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Social media e salute mentale: per genitori e adolescenti sono il principale rischio


Quasi un adolescente statunitense su due ritiene che i social media abbiano un effetto prevalentemente negativo sui propri coetanei. Tra i genitori, il 44% indica proprio le piattaforme social come il fattore che incide maggiormente sulla salute mentale dei ragazzi. I dati del Pew Research Center arrivano mentre Meta affronta negli Stati Uniti uno dei processi più importanti mai aperti sul rapporto tra social network e minori.

I social media rappresentano la principale minaccia alla salute mentale degli adolescenti? Per una parte consistente dei ragazzi e, soprattutto, dei loro genitori, la risposta sembra essere sì. Il quadro emerge da una ricerca del Pew Research Center, mentre negli Stati Uniti torna al centro dell’attenzione il tema delle responsabilità delle piattaforme digitali nei confronti dei minori.

Il 18 agosto, presso il tribunale federale di Oakland, in California, inizieranno le dichiarazioni di apertura di un processo che vede Meta contrapposta ai procuratori generali di 29 Stati americani. Il procedimento nasce da una causa avviata nel 2023 e riguarda, tra le altre cose, la raccolta e l’utilizzo dei dati dei bambini e il modo nel quale Facebook e Instagram sono stati progettati. California, Colorado, Kentucky e New Jersey accusano inoltre Meta di avere introdotto caratteristiche capaci di favorire un utilizzo prolungato delle piattaforme da parte dei più giovani e di avere fornito al pubblico informazioni fuorvianti sulla loro sicurezza. Meta contesta le accuse e afferma di avere sviluppato nel corso degli anni strumenti e protezioni dedicati agli adolescenti.

Quasi un adolescente su due vede un impatto negativo

Il contesto nel quale si apre il processo trova un riscontro interessante nei dati raccolti dal Pew Research Center tra 1.391 adolescenti statunitensi di età compresa tra 13 e 17 anni e i rispettivi genitori, intervistati tra settembre e ottobre 2024. Il 48% degli adolescenti ritiene che i social media abbiano un effetto prevalentemente negativo sulle persone della propria età. La percentuale era pari al 32% nel 2022. Solo l’11% giudica prevalentemente positivo l’impatto delle piattaforme sui propri coetanei.

Il dato cambia però quando ai ragazzi viene chiesto di valutare la propria esperienza personale. Soltanto il 14% afferma che i social abbiano avuto un effetto prevalentemente negativo su di sé, mentre il 28% parla di un impatto positivo. La differenza suggerisce una distanza significativa tra la percezione del problema generale e quella della propria esperienza individuale. La stessa ricerca invita inoltre a non interpretare i risultati come una prova di un rapporto causale tra social network e problemi di salute mentale. Pew precisa che il sondaggio misura opinioni ed esperienze dichiarate da adolescenti e genitori, non stabilisce che l’utilizzo dei social sia la causa diretta di specifici disturbi psicologici.

I genitori sono molto più preoccupati dei figli

La distanza tra adulti e adolescenti diventa ancora più evidente quando il tema riguarda direttamente la salute mentale. Il 55% dei genitori dichiara di essere estremamente o molto preoccupato per le condizioni psicologiche degli adolescenti. Tra i ragazzi la percentuale scende al 35%. Le ragazze mostrano una preoccupazione maggiore rispetto ai ragazzi: il 42% contro il 28%.

Tra le persone che esprimono almeno una certa preoccupazione, i social media risultano il problema citato più spesso dai genitori. Il 44% li considera il fattore con il maggiore impatto negativo sulla salute mentale degli adolescenti. A notevole distanza compaiono la tecnologia in senso più ampio, citata dal 14%, il bullismo con il 9% e le pressioni e aspettative sociali con l’8%. Gli adolescenti distribuiscono invece le responsabilità tra più fattori. Il 22% indica i social media, il 17% il bullismo, anche online, e il 16% le pressioni e le aspettative alle quali i giovani si sentono sottoposti.

Il quadro appare quindi meno netto di quanto possa suggerire la semplice associazione tra piattaforme digitali e disagio psicologico. I social rappresentano il fattore citato più spesso, ma per gli adolescenti bullismo, pressione sociale, aspettative sul futuro e altri elementi hanno un peso comparabile.

Sonno, produttività e autostima

I problemi percepiti non riguardano soltanto la salute mentale in senso stretto. Il 19% dei ragazzi intervistati da Pew afferma che i social media abbiano danneggiato la propria salute mentale, mentre il 22% segnala un effetto negativo sui risultati scolastici. La metà degli adolescenti, tuttavia, dichiara di non avere riscontrato né benefici né danni sulla propria salute mentale.

Le differenze aumentano quando si considera il genere. Tra le ragazze, il 25% riferisce un impatto negativo sulla salute mentale, contro il 14% dei ragazzi. Il 50% delle adolescenti afferma inoltre che i social abbiano un effetto negativo sul sonno, contro il 40% dei coetanei maschi.

I social mantengono però anche una funzione positiva. Il 74% degli adolescenti afferma che le piattaforme li aiutino a sentirsi più vicini agli amici, mentre il 63% considera i social uno spazio nel quale esprimere la propria creatività.

Una ricerca successiva del Pew Research Center, pubblicata nell’aprile 2026 e dedicata in modo specifico a TikTok, Instagram e Snapchat, conferma questa ambivalenza. Circa sette adolescenti su dieci descrivono la propria esperienza complessiva su ciascuna delle tre piattaforme come prevalentemente positiva. Per la salute mentale, la maggioranza sostiene invece che le singole piattaforme non abbiano prodotto né un miglioramento né un peggioramento.

Meta sotto pressione nei tribunali statunitensi

Il dibattito assume un peso particolare per Meta dopo le recenti decisioni dei tribunali statunitensi.

All’inizio di agosto un tribunale del New Mexico ha imposto alla società un pagamento di 567 milioni di dollari destinato ad affrontare gli effetti sui minori e una serie di modifiche a Facebook e Instagram per cinque anni. La somma si aggiunge a una precedente sanzione civile da 375 milioni di dollari, per un’esposizione complessiva di 942 milioni di dollari nel procedimento. Meta ha annunciato l’intenzione di contestare la decisione.

Il procedimento di Oakland ha dimensioni ancora maggiori. Secondo Reuters, Meta stima che le potenziali sanzioni possano arrivare fino a 1.400 miliardi di dollari, anche se i procuratori generali non hanno indicato pubblicamente una richiesta complessiva di questa entità. Gli Stati chiedono inoltre modifiche alle piattaforme che comprendono sistemi più rigidi per l’età degli utenti, limiti allo scroll infinito, restrizioni sulle notifiche e interventi sugli algoritmi utilizzati per raccomandare i contenuti ai minori.

Il processo sarà seguito da un’advisory jury, una giuria con funzione consultiva: potrà esprimersi su alcune delle questioni sottoposte dal tribunale, ma il suo verdetto non sarà vincolante. La decisione finale spetterà alla giudice federale Yvonne Gonzalez Rogers. Tra i testimoni attesi figurano anche il CEO di Meta Mark Zuckerberg e il responsabile di Instagram Adam Mosseri.

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