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Microsoft, due cause mettono sotto esame le dichiarazioni su Copilot e intelligenza artificiale


Azionisti e investitori accusano la società di avere sovrastimato la diffusione dei propri servizi AI e sottovalutato costi, problemi tecnici e rischi legati al copyright. Microsoft respinge le contestazioni, che non hanno ancora ricevuto una valutazione nel merito da parte dei tribunali.

Microsoft deve affrontare due nuove azioni giudiziarie che pongono sotto esame le dichiarazioni pubbliche della società su Copilot, Azure e gli investimenti nell’intelligenza artificiale. Le cause, depositate negli Stati Uniti tra il 12 e il 30 giugno 2026, partono da presupposti differenti. La prima è una proposta di class action promossa da un fondo pensione, che accusa Microsoft di avere fornito agli investitori una rappresentazione troppo favorevole delle prospettive commerciali di Copilot e dell’impatto dell’AI sul cloud Azure.

La seconda è un’azione derivativa presentata da un azionista per conto della stessa Microsoft. In questo caso, le contestazioni riguardano la condotta degli amministratori, i rischi legati al copyright e la presunta insufficienza dei controlli interni sulla strategia AI. Al momento si tratta di accuse contenute nelle denunce. Nessun giudice ha stabilito che Microsoft abbia ingannato gli investitori, violato consapevolmente il copyright o diffuso informazioni false.

La class action sulle prestazioni di Copilot e Azure

La prima causa è stata depositata il 12 giugno 2026 presso il tribunale federale del Western District of Washington. Il ricorrente è il City of St. Clair Shores Police and Fire Retirement System, fondo pensione municipale del Michigan.

L’azione coinvolge Microsoft e alcuni dei suoi principali dirigenti, tra i quali l’amministratore delegato Satya Nadella e la direttrice finanziaria Amy Hood. Il procedimento riguarda gli investitori che hanno acquistato titoli Microsoft tra il 1° maggio 2025 e il 28 gennaio 2026.

Secondo la denuncia, Microsoft avrebbe presentato Copilot come una famiglia di prodotti dotata di capacità competitive, con una diffusione rapida e prospettive economiche favorevoli. La società avrebbe però omesso informazioni rilevanti su problemi di esperienza utente, posizionamento del marchio, interoperabilità, organizzazione interna, disponibilità di risorse computazionali e separazione dei dati tra diversi servizi.

I ricorrenti sostengono inoltre che il principale modello proprietario di Microsoft avrebbe ottenuto risultati inferiori rispetto ad alcuni concorrenti nei test di valutazione delle capacità AI. Anche questa contestazione deriva dalla denuncia e non costituisce un accertamento indipendente.

Un altro elemento riguarda la conversione degli utenti di Microsoft 365 in clienti paganti di Copilot. Secondo il fondo pensione, Microsoft non avrebbe comunicato in modo adeguato le difficoltà incontrate nel trasformare la propria base di utenti commerciali in abbonamenti AI remunerativi.

Il rapporto tra Copilot e le risorse di Azure

La causa collega i problemi commerciali di Copilot alla disponibilità di infrastrutture per Azure, la piattaforma cloud di Microsoft.

Secondo i ricorrenti, la società avrebbe dovuto destinare una parte delle proprie risorse CPU e GPU allo sviluppo di Copilot e alla ricerca sull’intelligenza artificiale. Questa scelta avrebbe ridotto la capacità disponibile per soddisfare la domanda dei clienti Azure e avrebbe richiesto investimenti infrastrutturali superiori rispetto alle attese.

Nel trimestre fiscale terminato a dicembre 2025, Microsoft ha comunicato una crescita del 39% per Azure e gli altri servizi cloud. Nel trimestre precedente la crescita aveva raggiunto il 40%. La società ha inoltre registrato 37,5 miliardi di dollari di spese in conto capitale, con un incremento vicino al 66% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Gli analisti avevano previsto circa 34,3 miliardi di dollari.

La denuncia sostiene che, durante la prima metà dell’anno fiscale, le spese in conto capitale abbiano raggiunto 72,4 miliardi di dollari, una cifra vicina all’intero ammontare registrato nell’esercizio precedente. I ricorrenti attribuiscono una parte rilevante dell’aumento allo sviluppo dell’AI, all’espansione della capacità dei data center e alle esigenze di Copilot.

Investimenti elevati non rappresentano di per sé una prova di comportamento illecito. Il punto centrale della causa riguarda piuttosto la trasparenza delle comunicazioni: gli investitori sostengono che Microsoft conoscesse già l’entità dei costi e dei vincoli tecnici, ma che non li avesse descritti in modo sufficientemente chiaro.

Il calo del titolo Microsoft

Il 29 gennaio 2026, il giorno successivo alla pubblicazione dei risultati trimestrali, il titolo Microsoft ha perso circa il 10%.

Secondo Reuters, la società ha bruciato circa 357 miliardi di dollari di capitalizzazione in una sola seduta. Si è trattato del maggiore calo giornaliero del titolo in quasi sei anni.

La class action attribuisce la perdita alla diffusione di nuove informazioni sulla crescita di Azure, sulle spese infrastrutturali e sull’adozione commerciale di Copilot.

Il rapporto di causa ed effetto dovrà però essere dimostrato in tribunale. Microsoft potrà sostenere che il mercato abbia reagito a diversi fattori, tra i quali le previsioni finanziarie, le aspettative degli analisti, il ritmo di crescita del cloud e il livello complessivo degli investimenti.

Microsoft ha definito le accuse prive di fondamento e ha dichiarato di sostenere l’integrità delle proprie comunicazioni pubbliche. La società ha annunciato che si difenderà nel procedimento.

