Meta pubblica Muse Glimmer con pesi aperti e prepara una versione open-weight di Muse Spark 1.2. OpenAI amplia Daybreak con GPT-5.6-Cyber, mentre Nvidia coinvolge alcuni dei maggiori gruppi finanziari mondiali in un piano da oltre 500 miliardi di dollari per le infrastrutture AI.
Le principali notizie tecnologiche di oggi, 11 agosto 2026, confermano quanto l’intelligenza artificiale stia ormai influenzando non soltanto software e servizi online, ma anche semiconduttori, data center, sicurezza informatica, robotica e persino il costo dei dispositivi consumer.
Meta torna con decisione sulla distribuzione di modelli con pesi aperti, OpenAI rende disponibili strumenti cyber più permissivi a organizzazioni selezionate e Microsoft prepara una nuova generazione dei propri acceleratori Maia. La crescita dell’AI pesa però anche sulla disponibilità delle memorie: secondo TrendForce, il costo dei componenti dell’iPhone 18 Pro potrebbe aumentare del 38% rispetto alla precedente generazione.
Meta pubblica Muse Glimmer e prepara l’apertura di Muse Spark 1.2
Meta ha pubblicato i pesi di Muse Glimmer, un modello da circa 30 miliardi di parametri progettato soprattutto per attività agentiche eseguite direttamente sui dispositivi degli utenti.
Glimmer deriva da Muse Spark attraverso tecniche di distillazione e utilizza un’architettura densa. Può elaborare testo e immagini, utilizzare strumenti esterni, gestire attività composte da più passaggi e recuperare autonomamente da alcuni errori nell’esecuzione. La finestra di contesto supera i 131.000 token.
Uno degli aspetti più interessanti riguarda l’esecuzione locale. Meta distribuisce versioni quantizzate a circa 4 bit che riducono il modello linguistico a meno di 20 GB. L’azienda indica configurazioni con 24 o 32 GB di memoria come sufficienti per alcune modalità di utilizzo consumer. I pesi e gli altri componenti pubblicati da Meta utilizzano licenza Apache 2.0.
Mark Zuckerberg ha inoltre annunciato che Meta pubblicherà nelle prossime settimane i pesi di Muse Spark 1.2, il modello alla base del nuovo agente di programmazione Muse Code.
La scelta accompagna una nuova presa di posizione di Zuckerberg a favore di una diffusione ampia dei sistemi di intelligenza artificiale. In un lungo intervento pubblicato da Meta, il CEO sostiene che la futura “superintelligenza” non dovrebbe restare concentrata nelle mani di poche aziende o governi, ma essere disponibile anche agli individui attraverso strumenti gratuiti o accessibili economicamente. Si tratta della posizione strategica espressa da Meta, non di una previsione verificabile sullo sviluppo futuro dell’AI.
OpenAI presenta GPT-5.6-Cyber e divide Daybreak in due livelli
OpenAI ha ampliato Daybreak, il programma attraverso il quale concede a ricercatori e organizzazioni verificate un accesso più ampio alle capacità informatiche dei propri modelli.
La nuova struttura prevede due livelli. Daybreak Blue offre modelli general purpose come GPT-5.6 Sol per analisi delle vulnerabilità, secure code review, incident response, malware analysis, detection engineering e verifica delle patch.
Daybreak Red concede invece, previa ulteriore approvazione, l’accesso a modelli progettati in modo specifico per attività di cybersecurity. Il primo è GPT-5.6-Cyber, che OpenAI definisce il proprio modello più avanzato per ricerca autorizzata sulle vulnerabilità e test di sicurezza. Può essere utilizzato anche per riprodurre vulnerabilità, verificare exploit, effettuare penetration test e analizzare sistemi complessi.
La distinzione è importante perché GPT-5.6-Cyber dispone di restrizioni differenti rispetto ai normali modelli disponibili al pubblico. OpenAI limita quindi l’accesso a soggetti verificati e ad attività autorizzate.
La società afferma di aver già utilizzato il modello in attività reali di vulnerability research, comprese ricerche che avrebbero individuato vulnerabilità sconosciute in software open source. Le prestazioni e i risultati specifici restano, in questa fase, dichiarazioni di OpenAI.
Nvidia e Wall Street preparano oltre 500 miliardi per l’AI
Nvidia ha stretto accordi con Apollo, BlackRock, Blackstone, Brookfield, Goldman Sachs e KKR per creare piattaforme finanziarie dedicate alle infrastrutture di calcolo AI.
