Le cifre dei licenziamenti tech in Europa nel 2025

Il 2025 si conferma un anno complesso per il settore tecnologico europeo. Secondo il nuovo report pubblicato dalla piattaforma di personal finance e formazione al trading RationalFX, i licenziamenti globali nella tecnologia hanno superato quota 241.800 unità. Il dato include anche il contributo europeo, con oltre 32.500 posizioni cancellate da gennaio. Il quadro evidenzia un continente esposto a pressioni economiche, trasformazioni accelerate dall’intelligenza artificiale e un mercato del lavoro che affronta una ridefinizione molto rapida delle competenze richieste.

L’impatto dell’ondata di tagli nel settore tecnologico

Il dato europeo, pari al 13,5% del totale mondiale, arriva in un contesto caratterizzato da investimenti nei sistemi di automazione e nei modelli di intelligenza artificiale che sostituiscono funzioni interne considerate meno strategiche. La contrazione non riguarda un singolo comparto ma riflette le difficoltà di un ecosistema che affronta costi operativi più elevati, rallentamento economico e regolamentazioni sempre più stringenti, soprattutto nei settori telecomunicazioni, servizi digitali e semiconduttori.

Tra i gruppi che segnano le riduzioni più rilevanti ci sono Accenture, che guida la lista con 11.000 esuberi, e la spagnola Telefónica, che comunica la necessità di eliminare circa 7.000 posizioni distribuite tra varie società del gruppo. Il report precisa che in Spagna il taglio colpisce oltre 5.000 dipendenti, includendo 3.650 lavoratori di Telefónica Spain, 1.100 di Telefónica Mobile e circa 270 di Telefónica Solutions.

I Paesi più colpiti

L’Irlanda risulta il Paese europeo con il numero più elevato di licenziamenti tech nel 2025, con 11.500 posti di lavoro cancellati. Il dato riflette il peso delle multinazionali digitali sul tessuto economico nazionale e l’impatto delle riorganizzazioni globali, spesso decise da headquarters fuori dall’Europa. Subito dopo si collocano Spagna, con 7.450 esuberi, e Svizzera, con circa 5.156 posti persi.

Questa geografia si inserisce in un contesto frammentato, dove le scelte dei grandi gruppi si riflettono direttamente sia sull’occupazione locale sia sulle filiere collegate, mettendo in luce la vulnerabilità dei Paesi che ospitano sedi tecniche, centri R&D e funzioni amministrative delle multinazionali.

Le società europee con il maggior numero di tagli

Accenture guida la classifica delle aziende europee con la maggiore riduzione di personale. Subito dopo compaiono Telefónica, STMicro, Northvolt e altre realtà radicate nei servizi digitali, nell’hardware e nella produzione di soluzioni industriali. Il dato composito mostra un impatto distribuito tra servizi professionali, telecomunicazioni, semiconduttori, mobilità elettrica e piattaforme digitali. Le dimensioni delle riduzioni variano dai grandi numeri delle prime posizioni a tagli più contenuti, come nel caso di Tele2, Just Eat Takeaway, Arrival, Wise e TomTom.

Il rapporto evidenzia inoltre che molte aziende non diffondono pubblicamente informazioni dettagliate sui licenziamenti, quindi i numeri comunicati potrebbero rappresentare una stima per difetto.

Il confronto con gli Stati Uniti

Le cifre europee appaiono significative ma non raggiungono i livelli delle principali società statunitensi. Intel, Amazon e Microsoft hanno eliminato complessivamente oltre 72.700 posti di lavoro, con Intel in testa a quota 33.900 esuberi. Il dato supera di oltre il doppio l’intero totale europeo. Questo divario sottolinea l’ampiezza delle ristrutturazioni oltreoceano, dove la corsa agli investimenti in AI e al taglio dei costi si presenta particolarmente aggressiva.

Il report di RationalFX osserva che le società americane, nonostante i forti tagli, mantengono utili molto elevati e proseguono con programmi di investimento nei settori emergenti dell’AI e del cloud, un aspetto che accentua ulteriormente la distanza tra le due sponde dell’Atlantico.

Le dinamiche che determinano la riduzione del personale

Secondo l’analista Alan Cohen, il fenomeno nasce da una convergenza di fattori. Le imprese riducono i ruoli sostituibili da processi automatizzati, rafforzano gli investimenti nelle tecnologie emergenti e affrontano nell’immediato una pressione sui margini che porta a rivedere l’organizzazione interna. A livello europeo, queste dinamiche si intrecciano con una crescita economica lenta, ostacoli regolatori e fragilità legate alle catene di approvvigionamento.

Il report rileva inoltre un progressivo spostamento verso profili capaci di operare in contesti dominati da AI, cybersecurity, automazione e sistemi data-driven. La capacità di acquisire nuove competenze risulta centrale per i lavoratori che desiderano restare competitivi in una fase di cambiamento strutturale del settore.

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