Un’app Android con un file appositamente corrotto potrebbe mandare il telefono in un ciclo continuo di arresti anomali, anche senza essere aperta e senza richiedere permessi. Bitdefender ha chiamato il problema GhostMap e afferma di non aver rilevato sfruttamenti reali. La segnalazione riguarda una vulnerabilità del sistema operativo: l’installazione dell’app sarebbe sufficiente ad avviare i crash.
Il file corrotto può mandare Android in riavvio continuo
Secondo i ricercatori, il file inserito nell’app non deve contenere codice eseguibile. Una volta installato il pacchetto, Android proverebbe a leggere il contenuto e il processo di sistema coinvolto andrebbe in crash; al riavvio, il controllo ripartirebbe e il problema si ripeterebbe. La ricostruzione è coerente con quanto riportato anche da Android Authority, che attribuisce il comportamento alla gestione delle voci compresse negli archivi ZIP delle app.
Bitdefender riferisce che il ciclo è proseguito dopo il riavvio e anche in modalità provvisoria. In assenza di un intervento tramite ADB, il ripristino alle impostazioni di fabbrica può diventare l’unica strada per recuperare il dispositivo, con la possibile perdita dei dati non salvati.
La segnalazione a Google e lo stato delle correzioni
L’azienda dichiara di avere inviato due segnalazioni a Google. La prima sarebbe stata chiusa perché il problema non risultava riproducibile; la seconda, corredata da una prova funzionante, sarebbe stata considerata fuori dall’ambito di un aggiornamento di sicurezza. Al momento della comunicazione di Bitdefender non era disponibile una correzione.
La prova descritta nella mail è stata condotta su un Pixel 10 con Android 17 e aggiornamento di sicurezza del 5 agosto 2026. La stessa comunicazione riporta un riferimento alle versioni Android “fino alla 10”, dato che non coincide con la versione usata nel test; per questo non è possibile ricavare dalla mail un elenco affidabile dei dispositivi interessati.
Il rischio di estorsione resta ipotetico
Bitdefender prospetta che un file di questo tipo possa, in teoria, arrivare tramite un aggiornamento successivo di un’app e che il blocco del dispositivo possa essere sfruttato per chiedere denaro. La società precisa però di non avere osservato casi reali di sfruttamento o estorsione. La ricerca descrive quindi una possibilità tecnica, non una campagna attiva documentata.
Smartphonology ha già raccontato un’altra ricerca della società sulla sicurezza Android: il malware Midnight Mimosa individuato su alcuni smartphone a basso costo.



























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