L’obiettivo dichiarato è mobilitare oltre 500 miliardi di dollari di capitale di terze parti nel corso del tempo. Le risorse saranno destinate a data center, infrastrutture Nvidia e sistemi di calcolo utilizzati da aziende cloud, imprese e laboratori che sviluppano modelli AI.
Non si tratta quindi di un investimento da 500 miliardi effettuato direttamente da Nvidia. Le società coinvolte intendono creare fondi e strumenti finanziari attraverso i quali gli investitori potranno finanziare progetti basati su infrastrutture Nvidia.
L’operazione rappresenta un passaggio significativo per il settore: GPU e capacità di calcolo vengono trattate sempre più come infrastrutture dalle quali ricavare flussi di ricavi di lungo periodo, in modo simile a quanto avviene con immobili, reti energetiche e altre grandi opere.
L’iPhone 18 Pro potrebbe costare ad Apple il 38% in più
La crisi delle memorie legata alla domanda dei data center AI potrebbe avere conseguenze dirette anche sul prossimo iPhone 18 Pro.
TrendForce stima che il costo della distinta base del modello da 256 GB possa risultare circa il 38% superiore rispetto all’iPhone 17 Pro.
La memoria rappresentava circa il 10% della distinta base di un iPhone Pro un anno fa. Secondo le stime, nel terzo trimestre del 2026 la percentuale potrebbe raggiungere circa il 34%, con un ulteriore aumento previsto nel 2027.
Questo non significa che il prezzo dell’iPhone 18 Pro aumenterà del 38%. La distinta base rappresenta soltanto il costo stimato dei componenti e non comprende ricerca, sviluppo, software, marketing, distribuzione e margini commerciali.
Apple potrebbe quindi assorbire una parte dell’aumento attraverso una riduzione dei margini oppure intervenire sui prezzi finali. TrendForce considera comunque difficile evitare completamente l’impatto dell’aumento dei costi delle memorie.
Microsoft prepara Maia 300 per ridurre la dipendenza da Nvidia
Microsoft potrebbe presentare già a settembre Maia 300, la prossima generazione del proprio acceleratore dedicato all’intelligenza artificiale.
Secondo quanto riportato da The Information e confermato da Reuters, Microsoft tratta con TSMC per assicurarsi capacità produttiva sufficiente a realizzare oltre 300.000 chip nel 2027.
Maia rappresenta il tentativo di Microsoft di sviluppare una maggiore autonomia nell’hardware utilizzato dai propri data center e dai servizi Azure. Google utilizza da anni le proprie TPU, mentre Amazon ha sviluppato Trainium e Inferentia.
Microsoft continuerà comunque a utilizzare grandi quantità di GPU Nvidia. I processori Maia possono però consentire alla società di ottimizzare alcune attività interne e contenere i costi di inferenza.
La data di settembre e il volume superiore a 300.000 unità derivano da fonti citate dalla stampa e non da un annuncio ufficiale di Microsoft.
Le telecamere dei droni della Royal Navy comunicavano con un server in Cina
Il ministero della Difesa britannico ha eliminato la connettività Internet dalle telecamere installate su alcuni K3 Scout, imbarcazioni autonome utilizzate dalla Royal Navy, dopo la scoperta di comunicazioni verso un indirizzo IP cinese.
Un controllo di sicurezza ha rilevato che le telecamere trasmettevano cosiddetti heartbeat, brevi messaggi attraverso i quali un dispositivo comunica a un server di essere connesso e operativo.
Il ministero della Difesa afferma di non aver trovato prove che informazioni operative o dati sensibili siano stati trasmessi in Cina. Le telecamere provenivano da un fornitore terzo scelto dal produttore britannico Kraken Technology.
Il caso evidenzia un problema più ampio relativo alla supply chain militare. Anche piattaforme progettate e assemblate in Occidente possono contenere videocamere, motori, batterie, antenne o altri componenti prodotti da società estere.
La Cina produce oltre il 97% dei robot umanoidi spediti nel mondo
I produttori cinesi avrebbero rappresentato oltre il 97% delle consegne mondiali di robot umanoidi nel primo semestre del 2026, secondo i dati di Smart Analytics citati da Bloomberg.
Nel periodo sono state consegnate circa 19.100 unità, contro circa 5.100 nella prima metà del 2025.
Il dato riguarda un mercato ancora relativamente piccolo e deve quindi essere letto con cautela. Mostra però il vantaggio raggiunto dalla Cina nella fase iniziale della commercializzazione degli umanoidi.
Già nel 2025 la Cina rappresentava circa il 90% delle spedizioni mondiali, secondo i dati di Omdia citati da Reuters.
