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TIM e Fastweb + Vodafone puntano su una joint venture per 6.000 nuove torri in Italia


TIM e Fastweb + Vodafone hanno firmato un accordo non vincolante per creare una joint venture paritetica destinata alla costruzione e gestione di nuove torri per la telefonia mobile in Italia. L’obiettivo indicato dalle due società è arrivare fino a 6.000 nuovi siti, con un piano pluriennale pensato per sostenere il roll-out del 5G e, più in generale, lo sviluppo delle reti di nuova generazione.

L’operazione ha una rilevanza che va oltre la semplice espansione infrastrutturale. L’iniziativa, infatti, si inserisce in una fase di forte pressione sul settore telecomunicazioni italiano, dove gli operatori cercano da tempo modelli più efficienti per ridurre i costi e aumentare la sostenibilità degli investimenti. Secondo Reuters, il mercato italiano ha perso quasi un terzo dei ricavi dal 2010 e il flusso di cassa post-investimenti si è progressivamente azzerato, elemento che aiuta a spiegare la spinta verso nuove formule di condivisione e razionalizzazione delle reti.

Come sarà strutturata la nuova società

Nel testo diffuso da TIM, la joint venture viene descritta come una società inizialmente controllata al 50% da TIM e al 50% da Fastweb + Vodafone, con la possibilità di valutare in un secondo momento l’ingresso di investitori terzi per ottimizzare la struttura finanziaria. Le infrastrutture dovrebbero inoltre essere rese disponibili anche ad altri operatori secondo un modello di accesso aperto.

Le due aziende agiranno come anchor tenant della nuova infrastruttura, cioè come primi clienti di riferimento, attraverso accordi di lungo periodo a condizioni di mercato per l’utilizzo delle torri. L’accordo prevede anche la possibilità di sviluppare servizi aggiuntivi, mentre l’avvio effettivo del progetto resta subordinato alle autorizzazioni delle autorità competenti.

Il legame con l’accordo sul RAN sharing

La nuova iniziativa non nasce nel vuoto. A gennaio 2026, TIM e Fastweb avevano già annunciato un’intesa preliminare per condividere parte della rete di accesso radio mobile in alcune aree del Paese, con l’obiettivo di evitare duplicazioni di investimento e accelerare la copertura 5G, soprattutto nei centri meno densamente popolati. Reuters aveva indicato possibili risparmi compresi tra 250 e 300 milioni di euro per ciascun operatore nell’arco di dieci anni.

In quel contesto si parlava di una collaborazione focalizzata soprattutto su componenti attive della rete, come antenne, base station e backhaul. La joint venture sulle torri aggiunge adesso anche una dimensione più strutturale sul fronte delle infrastrutture passive, cioè i siti fisici necessari per ospitare l’equipaggiamento mobile.

Perché il mercato guarda a INWIT

Uno degli effetti più immediati dell’annuncio riguarda INWIT, oggi principale tower company italiana. Reuters segnala che il mercato ha letto la mossa di TIM e Fastweb + Vodafone come una possibile minaccia al modello di crescita del gruppo, tanto che il titolo INWIT ha registrato un forte calo in Borsa dopo l’annuncio. Secondo l’agenzia, TIM e Fastweb + Vodafone sono i suoi principali clienti e il nuovo progetto potrebbe rafforzare il loro potere negoziale nelle discussioni sui contratti in essere.

INWIT, dal canto suo, ha precisato a Reuters che l’accordo rappresenta un’evoluzione di intese precedenti e che non incide sui contratti esistenti, validi fino al 2038. Resta però il fatto che la società basa una parte rilevante della propria attività proprio sull’ospitalità degli apparati degli operatori mobili. Nei risultati al 30 settembre 2025, INWIT indicava 180 nuove torri nel terzo trimestre, 670 nuovi hostings e ricavi trimestrali pari a 271,1 milioni di euro, numeri che mostrano quanto il tema dello sviluppo dei siti resti centrale nel mercato italiano delle infrastrutture wireless.

Cosa cambia per il 5G in Italia

Sul piano industriale, la joint venture può avere due effetti. Da un lato può accelerare la disponibilità di nuovi siti e rendere più rapido il potenziamento della copertura 5G. Dall’altro può contribuire a ridurre la duplicazione degli investimenti in un Paese dove la concorrenza sui prezzi ha eroso i margini degli operatori. Le due società sostengono che il progetto servirà ad allineare i costi alla media europea, mantenendo standard elevati di qualità e la flessibilità tecnologica necessaria per le future evoluzioni della rete.

Per il settore italiano delle telecomunicazioni, la mossa segna anche un passaggio simbolico. Negli ultimi anni molti operatori hanno venduto le torri per fare cassa e poi hanno continuato a utilizzarle in affitto. Reuters osserva che l’intesa tra TIM e Fastweb + Vodafone va in direzione opposta rispetto a quella tendenza, riportando gli operatori verso una forma di controllo più diretto sulla crescita delle infrastrutture.

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Giornalista pubblicista, SEO Specialist, fotografo. Da sempre appassionato di tecnologia, lavoro nell'editoria dal 2010, prima come fotografo e fotoreporter, infine come giornalista. Ho scritto per PC Professionale, SportEconomy e Corriere della Sera, oltre ovviamente a Smartphonology.