHub esposto per attivare servizi di IA, istanze di calcolo ad alte prestazioni e richieste di quota per GPU a spese dell’organizzazione colpita.

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