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La Corte d’Appello di New York: illegittimo obbligare a sbloccare lo smartphone con l’impronta digitale

La Divisione d’Appello del Quarto Dipartimento dello Stato di New York ha stabilito che un mandato di perquisizione non può obbligare un indagato a sbloccare il proprio smartphone tramite impronta digitale. La sentenza, pubblicata il 27 giugno 2025, riguarda un caso di possesso di pornografia infantile e si basa sulla protezione garantita dal Quinto Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti.

Il caso: impronta forzata per accedere al telefono

Secondo i documenti ufficiali consultabili su Justia, durante l’indagine contro l’imputato, la polizia aveva ottenuto un mandato di perquisizione che includeva l’autorizzazione a utilizzare dati biometrici (impronta digitale o riconoscimento facciale) per accedere ai contenuti di un iPhone sequestrato. Gli agenti hanno fisicamente guidato la mano dell’uomo per posizionarla sul sensore biometrico del telefono e sbloccarlo.

La corte ha giudicato che questo atto rappresenti una forma di testimonianza forzata, in quanto implica un riconoscimento implicito: l’imputato ha dimostrato di conoscere il codice di accesso, di avere controllo sul contenuto del dispositivo e di saperne sbloccare l’accesso. Questi elementi rientrano nell’ambito della cosiddetta “act of production doctrine”, ovvero la produzione di prove che possono auto-incriminare.

Quinto Emendamento e biometria: un confine delicato

Il Quinto Emendamento protegge un cittadino dall’obbligo di testimoniare contro se stesso. Finora, la giurisprudenza ha spesso distinto tra i dati biometrici (ritenuti elementi “fisici” e quindi non protetti) e le password (considerate “cognitive” e quindi coperte dal privilegio contro l’auto-incriminazione). Ma questa sentenza segna un passaggio importante: anche l’uso forzato dell’impronta digitale può essere considerato testimoniale, quando rivela implicitamente un legame tra l’imputato e il contenuto del dispositivo.

Le implicazioni della decisione

La Corte ha quindi deciso che le prove raccolte tramite quello sblocco devono essere escluse dal procedimento penale. Questo orientamento rafforza una linea giurisprudenziale che si sta consolidando anche a livello federale: ad esempio, nella sentenza United States v. Payne, una corte distrettuale ha stabilito che costringere un individuo a sbloccare il telefono con il pollice costituisce una violazione del Quinto Emendamento.

Verso nuove tutele costituzionali

La decisione della Corte d’Appello di New York sottolinea la crescente rilevanza della protezione costituzionale in contesti digitali. Con l’evoluzione delle tecnologie biometriche e la centralità dello smartphone nella vita quotidiana, le corti iniziano a riconoscere che anche il gesto fisico dello sblocco può avere natura testimoniale.

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