La seconda causa chiama in causa il copyright

Il 30 giugno 2026 un azionista, Eric Anderson, ha presentato una seconda azione presso lo stesso tribunale federale dello Stato di Washington.

Questa volta si tratta di una shareholder derivative lawsuit, un’azione attraverso la quale un azionista agisce per conto della società contro amministratori e dirigenti. Un eventuale risarcimento avrebbe quindi Microsoft tra i principali beneficiari, non soltanto l’azionista che ha promosso il procedimento.

La denuncia coinvolge quattordici dirigenti e membri del consiglio di amministrazione. Le accuse comprendono presunte violazioni dei doveri fiduciari e della Section 14(a) del Securities Exchange Act, che regola le dichiarazioni contenute nei documenti destinati al voto degli azionisti.

Il ricorrente sostiene che gli amministratori abbiano fornito una rappresentazione incompleta della strategia AI della società e dei rischi connessi all’uso di opere protette da copyright.

Secondo la denuncia, Microsoft avrebbe svolto un ruolo rilevante nello sviluppo e nella distribuzione di sistemi AI collegati a OpenAI, anche attraverso gli investimenti nella società e la disponibilità dell’infrastruttura Azure.

L’azionista accusa il consiglio di amministrazione di non avere esercitato una supervisione adeguata e di avere consentito l’uso di materiali protetti senza le necessarie licenze. La causa richiama anche altri procedimenti presentati da autori, editori e titolari di diritti contro Microsoft e società con le quali collabora.

Non esiste però, nell’ambito di questa azione, una decisione che stabilisca che Microsoft abbia addestrato illegalmente Copilot su materiale pirata. La denuncia utilizza le controversie sul copyright già aperte per formulare una contestazione più ampia sulla responsabilità degli amministratori.

Le accuse contro gli amministratori

L’azione derivativa sostiene che il consiglio di amministrazione ricevesse aggiornamenti regolari sulla strategia AI e approvasse le principali decisioni in materia di investimenti, prodotti e partnership.

Da questo presupposto, il ricorrente deduce che amministratori e dirigenti non potessero ignorare i problemi tecnici di Copilot, i possibili rischi di proprietà intellettuale e le difficoltà legate alla monetizzazione dei servizi AI.

La causa chiede che i vertici rispondano dei danni che le loro decisioni avrebbero causato a Microsoft. Tra le contestazioni compare anche la presunta diffusione di informazioni false o incomplete nei documenti utilizzati dagli azionisti per votare sulla nomina degli amministratori e sui compensi dei dirigenti.

Anche in questo caso, il ricorrente dovrà dimostrare non soltanto l’esistenza di problemi o rischi, ma anche la conoscenza di tali elementi da parte dei singoli amministratori e il loro collegamento con un danno economico per la società.

Dall’AI-washing alle dichiarazioni sulle prestazioni

Le cause contro Microsoft mostrano un’evoluzione del concetto di AI-washing.

In una prima fase, questa espressione indicava soprattutto le aziende che attribuivano ai propri prodotti funzioni AI limitate, marginali o inesistenti. Le nuove contestazioni si concentrano invece sulle società che sviluppano realmente sistemi di intelligenza artificiale, ma che potrebbero descriverne in modo eccessivamente favorevole prestazioni, adozione, redditività o vantaggi competitivi.

La class action non sostiene che Copilot sia un prodotto fittizio. Contesta il modo in cui Microsoft avrebbe comunicato il suo successo commerciale, la qualità delle tecnologie e la capacità di ottenere un ritorno dagli investimenti.

La denuncia apre quindi una questione più complessa: un’affermazione come “adozione in crescita” può risultare formalmente corretta, ma può offrire agli investitori una rappresentazione incompleta se non precisa quanti utenti pagano, quali funzioni utilizzano e quali costi sostiene l’azienda per fornire il servizio.

Il rischio della “Silent AI”

La causa derivativa introduce anche il concetto di Silent AI, termine che richiama la precedente definizione di “Silent Cyber” utilizzata nel settore assicurativo.

Il fenomeno si verifica quando un rischio legato all’intelligenza artificiale produce conseguenze in ambiti apparentemente diversi. Una controversia sul copyright, per esempio, può trasformarsi in una causa contro amministratori e dirigenti per mancata supervisione, violazione dei doveri fiduciari o comunicazioni ingannevoli.

Il rischio non riguarda quindi soltanto chi sviluppa i modelli. Può coinvolgere il consiglio di amministrazione, i responsabili finanziari, gli uffici legali, le società assicurative e chi approva le dichiarazioni destinate al mercato.

Che cosa dovranno dimostrare gli azionisti

Per ottenere un risultato favorevole, i ricorrenti della class action dovranno provare che le dichiarazioni contestate fossero materialmente false o fuorvianti. Dovranno inoltre dimostrare il cosiddetto scienter, cioè che i dirigenti conoscessero la falsità delle dichiarazioni oppure avessero ignorato con grave imprudenza informazioni rilevanti.

Una previsione troppo ottimistica o un prodotto che non raggiunge i risultati sperati non bastano, da soli, per provare una frode finanziaria. Le società possono commettere errori di valutazione senza violare la legge.

La posizione dei ricorrenti potrebbe acquisire maggiore forza qualora emergessero documenti interni capaci di dimostrare che Microsoft conoscesse problemi già concreti, mentre nelle comunicazioni pubbliche li descriveva soltanto come rischi ipotetici e futuri.

Le due cause si trovano ancora in una fase iniziale. La loro rilevanza, tuttavia, supera il caso Microsoft: ogni dichiarazione pubblica sulle capacità dell’AI, sul numero degli utenti e sui ritorni economici può diventare oggetto di verifica giudiziaria quando influenza il valore di una società quotata.

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