L’AI è diventata uno strumento ordinario nel processo di candidatura. Secondo un sondaggio Statista+ condotto a gennaio 2026 su 500 adulti negli Stati Uniti e 502 nel Regno Unito, il 70% degli intervistati statunitensi e il 64% di quelli britannici ha utilizzato l’IA almeno una volta negli ultimi 24 mesi per cercare o presentare una candidatura di lavoro. Il dato conferma un cambiamento strutturale: l’uso dell’IA non rappresenta più un’eccezione, ma una pratica diffusa.
Differenze generazionali e di genere
Tra le generazioni analizzate, i Millennials risultano i più inclini ad affidarsi agli strumenti di intelligenza artificiale. Negli Stati Uniti il 78% dei Millennials dichiara di aver utilizzato l’IA per candidarsi a un lavoro, mentre nel Regno Unito la quota sale al 79%. La percentuale supera di alcuni punti quella registrata tra le altre fasce d’età.
Anche il genere incide sull’adozione. Gli uomini dichiarano un utilizzo leggermente superiore rispetto alle donne. Nel Regno Unito emerge inoltre un divario marcato tra lavoratori d’ufficio e lavoratori manuali: il 72% dei primi afferma di aver impiegato strumenti di IA nella candidatura, contro il 35% dei secondi. Negli Stati Uniti la distanza è meno ampia ma resta significativa, con l’82% degli impiegati contro il 72% dei lavoratori manuali.

Motivazioni pragmatiche e orientate alla performance
Le ragioni che spingono all’uso dell’intelligenza artificiale sono prevalentemente pratiche. Negli Stati Uniti il 49% degli intervistati dichiara di aver utilizzato l’IA per compensare debolezze personali, come difficoltà ortografiche o limiti nella progettazione grafica del curriculum. Il 48% ritiene che l’IA aumenti le probabilità di successo e la stessa quota afferma di averla impiegata per personalizzare meglio ogni candidatura rispetto alla posizione specifica. Il 46% sottolinea il risparmio di tempo come elemento determinante.
Gli strumenti più utilizzati sono i modelli linguistici di grandi dimensioni, come ChatGPT, citati dal 73% degli utenti di IA negli Stati Uniti e dall’86% nel Regno Unito. Le applicazioni più comuni riguardano la redazione automatica del curriculum vitae, indicata dal 49% degli statunitensi, la preparazione ai colloqui di lavoro, al 44%, e la ricerca o il filtraggio delle offerte, al 40%.

Negli Stati Uniti risultano diffusi anche generatori di CV e lettere di presentazione come Canva, Kickresume e Adobe, citati dal 58% degli intervistati. Nel Regno Unito prevalgono strumenti di ottimizzazione testuale come Grammarly e LanguageTool, indicati dal 46% dei rispondenti.
Diffusione e timori
Nonostante l’adozione ampia, permangono riserve. In entrambi i Paesi circa sei intervistati su dieci ritengono che l’IA debba essere utilizzata in modo non riconoscibile. Il dato suggerisce la persistenza di una percezione ambivalente: l’intelligenza artificiale è considerata utile, ma ancora associata a un potenziale giudizio negativo.

Tra coloro che non hanno utilizzato l’IA negli ultimi due anni, oltre la metà nel Regno Unito e il 39% negli Stati Uniti sostiene che una candidatura dovrebbe riflettere esclusivamente competenze e capacità reali, che potrebbero risultare alterate dall’uso di strumenti automatici. Più della metà degli intervistati in entrambi i Paesi teme inoltre che l’IA possa ridurre il contatto umano nel processo di selezione.

Allo stesso tempo, una maggioranza ritiene che in futuro sarà difficile orientarsi nel mercato del lavoro senza il supporto dell’intelligenza artificiale. Negli Stati Uniti il 52% degli intervistati pensa che le aziende approvino l’uso dell’IA da parte dei candidati, mentre nel Regno Unito la quota scende al 39%, segnalando differenze culturali nella percezione dell’accettabilità dello strumento.



























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