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AI e lavoro, meno burnout ma cresce il rischio di isolamento


L’Human Connection Workplace Index di Workday rileva un aumento della produttività e della fiducia professionale, ma segnala rapporti più fragili tra colleghi, soprattutto tra i lavoratori della Generazione Z

L’intelligenza artificiale può alleggerire il carico di lavoro e ridurre lo stress, ma il suo utilizzo rischia anche di sottrarre spazio alle relazioni tra colleghi. È quanto emerge dallo Human Connection Workplace Index, una ricerca pubblicata da Workday sul rapporto tra adozione dell’AI, produttività, fiducia e connessione sociale nei luoghi di lavoro.

Lo studio ha coinvolto 2.150 dipendenti a tempo pieno che utilizzano attivamente strumenti di intelligenza artificiale. L’indagine, affidata ad Hanover Research, si è svolta tra marzo e aprile 2026 in sette Paesi e ha preso in esame lavoratori di organizzazioni con almeno 3.500 dipendenti. I risultati descrivono quindi le percezioni degli utenti AI all’interno di grandi aziende e non permettono, da soli, di stabilire un rapporto diretto di causa ed effetto tra tecnologia e isolamento sociale.

L’AI riduce stress e burnout secondo i lavoratori

Il quadro tracciato da Workday mostra innanzitutto una valutazione positiva dell’impatto dell’AI sulle attività quotidiane. Il 62% degli intervistati afferma che il proprio rischio di stress o burnout è diminuito dopo l’introduzione degli strumenti basati sull’intelligenza artificiale.

La percentuale sale all’86% quando la domanda riguarda la produttività. Molti dipendenti dichiarano che l’AI consente di dedicare più tempo ad attività considerate strategiche o di maggiore valore, con una minore incidenza dei compiti ripetitivi.

Anche la fiducia nelle prospettive professionali registra un aumento. Il 64% del campione ritiene che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale abbia migliorato la propria capacità di affrontare con successo ruoli futuri.

I risultati restano legati alle valutazioni personali degli intervistati. Lo studio non misura in modo indipendente l’effettivo aumento della produttività, ma rileva come i lavoratori percepiscono l’impatto dell’AI sul proprio lavoro.

Un dipendente su tre parla con i colleghi solo di lavoro

Accanto ai vantaggi, la ricerca individua alcuni segnali di indebolimento delle relazioni professionali. Il 33% dei dipendenti dichiara di avere raramente, o di non avere mai, conversazioni con i colleghi che vadano oltre lo svolgimento delle attività lavorative.

Meno della metà del campione, il 46%, considera facile o abbastanza facile stringere amicizie sul posto di lavoro. Il 14% degli intervistati riferisce inoltre di essersi assentato almeno una volta nell’ultimo anno a causa di sentimenti di solitudine o isolamento sociale.

L’AI potrebbe offrire un’alternativa più semplice rispetto al confronto con altre persone. Dopo l’adozione di questi strumenti, il 16% dei lavoratori dichiara di avere meno pazienza per le conversazioni informali.

Nel corso degli ultimi dodici mesi, il 76% ha chiesto consigli a un sistema AI, il 52% lo ha usato per sviluppare idee e il 37% anche come forma di compagnia. Tra le motivazioni indicate compaiono la disponibilità continua e l’assenza di giudizio, caratteristiche che rendono l’interazione con la tecnologia meno esposta ai possibili attriti di una conversazione tra colleghi.

La Generazione Z è la più esposta all’isolamento

Le differenze più marcate riguardano i lavoratori della Generazione Z. Secondo l’Index, i dipendenti più giovani hanno una probabilità 12 volte superiore rispetto alla Generazione X di dichiararsi completamente disconnessi dai colleghi.

La Gen Z risulta inoltre due volte più incline dei Millennial e otto volte più incline della Gen X a riferire sentimenti di solitudine sul lavoro. Un lavoratore Gen Z su cinque afferma di essersi assentato nel corso dell’anno a causa di solitudine o isolamento.

Più del 20% dei giovani intervistati ritiene che gli strumenti AI abbiano peggiorato i rapporti personali con i colleghi e dichiara di sentirsi più solo dopo la loro introduzione nel contesto professionale.

Il dato potrebbe dipendere anche dalla posizione occupata dai lavoratori più giovani. Chi entra da poco nel mercato del lavoro dispone spesso di reti professionali meno consolidate e può avere maggiore bisogno di feedback, mentorship e occasioni informali di confronto.

La riduzione dei rapporti umani preoccupa più della perdita del lavoro

Alla domanda sulle principali preoccupazioni legate all’intelligenza artificiale, il 43% degli intervistati indica la diminuzione delle interazioni tra persone. Il timore supera quello relativo alla possibile perdita del posto di lavoro.

Il tema si inserisce in un contesto caratterizzato da livelli ridotti di coinvolgimento professionale. Secondo lo State of the Global Workplace 2026 di Gallup, nel 2025 la quota mondiale di dipendenti coinvolti nel proprio lavoro è scesa al 20%. Gallup stima che il basso coinvolgimento sia costato all’economia globale circa 10.000 miliardi di dollari, pari al 9% del prodotto interno lordo mondiale.

«Stiamo osservando che l’AI ha un effetto molto positivo sulla produttività sul lavoro, e i dipendenti di tutti i settori a livello globale ci dicono chiaramente di sentirsi meno esauriti rispetto a prima di iniziare a usare gli strumenti AI», ha dichiarato Fabrizio Rotondi, Country Manager di Workday per l’Italia.

Rotondi ha però richiamato l’attenzione sul rischio che domande, idee e conflitti passino sempre più spesso attraverso sistemi automatizzati, con una conseguente riduzione delle interazioni quotidiane che contribuiscono alla costruzione della fiducia e del senso di appartenenza. La dichiarazione compare nella versione italiana diffusa alla stampa, mentre il comunicato globale attribuisce il commento a Carrie Varoquiers, Chief Impact Officer di Workday.

Collaborazione e mentorship devono restare centrali

Il rapporto invita le aziende a considerare la connessione sociale come una componente essenziale dell’organizzazione del lavoro. Workday suggerisce di definire occasioni strutturate di collaborazione, feedback e mentorship, oltre a controllare gli effetti dell’AI sulla fiducia, sul senso di appartenenza e sui rapporti tra i diversi gruppi aziendali.

La tecnologia dovrebbe affiancare le conversazioni più complesse, senza sostituirle. Il ricorso a un assistente AI può risultare utile per preparare un confronto o raccogliere informazioni, ma non dovrebbe diventare uno strumento per evitare sistematicamente discussioni, divergenze o momenti di confronto diretto.

Workday Foundation stanzia 500.000 dollari

A supporto dei progetti dedicati alle relazioni sociali, la Workday Foundation ha annunciato un fondo globale da 500.000 dollari. Le organizzazioni non profit considerate idonee potranno richiedere microgrant compresi tra 2.500 e 10.000 dollari.

I finanziamenti saranno destinati a iniziative capaci di creare occasioni di incontro tra persone, sostenere il dialogo tra generazioni e utilizzare tecnologie con finalità sociali per favorire legami tra comunità, quartieri e gruppi accomunati dagli stessi interessi.

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