L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un procedimento nei confronti di DJI Europe B.V. e Nital S.p.A., per verificare la possibile esistenza di un accordo di resale price maintenance (RPM), ovvero di fissazione dei prezzi di rivendita dei droni professionali a marchio DJI sul mercato italiano, in violazione dell’articolo 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (TFUE).
La decisione, presa durante l’adunanza del 14 ottobre 2025, si fonda su una segnalazione ricevuta a febbraio da un rivenditore indipendente, secondo cui DJI e Nital avrebbero imposto ai distributori italiani di uniformarsi ai prezzi pubblicati sul sito Hobbyhobby.it, utilizzato come listino di riferimento, minacciando interruzioni delle forniture a chi praticava sconti o acquistava prodotti all’estero per proporre prezzi più competitivi.
Il sistema dei prezzi e le presunte ritorsioni
Secondo le indagini preliminari, DJI e Nital avrebbero esercitato pressioni dirette sui rivenditori “disallineati”, convocandoli per incontri durante i quali sarebbero stati ammoniti e costretti a firmare accordi che vietavano sconti e acquisti transfrontalieri. Alcuni distributori avrebbero poi subito blocchi delle forniture e diffide all’uso dei marchi DJI dopo aver ignorato le istruzioni di prezzo.
L’Autorità ha rilevato inoltre una “sistematica corrispondenza” tra i prezzi pubblicati su Hobbyhobby e quelli praticati da decine di rivenditori online, con un coefficiente di variazione pari a zero in molti casi: un indicatore di allineamento quasi perfetto. Il sito di Nital sarebbe così diventato un vero e proprio “prezziario” nazionale per i droni enterprise, condizionando l’intero mercato.
Un mercato dominato da DJI
L’indagine riguarda il segmento dei droni enterprise, destinati a usi professionali e industriali – come rilievi, sicurezza o agricoltura di precisione – e caratterizzati da costi più elevati rispetto ai modelli consumer. DJI controlla circa il 70-80% del mercato mondiale dei droni civili, una posizione che, secondo l’Autorità, amplifica gli effetti potenzialmente anticoncorrenziali di un eventuale accordo verticale sul prezzo.
La presunta intesa avrebbe avuto l’effetto di impedire ai rivenditori di fissare liberamente i propri prezzi, mantenendo artificialmente alti i listini e ostacolando il commercio parallelo intraeuropeo, cioè l’acquisto di prodotti DJI presso distributori di altri Paesi dell’Unione per rivenderli in Italia a condizioni più vantaggiose.
Le prossime tappe
Il procedimento, affidato alla Direzione Manifatturiero, Agroalimentare, Farmaceutico e Distribuzione Commerciale, è guidato dalla dott.ssa Nicoletta De Mucci e dovrà concludersi entro il 30 giugno 2027. DJI e Nital avranno sessanta giorni dalla notifica del provvedimento per esercitare il diritto di difesa e richiedere un’audizione.
L’Autorità dovrà ora accertare se l’intesa costituisca effettivamente una violazione dell’articolo 101 TFUE e se abbia arrecato pregiudizio al commercio tra Stati membri, consolidando un sistema di prezzi fissi o minimi nel mercato italiano dei droni professionali.





































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