Secondo l’associazione, Google dovrà permettere agli utenti di allegare documenti alle richieste di deindicizzazione e motivare i dinieghi. Il termine indicato è il 15 novembre 2026.
Il Tribunale di Milano ha accolto l’azione inibitoria collettiva promossa da alcuni membri di Algopolio e da altri ricorrenti contro Google LLC, Google Ireland Limited e Google Italy S.r.l. Lo riferisce un comunicato stampa diffuso il 6 ottobre dall’associazione e dai legali che assistono i ricorrenti. La pronuncia riguarda le procedure con cui Google gestisce le richieste di deindicizzazione presentate dagli utenti ai sensi degli articoli 17 e 21 del Regolamento generale sulla protezione dei dati, il GDPR. Secondo Algopolio, il Tribunale ha rilevato che le modalità attuali ostacolano l’esercizio effettivo di questi diritti.
Le modifiche richieste a Google
In base a quanto riferito nel comunicato, il Tribunale ha ordinato a Google di modificare moduli e procedure per consentire agli utenti di allegare documenti a sostegno delle richieste. L’azienda dovrà anche motivare gli eventuali dinieghi sulla base della documentazione presentata e fornire spiegazioni comprensibili sulle ragioni della decisione.
Il termine indicato per adeguare le procedure è il 15 novembre 2026. Il comunicato riferisce inoltre che il Tribunale ha previsto una sanzione economica per ogni giorno di ritardo, senza specificarne l’importo. La nota stampa non riporta gli estremi della decisione né allega il testo integrale del provvedimento.
Che cosa comporta la deindicizzazione
Il diritto all’oblio non comporta in automatico la cancellazione della pagina dal sito che l’ha pubblicata. La deindicizzazione riguarda la rimozione di un link dai risultati mostrati dal motore di ricerca in seguito a una ricerca basata sul nome di una persona. La Corte di giustizia dell’Unione europea ha chiarito che, in determinate circostanze, la richiesta può riguardare i risultati del motore di ricerca anche quando il contenuto resta online sul sito d’origine.
Algopolio riferisce che l’azione era stata avviata nel novembre 2025. I ricorrenti contestavano l’uso di risposte standardizzate e una valutazione non sufficientemente individualizzata delle richieste di rimozione e deindicizzazione. Secondo i legali, la decisione del Tribunale di Milano interviene sul funzionamento della procedura e sulla possibilità per gli utenti di presentare elementi a sostegno del proprio caso.



























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