Il vantaggio deriva anche da una catena produttiva interna che comprende motori, batterie, sensori, elettronica e componenti meccanici. Le aziende statunitensi conservano una forte presenza nella ricerca AI e nei modelli destinati alla robotica, ma dispongono di volumi produttivi inferiori.
YouTube raddoppia la soglia per iniziare a guadagnare
YouTube ha annunciato nuove condizioni per l’accesso completo al YouTube Partner Program da parte dei nuovi creator.
Dal 1° febbraio 2027 saranno necessarie almeno 8.000 ore di visualizzazione valide negli ultimi 365 giorni, contro le attuali 4.000, oppure 20 milioni di visualizzazioni qualificate degli Shorts negli ultimi 90 giorni, contro i precedenti 10 milioni.
La soglia dei 1.000 iscritti resta invariata per il programma completo. Non cambiano neppure i requisiti più bassi previsti per alcune funzioni di fan funding e shopping.
La modifica interessa soprattutto chi non è ancora entrato nel programma. YouTube prevede inoltre nuovi requisiti minimi di attività per gli account già monetizzati.
Per i creator emergenti la conseguenza è evidente: ottenere l’accesso alla pubblicità richiederà il doppio delle ore di visione o delle visualizzazioni Shorts rispetto a oggi.
Claude non risolve l’ipotesi di Riemann, ma migliora un risultato fermo da anni
Anthropic ha pubblicato i risultati di un esperimento nel quale una versione non ancora distribuita di Claude ha lavorato su problemi collegati alla funzione zeta di Riemann.
Il modello non ha risolto l’ipotesi di Riemann, uno dei problemi matematici più importanti ancora aperti. Ha però contribuito a migliorare un limite relativo alla percentuale di zeri della funzione zeta che rispettano l’ipotesi.
Secondo Anthropic, il valore passa dal precedente 41,6% al 67,2%. Il lavoro deriva da una sessione nella quale Claude poteva eseguire codice, leggere file e affidare sotto-problemi ad altre istanze del modello.
Il risultato non equivale a una dimostrazione dell’ipotesi di Riemann e non risolve il problema centrale. Rappresenta però un ulteriore esempio dell’impiego dei modelli più avanzati come strumenti di ricerca matematica.
Anthropic ha inoltre deciso di rendere permanente il prezzo promozionale di Claude Sonnet 5, pari a 2 dollari per milione di token in input e 10 dollari in output. L’aumento a 3 e 15 dollari previsto per settembre è stato cancellato.
Aptoide entra nel Google Play Store negli Stati Uniti
Per la prima volta un negozio di applicazioni concorrente può essere scaricato direttamente dal Google Play Store statunitense.
Aptoide ha pubblicato il proprio store dedicato ai videogiochi all’interno di Google Play, una possibilità nata dalle modifiche imposte dopo il lungo contenzioso antitrust tra Google ed Epic Games.
Gli utenti Android potevano già installare store alternativi attraverso il sideloading. La differenza consiste nella possibilità di trovare e scaricare direttamente un concorrente di Google Play dallo stesso negozio di Google.
Il precedente potrebbe aprire la strada anche ad altri marketplace. Epic Games Store, Amazon Appstore, Samsung Galaxy Store e Microsoft potrebbero sfruttare in futuro regole analoghe negli Stati Uniti.
Google ha inoltre aggiunto Venmo tra i metodi di pagamento disponibili sul Play Store statunitense per applicazioni, giochi, acquisti in-app e abbonamenti.
Migliaia di cause contro Meta, Google, TikTok e Snap possono proseguire
Una corte d’appello federale statunitense ha permesso la prosecuzione di migliaia di cause che accusano Meta, Google, TikTok e Snap di aver progettato piattaforme capaci di favorire comportamenti compulsivi tra bambini e adolescenti.
Il Ninth Circuit ha respinto il tentativo delle aziende di ottenere in questa fase una protezione basata sulla Section 230, la norma statunitense che limita la responsabilità delle piattaforme per i contenuti pubblicati dagli utenti.
La corte non ha stabilito che le società siano responsabili dei danni contestati. Ha invece deciso che il ricorso sulla Section 230 arriva troppo presto e che i procedimenti possono quindi continuare.
Le cause non riguardano soltanto i contenuti presenti sulle piattaforme, ma anche caratteristiche progettuali come notifiche, sistemi di raccomandazione, scorrimento continuo e altri meccanismi che i ricorrenti considerano capaci di aumentare il tempo trascorso sui social network.























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