Il GENIUS Act e la nuova era delle stablecoin: gli USA esportano il dollaro in codice

Il Senato degli Stati Uniti ha compiuto un passo che potrebbe ridefinire il futuro della finanza digitale globale. Di recente è stato approvato con 66 voti favorevoli e 32 contrari il cosiddetto GENIUS Act. Il disegno di legge, il cui nome completo è Guardrails and Enforcement for Neutral Issuers of United States Stablecoins, rappresenta la prima proposta organica a livello federale per disciplinare le stablecoin, ovvero le criptovalute ancorate al valore del dollaro. Si tratta di un intervento atteso da anni, destinato a colmare un vuoto normativo che ha consentito al mercato delle stablecoin di crescere in modo tumultuoso, ma spesso privo di controlli adeguati.

Il disegno di legge e le analisi

Il tempismo non è casuale. Le stablecoin, oggi, movimentano ogni anno oltre 8.000 miliardi di dollari in transazioni su blockchain. Un volume che supera la somma delle operazioni annuali effettuate da due giganti della finanza digitale come PayPal e MasterCard. È il segnale di un ecosistema ormai centrale nei circuiti della liquidità globale, ma che ha finora operato in una sorta di zona franca regolatoria. Secondo Saqib Iqbal, analista per Becoin.net, questa non è una questione che riguarda solo le criptovalute: è una sfida legata alla sovranità monetaria degli Stati Uniti nell’era digitale. Per la prima volta, le stablecoin dovranno comportarsi come veri e propri strumenti finanziari, e questo è esattamente ciò che gli investitori istituzionali stavano aspettando per entrare con maggiore convinzione nel settore.

Il disegno di legge si inserisce in un contesto globale in piena trasformazione. Mentre la Federal Reserve continua a esplorare l’ipotesi di un dollaro digitale ufficiale (CBDC), un eventuale lancio non è previsto prima del 2028. Nel frattempo, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca dei Regolamenti Internazionali stanno spingendo i paesi del G20 a costruire infrastrutture interoperabili per i pagamenti digitali. Dall’altra parte del mondo, la Cina sta ampliando l’uso dello yuan digitale negli scambi commerciali internazionali, in particolare con i paesi del blocco BRICS e del Medio Oriente.

La scelta degli Stati Uniti di intervenire sulle stablecoin di mercato – come USDC, USDT o PayPal USD – indica una precisa direzione strategica. Washington sembra voler puntare su un’infrastruttura privata, ma regolamentata, per proiettare il dollaro nel mondo digitale, evitando per ora la creazione di una propria moneta centralizzata. In sostanza, la Fed scommette sul fatto che un ecosistema di stablecoin ben regolamentato possa rappresentare una naturale estensione del dollaro nel Web3, senza dover ricorrere subito a un’emissione diretta da parte della banca centrale.

I principi del Genius Act

Tra i principi cardine del GENIUS Act spicca l’obbligo di copertura totale: tutte le stablecoin dovranno essere sostenute da asset liquidi e sicuri, come dollari o titoli del Tesoro statunitensi e abbandonare definitivamente modelli rischiosi come quelli algoritmici o frazionari, tristemente noti per il crollo di TerraUSD. Gli emittenti saranno inoltre sottoposti a controlli di trasparenza molto più stringenti, con obblighi mensili di audit e rendicontazione pubblica delle riserve, oltre a meccanismi di riscatto garantiti che assicurano agli utenti la possibilità di riconvertire in qualsiasi momento le proprie criptovalute in dollari.

La normativa distingue tra emittenti di grandi dimensioni, con capitalizzazioni superiori ai dieci miliardi di dollari, che dovranno registrarsi a livello federale, e soggetti più piccoli, che potranno invece operare a livello statale, ma rispettando standard normativi unificati. Il testo prevede anche misure per evitare interferenze politiche nel mercato, una risposta diretta alle polemiche legate a entità finanziarie potenzialmente riconducibili alla famiglia Trump, come nel caso di World Liberty Financial.

Se approvato anche dalla Camera e convertito in legge entro il terzo trimestre del 2025, il GENIUS Act fornirà finalmente agli Stati Uniti un quadro giuridico coerente per i dollari digitali. Secondo le analisi di Becoin.net, una regolamentazione chiara potrebbe attrarre oltre 100 miliardi di dollari in nuovi capitali istituzionali nel settore delle stablecoin nei dodici mesi successivi all’entrata in vigore. Inoltre, si prevede un’accelerazione nella competizione regolatoria da parte di hub finanziari come Singapore, Hong Kong ed Emirati Arabi Uniti, che potrebbero introdurre normative analoghe per mantenere la loro attrattività. Si potrebbe infine assistere a una vera e propria espansione del mercato dei Treasury tokenizzati, ovvero strumenti digitali legati ai titoli di Stato americani, che offrono rendimento e sicurezza a un pubblico globale.

Chi vince

Il vero vincitore, però, non è il settore delle criptovalute, ma il dollaro stesso. Con il GENIUS Act, gli Stati Uniti stanno esportando la propria moneta non attraverso la stampa, ma attraverso il codice. Le stablecoin potrebbero assumere, in questo decennio, il ruolo che l’eurodollaro ha avuto nel secolo scorso: uno strumento per estendere l’influenza economica americana nel mondo, senza necessariamente dover passare per la banca centrale.

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